i Laziali, la Lazio e la sindrome di Re Salomone

Aperto da FatDanny, 11 Mar 2014, 08:44

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GiPoda

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Citazione di: FatDanny il 12 Mar 2014, 09:46
peccato non essere stato nelle possibilità di intervenire in queste ultime pagine, che hanno offerto diverti spunti interessanti in più direzioni.

Quindi non posso che riprenderla in termini più generali, citando qui e lì.


Vedete, il problema della contestazione oggi parte proprio da un salto qualitativo, poco analizzato anche da chi lo sostiene: in termini di massa i Laziali non risultano più divisi.
Chiaramente chi non è d'accordo c'è, ma non ha una dimensione collettiva.
Mentre prima lo schieramento era molto più equilibrato e questo consegnava la contestazione ad una dimensione di parte, oggi la rappresentazione del Laziale può essere quasi sovrapponibile a quella del contestatore di Lotito.

E' un fatto, stateci.
E in parte questo era il senso della prima parte del mio post: chi non è d'accordo riconosca la realtà per il bene della Lazio.
Anche cercare di rappresentare una spaccatura che non c'è sarebbe l'apertura di un fronte inutile.
Certo che ci sono quelli contrari.
Ci sono sempre quelli contrari (ho fatto l'esempio in altro topic, ci sono studenti contrari anche nei movimenti studenteschi più importanti della nostra storia).
Il punto è che però o quelli contrari hanno una dimensione di massa, oppure la loro rappresentazione artificiosa è unicamente un modo per relativizzare la rappresentazione che invece si dà in una dimensione di massa e concreta (il movimento studentesco o, nel nostro caso, la contestazione).


Qual'era l'altra parte del discorso?
Proprio perché non c'è questa divisione, proprio perché oggi la rappresentazione del Laziale è in mano a questa dimensione unita, ci deve essere il senso di responsabilità in come si conduce.
Parafrasando la frase di prima, chi è d'accordo riconosca il peso delle sue azioni per il bene della Lazio.
Perché non è come prima.
Proprio perché oggi rappresenti in larga parte i Laziali, se dici di non venire allo Stadio, questo è vuoto per davvero.
Insomma il danno lo puoi fare sul serio e questo dovrebbe portare con sé una cautela moltiplicata.
Per dirla in parole povere: se sono il PCL posso dire che voglio fare la rivoluzione co tre cazzate perché tanto quello che produco è irrilevante lo stesso; se invece sono il partito bolscevico nel 1917 no, perché poi quelle tre cazzate avranno effetti devastanti.


Per questo parlo di un passo indietro.
Per questo, caro delioforever, non mi accorgo oggi dei potenziali danni, ma oggi, dinanzi al dato di fatto che è proprio come dicevo (non sono i soliti, questo è un fenomeno nuovo e generalizzato), faccio io per primo il passo indietro che chiedo a tutti.
A chi non contesta nel riconoscere la realtà attuale e il sentore di un'intera tifoseria, a chi contesta nel capire che non può accontentarsi della prima idiozia che gli viene in mente.
Perché oggi quella prima idiozia può fare molto male.

Ed io da non contestatore ci sto.
Ne prendo atto.
E sono d'accordo con te sull'analisi.
Occorre molta cautela in questi frangenti, non solo per fermare la macchina che così sta andando beatamente ad infrociare contro un muro ma anche, e sarebbe fantastico, a cercare di ricreare  in noi l'entusiasmo sopito o ammorbato da un decennio di contestazione sostanzialemente continuo.
Qualcuno ha fatto giustamente un paragone su quanto è importante l'aiuto esterno per uscire ad esempio dall'alcolismo.
Noi questo aiuto "esterno" non lo avremo.
O meglio se l'esterno è Lotito, già sappiamo che sicuramente non lo avremo perchè, oggettivamente, non ha l'empatia necessaria.
Gli unici agenti "esterni" che potrebbero fare qualcosa, sono i media.
Il cambio di passo dovrebbero farlo loro.
Ma loro lo faranno solo se saremo noi a chiederglielo (perchè questi ci tengono ai clienti ed il Laziale scontento è il loro target da titillare quotidianamente con qualsivoglia motivo giusto o sbagliato che sia).
Quindi la mia domanda è: c'è voglia di chiedere ai media questo cambio di passo?
E per cambio di passo non si chiede di fare la propaganda contraria, ma almeno cominciare a stoppare le crtitche ad alzo zero.
Ripeto, non è possibile che un Mario Facco, allenatore di serie C, con tutto il rispetto, si permetta di dire "se ne deve anna'".
Che Felice Pulici, che adoro come persona, dica lo stesso senza che nessuno gli ricordi che quando era direttore generale della Lazio fummo retrocessi alla fine del girone d'andata.
E allora così non si puo' andare avanti.
Il Laziale da 10 annni  sta in mezzo all'autistico Lotito e a comunicatori che lo fanno contento dicendo quanto è incapace questa Società.
E scusate, ma io me sarei rotto le balle di tutti e due.
A Lotito con queste due manifestazioni gli è stato detto, a quando, lo stesso messaggio, lo daremo ai media?

fish_mark

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Citazione di: happyeagle il 12 Mar 2014, 11:19
Ancora?
Accecato dai tuoi file d'archivio può darsi che non ti sei accorto che c'è gente che la Lazio la vuole far sparire, sparire, capito?
Non cambiare, sparire.

Se devi parlare con questo tono, risparmiati pure la fatica.
Questa gente la conosco benissimo e non mi interessa. Sono quattro gatti: quattro di numero.
La Lazio sparirà quando termineranno i suoi tifosi. Sono ancora tanti, milioni.

happyeagle

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Citazione di: fish_mark il 12 Mar 2014, 11:23
Se devi parlare con questo tono, risparmiati pure la fatica.
Questa gente la conosco benissimo e non mi interessa. Sono quattro gatti: quattro di numero.
La Lazio sparirà quando termineranno i suoi tifosi. Sono ancora tanti, milioni.

C'è di mezzo la Lazio ed il tono si adegua alla situazione,
se dici che sono quattro gatti te ne sono sfuggiti almeno qualche centinaio di migliaia,
e l'annientamento dei tifosi della Lazio è quello che perseguono da decenni, adesso qualcuno sta facendo il lavoro sporco al loro posto, purtroppo capìta che si travisi con gli stessi colori che amo.

fish_mark

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Citazione di: happyeagle il 12 Mar 2014, 11:33
C'è di mezzo la Lazio ed il tono si adegua alla situazione,
se dici che sono quattro gatti te ne sono sfuggiti almeno qualche centinaio di migliaia,
e l'annientamento dei tifosi della Lazio è quello che perseguono da decenni, adesso qualcuno sta facendo il lavoro sporco al loro posto, purtroppo capìta che si travisi con gli stessi colori che amo.

Capisco la gravità della situazione, che comunque non è ancora seria.
Tu fai una grande squadra, di quelle che tira via la gente da casa e la catapulta allo stadio, che questi scappano come i gatti, appunto, che sono sempre quattro.
La sostanza del rapporto tra tifoseria e calcio sta sempre là. Non lo dico io: lo dice Ralphmalph.
Se poi mi parli del complotto demo-pluto-romanista, in atto dal 1927, bisogna dire che ha qualche difficoltà di pianificazione e di organizzazione, visto che sono 85 in anni che è in atto.

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stefy40

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Sto col cellulare e posso scrivere solo qualcosa di breve e semplice.

Il "problema Novaretti" non e` Novaretti in se',  che anzi, forse uno come dice Silvia si intenerisce, e fa il tifo per lui piu' che per un altro... e` che Lotito usa Novaretti per pijamme per culo (parlo sempre per me: IO mi ci sento preso, e non voglio presumere come si debbano senti' l'altri)
Che poi lo ripeto, dei risultati in assoluto a me (nei limiti) non me ne frega una beneamata ceppa; pero` devo sentire che in qualche modo il mio tfo e` rispettato, altrimenti (discorso-porga) si esaurisce

Poi e` vero pure che la salvezza, come dice Poda, nun so' i Facco, i Pulici, e tutto cio` che di acchittato alla contestazione vediamo intorno
Pero`, vojo di`, un minimo di apertura di crefito sull'avere pure noi un po' di discernimento "autonomo", anche in questo senso, fatecela..

Sliver

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FD ha fatto una fotografia della situazione attuale per immaginare, a bocce ferme, dopo i due eventi di contestazione, se esiste un terreno da attraversare verso un obiettivo comune. Mi sembra che sulle ragioni della contestazione, bene o male, c'è una certa sintonia; la lettura diversa è tra chi dice che questo modo di fare è inefficace, velleitario e rischia di distruggere la lazio e la lazialità, cose che vivono "in eterno" e sulle ali della Storia, aggiungo io; gli altri dicono che è l'unico modo per riaccendere passione e partecipazione. Altri ancora sottolineano che la scarsa partecipazione già c'era prima e che dipende, tagliando con l'accetta, dal culo pesante del laziale, la sua indolenza, il venir meno del rapporto empatico con "l'idea".

Secondo me c'è proprio una lettura diversa tra causa ed effetto, tra una concezione "originarista" del tifo e della passione e un'altra che lo misura per come si esprime e si incarna, per come concretamente lo viviamo. Io non sono diventato laziale perché eravamo "la prima squadra della capitale" o perché qualcuno mi ha raccontato la nascita in piazza della Libertà. No. Molto banalmente, in un bar di Centocelle, vicino casa di mia nonna, c'erano due fotografie appese dietro al bancone. Una di Giordano, l'altra di Pruzzo. Ho visto quella maglia celeste incarnata nei movimenti e nell'eleganza di uno dei più grandi attaccanti del secolo scorso e mi sono innamorato.

A questo si sono aggiunti i racconti di mio padre che da bambino, appena arrivato a Roma da un campo profughi del nord Italia (lui era di Minturno, Latina), scelse prima il Napoli e poi la Lazio perché non ha mai sopportato le maggioranze rumorose, non perché non desiderasse diventare maggioranza (era comunista, voleva trasformare il mondo) e, per farlo, credeva che bisognava andare anche contro la cattiva coscienza delle "masse". Una vocazione a "stare contro" come scelta di libertà, di critica, di non buttare all'ammasso il cervello anche nel calcio come nella vita.

Questa "vocazione" alla lazialità come sana distinzione, come ben sappiamo, ha sempre avuto la sua faccia oscura, che nel tempo l'ha fatta coincidere con uno spirito identitario chiuso, gretto, imperiale e fascista, che si è sviluppato dall'alto (pensate alla presidenza di Brivio, "l'ultima raffica di Salò") e dal basso (molti giocatori e molti tifosi). Questo immaginario "complicato" si è diffuso parecchio negli ultimi venti anni. In mezzo, ci siamo noi, il nostro attaccamento, lo stadio, gli amici, un'identità multipla, la proiezione di questa idea nei giocatori e nella società. Una scelta di vita che porterò con orgoglio e amore nella tomba, ma la sua espressione cambia come cambia la vita. Alzi la mano chi dopo "quel" Lazio-Livorno non ha sentito intaccato il suo essere laziale.

Dal mio punto di vista personale, la lazialità è stato un campo ideale e materiale di battaglia, con la "mia" idea di Lazio che difendevo in cortile, contro i romanisti, in curva nord, a scuola, che hanno forgiato uno spirito combattivo e critico tipico di chi ha scelto una storia diversa dal "non si discute, si ama". La lazialità come continuo esercizio di presa di parola, di battaglia, per spiegare, comunicare, rettificare, costruire immaginari, combatterne altri che ci volevano appioppare o che, tragicamente, ci appioppavamo da soli.

Per questa ragione, io laziale (più di un romanista abituato a una mistificazione perenne) sento come una ferita aperta una cattiva rappresentazione della mia passione, la presa per il culo sulla gestione tecnica, il depotenziamento, il disprezzo sportivo che il presidente dimostra quando, nel momento del decollo, ti dice senza peli sulla lingua: devi stare bono e zitto, qui, non ti faccio volare.

Per queste ragioni sembriamo dei pazzi scatenati che si leggono i bilanci e proproniamo discussioni così lunghe, pesanti, ma anche così colte e appassionate. Perché siamo malati della Lazio e non vogliamo che ci si spegne la passione, già messa a dura prova da un giocattolo penoso, da stadi blindati e schifosi, da biglietti nominativi, dalla polizia a ogni angolo, dai cori razzisti e da un mondo ultras che gira su se stesso. Per decenni sono stato abbonato in Nord e in Maestrelli, poi sono diventato tifoso occasionale per le partite "peggiori" da vedere (derby) e dintorni, dove però sentivo la necessità di non disertare la trincea.

Già mi sorbisco la mafia della Figc, la sacra corona unita di Unicredit e difettosi, il calcioscommesse in ogni campionato, "giallorosso ebreo" in curva: se devo pure arrendermi alla gestione Lotito, alla mortificazione di una "utopia" (la crescita sportiva, l'Europa che conta, una società calcistica che si apre ai tifosi), ritiro fuori la cassetta di Lazio-Milan 2-2 (D'Amico al 92esimo) e accanno tutto.

Caro Gesulio e tutti, non lo so se ho risposto o se sono stato in tema. Dico solo che oggi, per me, contestare Lotito e tifare la Lazio è l'unico modo per non morire come tifosi. Capiamo se riusciamo a tirarci fuori qualcosa di buono per tutti.

fish_mark

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Citazione di: Sliver il 12 Mar 2014, 12:08
Già mi sorbisco la mafia della Figc, la sacra corona unita di Unicredit e difettosi, il calcioscommesse in ogni campionato, "giallorosso ebreo" in curva: se devo pure arrendermi alla gestione Lotito, alla mortificazione di una "utopia" (la crescita sportiva, l'Europa che conta, una società calcistica che si apre ai tifosi), ritiro fuori la cassetta di Lazio-Milan 2-2 (D'Amico al 92esimo) e accanno tutto.

Caro Gesulio e tutti, non lo so se ho risposto o se sono stato in tema. Dico solo che oggi, per me, contestare Lotito e tifare la Lazio è l'unico modo per non morire come tifosi. Capiamo se riusciamo a tirarci fuori qualcosa di buono per tutti.


Io c'ero e anche tu e anche molti altri qui dentro. eravamo in serie B, disperati, mentre dellà andavano a vincere uno scudo. Eppure eravamo 70 mila, senza contestazione, ma con una sfida da affrontare e senza pensare a un presidente, ch c'era, ma era silente anche se non assente.


AquilaLidense

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Citazione di: Sliver il 12 Mar 2014, 12:08
FD ha fatto una fotografia della situazione attuale per immaginare, a bocce ferme, dopo i due eventi di contestazione, se esiste un terreno da attraversare verso un obiettivo comune. Mi sembra che sulle ragioni della contestazione, bene o male, c'è una certa sintonia; la lettura diversa è tra chi dice che questo modo di fare è inefficace, velleitario e rischia di distruggere la lazio e la lazialità, cose che vivono "in eterno" e sulle ali della Storia, aggiungo io; gli altri dicono che è l'unico modo per riaccendere passione e partecipazione. Altri ancora sottolineano che la scarsa partecipazione già c'era prima e che dipende, tagliando con l'accetta, dal culo pesante del laziale, la sua indolenza, il venir meno del rapporto empatico con "l'idea".

Secondo me c'è proprio una lettura diversa tra causa ed effetto, tra una concezione "originarista" del tifo e della passione e un'altra che lo misura per come si esprime e si incarna, per come concretamente lo viviamo. Io non sono diventato laziale perché eravamo "la prima squadra della capitale" o perché qualcuno mi ha raccontato la nascita in piazza della Libertà. No. Molto banalmente, in un bar di Centocelle, vicino casa di mia nonna, c'erano due fotografie appese dietro al bancone. Una di Giordano, l'altra di Pruzzo. Ho visto quella maglia celeste incarnata nei movimenti e nell'eleganza di uno dei più grandi attaccanti del secolo scorso e mi sono innamorato.

A questo si sono aggiunti i racconti di mio padre che da bambino, appena arrivato a Roma da un campo profughi del nord Italia (lui era di Minturno, Latina), scelse prima il Napoli e poi la Lazio perché non ha mai sopportato le maggioranze rumorose, non perché non desiderasse diventare maggioranza (era comunista, voleva trasformare il mondo) e, per farlo, credeva che bisognava andare anche contro la cattiva coscienza delle "masse". Una vocazione a "stare contro" come scelta di libertà, di critica, di non buttare all'ammasso il cervello anche nel calcio come nella vita.

Questa "vocazione" alla lazialità come sana distinzione, come ben sappiamo, ha sempre avuto la sua faccia oscura, che nel tempo l'ha fatta coincidere con uno spirito identitario chiuso, gretto, imperiale e fascista, che si è sviluppato dall'alto (pensate alla presidenza di Brivio, "l'ultima raffica di Salò") e dal basso (molti giocatori e molti tifosi). Questo immaginario "complicato" si è diffuso parecchio negli ultimi venti anni. In mezzo, ci siamo noi, il nostro attaccamento, lo stadio, gli amici, un'identità multipla, la proiezione di questa idea nei giocatori e nella società. Una scelta di vita che porterò con orgoglio e amore nella tomba, ma la sua espressione cambia come cambia la vita. Alzi la mano chi dopo "quel" Lazio-Livorno non ha sentito intaccato il suo essere laziale.

Dal mio punto di vista personale, la lazialità è stato un campo ideale e materiale di battaglia, con la "mia" idea di Lazio che difendevo in cortile, contro i romanisti, in curva nord, a scuola, che hanno forgiato uno spirito combattivo e critico tipico di chi ha scelto una storia diversa dal "non si discute, si ama". La lazialità come continuo esercizio di presa di parola, di battaglia, per spiegare, comunicare, rettificare, costruire immaginari, combatterne altri che ci volevano appioppare o che, tragicamente, ci appioppavamo da soli.

Per questa ragione, io laziale (più di un romanista abituato a una mistificazione perenne) sento come una ferita aperta una cattiva rappresentazione della mia passione, la presa per il culo sulla gestione tecnica, il depotenziamento, il disprezzo sportivo che il presidente dimostra quando, nel momento del decollo, ti dice senza peli sulla lingua: devi stare bono e zitto, qui, non ti faccio volare.

Per queste ragioni sembriamo dei pazzi scatenati che si leggono i bilanci e proproniamo discussioni così lunghe, pesanti, ma anche così colte e appassionate. Perché siamo malati della Lazio e non vogliamo che ci si spegne la passione, già messa a dura prova da un giocattolo penoso, da stadi blindati e schifosi, da biglietti nominativi, dalla polizia a ogni angolo, dai cori razzisti e da un mondo ultras che gira su se stesso. Per decenni sono stato abbonato in Nord e in Maestrelli, poi sono diventato tifoso occasionale per le partite "peggiori" da vedere (derby) e dintorni, dove però sentivo la necessità di non disertare la trincea.

Già mi sorbisco la mafia della Figc, la sacra corona unita di Unicredit e difettosi, il calcioscommesse in ogni campionato, "giallorosso ebreo" in curva: se devo pure arrendermi alla gestione Lotito, alla mortificazione di una "utopia" (la crescita sportiva, l'Europa che conta, una società calcistica che si apre ai tifosi), ritiro fuori la cassetta di Lazio-Milan 2-2 (D'Amico al 92esimo) e accanno tutto.

Caro Gesulio e tutti, non lo so se ho risposto o se sono stato in tema. Dico solo che oggi, per me, contestare Lotito e tifare la Lazio è l'unico modo per non morire come tifosi. Capiamo se riusciamo a tirarci fuori qualcosa di buono per tutti.

aho, ma chi te ce ha mandato? ma dove stavi nascosto?

complimenti davvero!



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Kalle

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Occhio Sliver che però una volta 'accettata' una contestazione così feroce poi, dopo, se ne dovranno accettare anche quando non ci piacciono.

Perchè un dopo potrebbe esserci. E dovrà essere all'altezza delle aspettative. E l'asticella delle aspettative che avete posto stà molto in alto.

E non riesco a vedere chi se la sente di andare a toccare quel limite.


gesulio

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* 19.411
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Citazione di: Sliver il 12 Mar 2014, 12:08


Già mi sorbisco la mafia della Figc, la sacra corona unita di Unicredit e difettosi, il calcioscommesse in ogni campionato, "giallorosso ebreo" in curva: se devo pure arrendermi alla gestione Lotito, alla mortificazione di una "utopia" (la crescita sportiva, l'Europa che conta, una società calcistica che si apre ai tifosi), ritiro fuori la cassetta di Lazio-Milan 2-2 (D'Amico al 92esimo) e accanno tutto.

Caro Gesulio e tutti, non lo so se ho risposto o se sono stato in tema. Dico solo che oggi, per me, contestare Lotito e tifare la Lazio è l'unico modo per non morire come tifosi. Capiamo se riusciamo a tirarci fuori qualcosa di buono per tutti.

ottimo, ma infatti il tema della discussione è il che fare partendo da un dato di fatto acclarato e cioè l'insoddisfazione dei Laziali per come si sono messe le cose in questi ultimi anni, l'ultimo in particolare.
però per me la priorità è tifare Lazio, non ci rinuncerei mai, nemmeno per un attimo, nemmeno di fronte al peggior presidente della nostra storia, se mai quest'ultima tra cento anni dirà esattamente questo.
se liberare la Lazio da questo problema volesse dire rinunciare a tifarla io non potrei mai essere d'accordo.
non ce la faccio proprio, me la sento come una cosa contronatura.

se mi salvaguardi ciò e permetti all'insoddisfazione per lotito di crescere senza per forza dover rinunciare al tifo per la Lazio, faresti  esattamente il miracolo che chiedo dal primo intervento qui dentro.

Tarallo

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* 111.509
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La ricostruzione storica di Sliver della sua lazialita' probabilmente coincide col 99% delle nostre.
Bella, tutto vero, nessun problema.
Ma mi aspettavo da un post cosi' elaborato un aiuto molto piu' sostanzioso nella mia difficolta' nel comprendere la ferocia, la reiterazione, il "take no prisoners" della protesta.
MI ritrovo con due frasi finali.

Citazione di: Sliver il 12 Mar 2014, 12:08
Per questa ragione, io laziale (più di un romanista abituato a una mistificazione perenne) sento come una ferita aperta una cattiva rappresentazione della mia passione, la presa per il culo sulla gestione tecnica, il depotenziamento, il disprezzo sportivo che il presidente dimostra quando, nel momento del decollo, ti dice senza peli sulla lingua: devi stare bono e zitto, qui, non ti faccio volare.

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Dico solo che oggi, per me, contestare Lotito e tifare la Lazio è l'unico modo per non morire come tifosi. Capiamo se riusciamo a tirarci fuori qualcosa di buono per tutti.

Due frasi, due chiose che non mi aiutano affatto, purtroppo. La prima non mi convince, davvero. Tutta questa caciara per il "depotenziamento tecnico" unito al "m'ha torto aaa lazzialita'"? Se questo e' quanto produce uno dei cervelli piu' belli di LN (davvero Sliver, non so dove sei stato ma non andartene piu'), stiamo messi male.
La seconda e' ancora piu' disarmante. Contestare Lotito e' l'unico modo per non morire come tifosi. MI fa rabbrividire. Se l'essere Laziale con la L maiuscola, frutto della genesi da te brillantemente descritta a inizio (80% del) post si riduce a questo, allora dal male stiamo messi malissimo.

Io non muoio come tifoso, anzi io vivo come tifoso, anche solo quando vedo quei colori in campo. Cioe' davero ao!! Quando vedo un minimo riferimento alla Lazio, una immagine dello stadio, una sciarpa, una foto vecchia di mio padre nella Lazio Primavera degli anni 50, una immagine di D'Amico il mio eroe di gioventu'... mi basta una molecola di tutto cio', basta che arrivi ai miei recettori olfattivi, e io so' laziale. Per non morire come tifoso a me basta che esista la S.S. Lazio 1900.

Boh.

DajeLazioMia

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* 61.376
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Riprendendo Kalle, anche a me queste aspettative sembrano molto molto alte.
Cito MF:
"Tu fai una grande squadra, di quelle che tira via la gente da casa e la catapulta allo stadio".
Neanche la Fiorentina che il mondo fa tremare e ha saputo spendere con coraggio i propri soldi l'ha fatta
una squadra del genere, il rioma l'ha fatta perché compra con i soldi del monopoli e non vince un cazzo, il napoli è l'unica ma ha saputo fare un lavoro importante nel tempo. In una sessione di mercato si chiede lo squadrone?
Non credo sia questo il punto. Sbaglio?
Ci bastano 4-5 interventi mirati e di buon livello o vogliamo lo squadrone?

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Jeffry

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* 13.368
Registrato
Citazione di: Sliver il 12 Mar 2014, 12:08
...
Caro Gesulio e tutti, non lo so se ho risposto o se sono stato in tema. Dico solo che oggi, per me, contestare Lotito e tifare la Lazio è l'unico modo per non morire come tifosi. Capiamo se riusciamo a tirarci fuori qualcosa di buono per tutti.

Credo che questa sia la condizione di tutti.
La differenza la fa la diversa misura con cui esplicitiamo l'una e l'altra cosa.
I rischi che siamo disposti a correre sulle conseguenze derivanti da tale scelta.

FatDanny

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* 41.060
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Citazione di: Tarallo il 12 Mar 2014, 12:40
La ricostruzione storica di Sliver della sua lazialita' probabilmente coincide col 99% delle nostre.
Bella, tutto vero, nessun problema.
Ma mi aspettavo da un post cosi' elaborato un aiuto molto piu' sostanzioso nella mia difficolta' nel comprendere la ferocia, la reiterazione, il "take no prisoners" della protesta.
MI ritrovo con due frasi finali.

Tutta questa caciara per il "depotenziamento tecnico" unito al "m'ha torto aaa lazzialita'"?

beh, non c'è solo questo nelle parole di Sliver. Almeno, io ci leggo qualcosa di più.

Sul secondo punto invece siamo d'accordo, infatti faccio mie le parole di Gesulio:

Citazione di: gesulio il 12 Mar 2014, 12:37
se liberare la Lazio da questo problema volesse dire rinunciare a tifarla io non potrei mai essere d'accordo.
non ce la faccio proprio, me la sento come una cosa contronatura.

se mi salvaguardi ciò e permetti all'insoddisfazione per lotito di crescere senza per forza dover rinunciare al tifo per la Lazio, faresti  esattamente il miracolo che chiedo dal primo intervento qui dentro.

fish_mark

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Non voglio fare l'avvocato difensore di Sliver che saprà trovare gli argomenti giusti per controbattere ma il cotè che ha trovato Tarallo è tra "depotenziamento" e "c'hai torto a lazialità", ma tra "depotenziamento" e il disprezzo sportivo – direi anche culturale e simbolico – di un presidente che "al momento del decollo, ti dice senza peli sulla lingua: devi stare bono e zitto, qui, non ti faccio volare", vale a dire la rinuncia a qualsiasi sogno, che è la benzina di ogni tifoso, anche della Virtus Casarano.
Del resto, è tangibile nel lessico del presidente la considerazione dei tifosi come massa imbelle capace di ingoiare tutto, mentre con ogni evidenza – oggi più di ieri – il tifoso è molto più preparato, perché ha numerosi strumenti a disposizione per valutare l'operato di una società.


Quanto alla contestazione di Lotito come unico modo per non morire come tifosi si tratta di una iperbole che è, purtroppo, il risultato di 10 anni di culto della personalità perseguito in quel modo maldestro e bertoldesco da questo presidente. Quando guardiamo le immagini di D'Amico o Giordano e ci scende una lacrima sul viso sarà per mille motivi, primo dei quali perché eravamo bambini, ma non ultimo dei quali perché non c'erano presidenti al centro dell'attenzione, visto che gli unici eroi erano i giocatori e niente altro.

fish_mark

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Citazione di: DajeLazioMia il 12 Mar 2014, 12:41

Ci bastano 4-5 interventi mirati e di buon livello o vogliamo lo squadrone?

Lo squadrone possono essere anche  4-5 interventi. Non mi puoi chiedere la fede con Ciani e Novaretti!!!

Kalle

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E' proprio necessario e corretto vedere insultati i giocatori della Lazio?


Tarallo

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Forse si stanno impicciando le metafore ma che questa moglie, per amarla, dovesse essere necessariamnete anche bona, e bona per sempre, non s'era detto.

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eaglemiky

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* 9.198
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Citazione di: Tarallo il 12 Mar 2014, 12:58
Forse si stanno impicciando le metafore ma che questa moglie, per amarla, dovesse essere necessariamnete anche bona, e bona per sempre, non s'era detto.

Putroppo bisogna anche fare i conti con il fatto che molti Laziali sono diventati tifosi e hanno incrementato il fatturato proprio perche' era bona.  :D. Non sarei cosi sicuro di poter essere il sesto bacino di utenza Italiano e ventottesimo in Europa se la moglie bona ( Cragnotti) non avesse attirato molto tifosi o clienti nei suoi 10 anni di Presidenza. Senza quelli magari saremo rimasti ai livelli di Calleri  e oggi saremo a tifare una Lazio in ottava posizione in pochi ma tutti contenti.

happyeagle

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Citazione di: fish_mark il 12 Mar 2014, 11:39
Capisco la gravità della situazione, che comunque non è ancora seria.

La situazione è drammatica, né seria né grave, domenica c'era gente che aspettava i tifosi che uscivano dallo stadio per insultarli, la cosa più squallida mai vista ad una partita della Lazio, niente a che vedere con dei drammi sportivi che abbiamo passato. 

CitazioneTu fai una grande squadra, di quelle che tira via la gente da casa e la catapulta allo stadio, che questi scappano come i gatti, appunto, che sono sempre quattro.
La sostanza del rapporto tra tifoseria e calcio sta sempre là. Non lo dico io: lo dice Ralphmalph.

Vi siete trasformati in clienti, un sottoprodotto del tifoso, quelli che combattevano il calcio moderno ne sono diventati i migliori alleati, e ne cavalcano le contraddizioni, tifo solo quando le cose vanno bene non è nel mio vocabolario, e per fortuna anche in quello di chi era presente a Lazio Atalanta.

CitazioneSe poi mi parli del complotto demo-pluto-romanista, in atto dal 1927, bisogna dire che ha qualche difficoltà di pianificazione e di organizzazione, visto che sono 85 in anni che è in atto.

C'è la storia e ci sono le raccolte nelle emeroteche di articoli con la firma sotto, ad ogni successo della Lazio è contrapposta un'azione volta ad annullarne e sminuirne la portata, se non ti sei accorto di come da anni agiscono per arrivare al loro scopo non è una mia colpa.

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