Regà bòni.
Forse l'ho detto pagine fa, ma mi ripeto volentieri: semplicemente, quando di mestiere fai il calciatore professionista, vai ad appartenere ad una categoria di esseri umani diversi, da noi tifosi comuni mortali. Per cui sì, magari ci sarà il ricordo del tifo di quando eri piccolo, ma... dall'altro lato c'è la sensazione di far parte o di aver fatto parte lungamente di una squadra. Probabilmente, come calciatori professionisti, dopo 10 anni (ben pagati) di vita in rossonero, con scudetti, champions league eccetera eccetera, chiunque di noi (noi, lazionetter, Dusk, est, maumarta, chiunque) si sentirebbe leggermente più legato ai propri ex compagni che non alle altre squadre.
Insomma, secondo me l'errore è alla base: in uno stadio il 99% dei presenti fa il tifoso, l'1% fa il calciatore. Sono due categorie diverse. L'errore, appunto, è confondere le due cose. Pure il pupone "urtimo emblema der carcio moterno carciatore tifoso dell'ascuatra da lui tifata" sta da 20 anni lì a tricoria perché lo pagano una cifra da svenimento.
Inutile confondere due cose simili, ma totalmente divergenti nella sostanza.