Citazione di: Kredskin il 21 Feb 2016, 01:17
Ma Ranx, buon per te, io sono d'accordo e mi felicito della tua autotutela.
Mesi fa, se non anni (non ricordo), ti scritti che ammiravo la tua capacità di non sbroccare dopo le sconfitte e metto questa cosa nello stesso "calderone".
Secondo me sei semplicemente un tifoso, una persona diversa.
Il problema, però, sta nella tua pretesa che gli altri facciano la stessa cosa (e non dire di no dai, ci sono tanti post polemici in tal senso). Ma non perché tu non abbia ragione, perché la hai, se fossero tutti come te ci sarebbe lo stadio pieno sempre, la Lazio ne trarrebbe vantaggio.
Ma perché è una pretesa assurda, il mondo si è capovolto negli ultimi 10 anni, la comunicazione è cambiata ed ormai contano solo ed esclusivamente i soldi nel calcio.
Il fatto che oggi si parli più di bilanci che di gol o lanci illuminanti la dice lunga, ormai il fascino dell'aggregazione, il fascino del rituale, il fascino della partecipazione sono svaniti quasi per tutti.
Per questo dico che tocca fassene una ragione, perché penso che il processo sia irreversibile e questa lotta muro contro muro serve solo ad allontanare le parti.
E anche su questo concordo.
Con il solo particolare che non pretendo che gli altri intendano il tifo come lo intendo io.
Per me è così e quindi spiego com'è, gli altri poi fanno come gli pare.
Per farti capire: io sono stato sempre in Nord dai tempi degli Eagles. Da un certo punto in poi, con l'avvento degli irriducibili, del nuovo modo di essere gruppo ultras e della loro nuova deriva politicizzata che non mi piaceva, mi sono spostato di settore.
Oltretutto, andando avanti, spesso ho visto che partivano le spedizioni punitive contro i fratelli Laziali che in qualche maniera manifestavano dissenso. Pessimo e deprimente dal mio punto di vista.
La cultura del pensiero unico della massa insomma.
Alla fine ho cambiato curva.
Quindi, senza pretendere che cambiassero loro una politica che inevitabilmente li avrebbe portati al ridimensionamento, mi sono spostato io.
Ho continuato a godermi la mia passione in tranquillità in mezzo a gente che più o meno viene allo stadio a tifare la Lazio. Gli irriducibili come gruppo invece, sono arrivati alla prevedibile autodistruzione loro e del rapporto con la loro passione dal momento che stanno sempre a contestare e a scioperare. Ora addirittura neanche entrano più.
E per il fenomeno calcio italiano in generale è lo stesso. La nostra incapacità di dare alla competitività valori semplicemente sportivi e non esclusivi, da noi in Italia, ha creato e crea fenomeni pessimi, tipo la droga dei bilanci fasulli e delle plusvalenze, le spirali dei debiti, i fallimenti delle società professionistiche, il condizionamento del potere di gestione del calcio e degli arbitri, la faziosità della stampa e degli organi di comunicazione, gli scandali con la compravendita delle partite.
È un modo di intendere il fenomeno calcio malato e quindi autodistruttivo.
Relegarlo solo ai diritti televisivi e ridurre il tifoso attivo ad abbonato televisivo, alla lunga, ne minerà definitivamente le fondamenta e lo affossera' del tutto.
A me non piace, voglio che il cordone ombelicale che mi lega al tutto (stadio, Lazio, tifo) rimanga quello che ho sempre avuto.
Mi sposto e lascio passare il "progresso" e le nuove norme di interpretazione del fenomeno. Il calcio moderno.
Quello che vedo però è un mare di gente frustrata ed insoddisfatta che non trova più le ragioni profonde dell'identificazione con la sua passione la progressiva e reale trasformazione degli appassionati da tifosi a clienti.
Anzi, sdesso è diventata una rivendicazione. Sono cliente e quindi pretendo il prodotto che desidero. Senza commenti se applicato al tifo per una squadra e ad una fede (calcistica ovviamente).
Io il fenomeno non posso fermarlo, ne indirizzarlo, al massimo posso solo buttare li qualche piccolo semino.
Una cosa è certa.
Messa come la metto, non ho problemi ed ancora mi diverto e il mio sentimento verso la Lazio e' sempre lo stesso al di la dei risultati.
Non posso che prendere atto che per parecchi è diventata una sofferenza, una frustrazione ed un problema di identificazione.
Sinceramente, mi pare troppo.