Il campionato italiano di calcio è un insieme di tornei nazionali e regionali istituiti dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). I campionati sono suddivisi e organizzati in 9 livelli, i primi 3 sono inquadrati nell'area del professionismo, mentre i restanti 6 sono a carattere dilettantistico. La Lega Nazionale Professionisti Serie A organizza e dirige il maggiore campionato, la Serie A, mentre la Lega Nazionale Professionisti B organizza e dirige la Serie B. La Lega Italiana Calcio Professionistico sovrintende allo svolgimento del campionato di Serie C, il terzo ed ultimo livello professionistico. L'organico complessivo delle tre leghe superiori consta di un totale di 100 società, rendendo il settore professionistico italiano il più numeroso del mondo. I diversi campionati a carattere dilettantistico sono organizzati dalla Lega Nazionale Dilettanti, il cui campionato più importante, la Serie D, ultima a livello nazionale, rappresenta il quarto livello del calcio italiano e la porta di entrata verso il professionismo.
(WIKI)
Lotito fondò con Mezzaroma il Salerno Calcio e lo iscrissero in serie D, ossia nel campionato nazionale dilettanti.
Lo potevano fare.
Poi, comprarono dal fallimento della Salernitana Calcio i "diritti immateriali" sportivi e così dotarono la loro squadra del titolo sportivo.
E lo potevano fare.
Quindi, cominciò la scalata e vinse i campionati, accedendo alla Lega Professonisti.
E qui che nasce la criticità: i proprietari della Salernitana potevano e dovevano provare a vincere le competizioni sportive ma, in quel momento, si sarebbe dovuto creare un tavolo di lavoro per risolvere il problema, con lungimiranza e correttezza.
Ciò non avvenne, ma non decise Lotito da solo bensì gli organismi di cui Lotito e la Salernitana erano una parte/componente.
Quindi, per prendere posizione su quello che dice Fat, io non riesco a dare la "colpa" a Lotito. La "colpa" è di
altri i, dei presidenti di club che hanno votato le deroghe (lui non credo le abbia potute votare, per incompabilità .....

) e soprattutto dei Dirigenti preposti, che
non hanno orientato le attività delle Federazioni nella direzione più illuminata e corretta.
A mio parere, dopo che
per anni e anni si è stabilizzata una situazione di un certo tipo, Lotito e Mezzaroma hanno maturato un
legittimo affidamento rafforzato, se non un vero e proprio
diritto, a non subire, adesso e per effetto di
sopravvenute posizioni ostative delle autorità di controllo, un danno rilevante.
Su questo io sono distante dalle - per il resto assolutamente fondate - critiche di FD.
Quindi, sono dell'opinione che occorra "stringere" senza la minima indecisione i freni sulla definitività del passaggio di quote ai due trustee, vincolando in modo rigido la fase della successiva e irreversibile cessione sul mercato. Il tema di "a quanto è giusto che venda Lotito" mi pare inquini il ragionamento. Lotito e Mezzaromo hanno diritto a vendere le loro quote di partecipazione nei modi e nei tempi comunemente praticati nel mercato di riferimento. Il che significa che possono anche cominciare a chiedere 150 milioni; ma tanto, decorsi 30 gg e con 0 manifestazioni di interesse, l'advisor toglierà il 20%; dopo altri 30 giorni un altro 20%. Dal terzo mese in poi, si avvieranno i negoziati e prima della fine dell'anno si chiuderà la storia.
Su tutto il resto, francamente trovo tardive e non proporziali le posizioni che sta assumendo Gravina.
Gravina ha tutto il diritto di affermare - come fa - che lui non c'era quando si è creata la situazione originaria; ma io gli ricordo che c'era eccome, ed era un amicone di Lotito, quando la Salernitana sfiorò l'accesso ai play off nel 2018 (e quindi il problema dove porselo già all'epoca).
Ieri sono stato a Salerno (sempre più pulita, ordinata e funzionante). Ho visto moltissimi festoni, striscioni, decorazioni per festeggiare la conquista della serie A. Ma ho visto in giro molti tifosi che smontavano e pulivano con visi molto depressi e, in generale, ho potuto verificare con mano quanto siano mortificati i Salernitani tutti per questa storia.
Lotito, al solito, esagera. Ma Gravina mostra ancora una volta i suoi limiti individuali e la sua incapacità a governare interessi collettivi. Lui è rimasto un uomo di parte, non è mai diventato un uomo delle istituzioni. E il suo delirio di rancore personale verso l'ex amico lo porta a non accorgersi che è in bilico su quella linea sottile che divide "giustizia" da "abuso".