Ho letto l'intervento appassionato di Rank Xerox, netter che conosco da un pezzo, da quando non esisteva internet, mica
lazio.net, un ragazzo che come me amava i Clash e i Rolling Stones e ora si ritrova a battagliare a colpi di tastiera con amici laziali. Il suo intervento si chiude con la rivendicazione di un amore sconfinato per la Lazio dove il presidente occupa il giusto, una parte minima. A leggere il post sembrerebbe che per Lotto sia stato colto dalla sindrome di Stoccolma, ma voglio credergli.
Nel suo intervento sottolinea come lotto abbia ha difeso e garantito la sopravvivenza e la riqualificazione del bene pubblico che più pubblico non si può con discreti risultati e fin qui dice li giusto ma poi aggiunge che ultimamente i risultati sono anche buoni. Anche qui dice il giusto, ma si ricorda che questi ottimi recenti risultati sono stati già raggiunti nel passato della presidenza lotitiana, niente di inedito: coppe Italia e partecipazioni in Champions si sono registrate già nel 2009 e nel 2007.
Poi insiste in vari punti sulla gestione sana e sul fatto che sia stata una politica capace di arrivare a "un passo dal sogno", con la possibilità di fare l'ultimo step per arrivare davvero in alto. Anche questo niente di inedito durante la presidenza lotitiana, niente che si sia già verificato. Eppure questo step non è stato né fatto né tanto meno compiuto. Sta qui il rapporto irrisolto con la tifoseria e la mancanza di una scintilla di complicità, se non di condivisione, che non è scattata né scatterà mai finché questa presidenza non si deciderà una volta per tutte cosa fare da grande.
Insomma, della sana e corretta gestione tutti gliene danno tutti atto, compresi i suoi detrattori, ma la critica rimane: sei arrivato lì e lì sei rimasto. E non si tratta di mediocrità ma di un disegno, già chiaro da più di un lustro, che rimane tale e che alla lunga stanca. Il sogno non è la gestine del quotidiano ma anche la ricerca del modo di gettare il cuore oltre l'ostacolo. Lo sport, come la vita ha bisogno di questa benzina, direi di questa droga.
Sulla Lazio mai così forte, intrigante e inclusiva, dai tempi Di Caniotti, ricordo che anche la Lazio renana di Klose e Hernanes aveva colpi di primato assoluto, tanto è vero che stazionò nei piani alti dlela classifica per anni e che sfioò la qualificazione Champions per due volte consecutive. Dunque niente di nuovo.
Insomma, non vedo campagne all'orizzonte che lo spingano ad andare via, subito, perché gli manca l'ambizione di portarci in Champions o lottare per lo scudo, ma la domanda nasce spontanea dopo 11 anni: presidè, che volemo fa da grandi?
La fiducia anche quest'anno c'è, ma non è così sconfinata, perché tradita questa estate sappiamo tutti come, anche se non mancano quelli estasiati per l'acquisto di alcuni buoni prospetti di 20 anni. La pazienza di aspettare ce l'abbiamo tutti, che i laziali sanno bene cosa vuol dire andare avanti a pane e cipolla, ma la sensazione si stare parecchio vicini a che ciò accada senza che questo mai accade, alla fine - questo sì - fa rodere il fegato e anche parti meno nobili del tifoso laziale.
In tutto questo, con tutte le polemiche che ci dividono, mi piace ricordare che alla fine arriva puntuale questo miracolo