Il freddissimo cuore del nostro Lio

Aperto da Il nostro Giorgione, 27 Nov 2014, 23:38

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Indaco

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 28 Nov 2014, 01:23
Vedo che nessuno prova il minimo di commozione.... Qualche cinquantenne in giro che ne pensa?

...che non ho più nessuna passione per quella Lazio là. Ricordo tutto benissimo, lo sfascio seguente il crollo della squadra del primo scudetto e l'incubarsi della grande crisi che sarebbe scoppiata nel 1980 con lo scandalo delle scommesse e poi i nostri 8 anni di piombo, da cui ci salvò non chinaglia, non pulici, non giordano né manfredonia e nemmeno quello che oggi tutti chiamano con deferenza "il capitano", che era stato a capo della cricca che ci aveva distrutto nel 1980, ma il signor Gianmarco Calleri, aiutato all'inizio dalla passione del fratello, prematuramente scomparso. E infatti per anni criticato dai padri dei contestatori del Lotito odierno...

Quando giordano e manfredonia furono riqualificati (vittoria nei mondiali del 1982) tornarono in squadra e la guidarono verso il ritorno in serie A, è vero, ma poi ripresero a fare quello che avevano sempre fatto, cioè i loro affari, e furono loro i massimi responsabili dello sfacelo del 1985 (a natale eravamo già in B), visto che avevano ripreso a fare il bello e il cattivo tempo, questa volta, però, da "nemici", poiché si raccontava che avessero litigato (carte?, donne?, non si seppe mai). Del signor manfredonia, ad esempio, ricordo l'ostracismo con cui aveva preso a trattare in quegli anni lì un giocatore invece molto amato dai tifosi, Enrico Vella, che arrivò qui alla chetichella e che invece fu la vera anima della prima risalita in A (1983).

Per come sono fatto io (probabilmente male) non ho nessuna nostalgia di questa gente qui, della Lazio 1975-1985, e credo che chiunque vi abbia giocato al tempo dovrebbe oggi tacere e non rilasciare interviste perché quello che toccò subire a tutti i tifosi per colpa di questi personaggi è qualcosa di inenarrabile e di difficilmente spiegabile. A parte poche facce, pochi nomi (Morrone, Carosi, Simoni, qualche giocatore tipo Vella e pochi altri) io ho steso un velo pietoso su quel decennio, sulle Lazio che lo hanno caratterizzato, sui giocatori che hanno indossato la nostra maglia. E spero, vivamente, che questi ex che amano tanto parlare di quei tempi lì la smettano, perché davvero non c'è nulla di bello da raccontare, se non le loro follie.

52 anni, primo abbonamento (di 29 consecutivi), anno 1973-74.

gaizkamendieta

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non capico tanta delusione... qualcuno di voi ha mai considerato manfredonia laziale????? Ho letto addirittura paragoni con chinaglia... ma scherziamo? chinaglia, pur con tutti i suoi errori, ha sempre professato la sua lazialita' e la vissuta spesso anche soffrendoci.. questo quando mai????

fish_mark

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Citazione di: GiPoda il 28 Nov 2014, 09:31
Però mentre scrivevo io pensavo al giocatore romano alla mancanza di un totti laziale.


Mi permetto di aggiungere qualcosina su una battuta che non è soltanto un ossimoro ma è una vera e propria indigeribile contraddizione.
L'animo laziale è irrequieto, non facilmente addomesticabile, figlio di una storia lunga ma in non pochi casi maledetta perché soprattutto sfortunata, dove i successi sono vere e proprie oasi che arrivano al termine di cammini lunghi e perigliosi.
In questo il nostro pantheon, le nostre figure più rappresentative sono gente come Chinaglia, per certi versi Simeone, direi anche un Giordano e perché no anche Di Canio al netto delle sue pulsioni politiciste. Figure controverse, figure per niente politically correct, anzi molto uncorrect. Ecco un Gascoigne ci stava proprio benone: non poteva che venire alla Lazio. Mi sarebbe piaciuto anche un Maradona, graziarcatzo, mi direte, ma lo cito soprattutto per il carattere unico e maledetto del personaggio, che - state certi - avrebbero arrestato subito per droga dopo un paio di mesi di campionato. Ma a noi ce piace così e per questo mi piace tanto essere laziale.

Dei bravi ragazzi non sappiamo che farcene: da noi un Totti avrebbe fatto poca strada e sarebe andato alla Sampdoria. O allora sarebbe diventato ben altro: si sarebbe drogato chi lo sa? 
Non sentiamo né il bisogno, né la mancanza di un Totti laziale.

paolo1971

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Citazione di: inquisitor il 28 Nov 2014, 08:42
Eccomi. Nessuna commozione, ma al Manfredonia giocatore ero molto legato.
Altero, distaccato, snob, l'unico difensore di quei tempi che giocava a testa alta e col pallone incollato ai piedi.
Ed in più uno dei pochi ad aver studiato, avvocato se non sbaglio.

E la sua freddezza, il suo disincanto lo ha portato infine, per meri motivi economici, ad indossare la maglia della roma: in un altro giocatore sarebbe stato scandalo assoluto, ma in uno come lui poteva essere un fatto normale.
Mi arrabbiai molto e rimasi profondamente deluso, ma non riuscii ad odiarlo. E neanche adesso.
Freddezza, la stessa che ha sempre mostrato lui in campo e fuori. Ma quant'era forte...
Ho 43 anni, quindi il mio ricordo è più che altro legato al suo ritorno dal calcioscommesse. E' stato stopper, libero e nella Juventus centrocampista, non si possono negare le qualità tecniche e agonistiche del calciatore. Altra estrazione rispetto a Giordano, è avvocato e nella sua freddezza leggo un mestiere più che una passione per il calcio. Lavorare vent'anni nella stessa ditta però non si può cancellare.
Buona vita

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paolo1971

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Citazione di: fish_mark il 28 Nov 2014, 10:04

Mi permetto di aggiungere qualcosina su una battuta che non è soltanto un ossimoro ma è una vera e propria indigeribile contraddizione.
L'animo laziale è irrequieto, non facilmente addomesticabile, figlio di una storia lunga ma in non pochi casi maledetta perché soprattutto sfortunata, dove i successi sono vere e proprie oasi che arrivano al termine di cammini lunghi e perigliosi.
In questo il nostro pantheon, le nostre figure più rappresentative sono gente come Chinaglia, per certi versi Simeone, direi anche un Giordano e perché no anche Di Canio al netto delle sue pulsioni politiciste. Figure controverse, figure per niente politically correct, anzi molto uncorrect. Ecco un Gascoigne ci stava proprio benone: non poteva che venire alla Lazio. Mi sarebbe piaciuto anche un Maradona, graziarcatzo, mi direte, ma lo cito soprattutto per il carattere unico e maledetto del personaggio, che - state certi - avrebbero arrestato subito per droga dopo un paio di mesi di campionato. Ma a noi ce piace così e per questo mi piace tanto essere laziale.

Dei bravi ragazzi non sappiamo che farcene: da noi un Totti avrebbe fatto poca strada e sarebe andato alla Sampdoria. O allora sarebbe diventato ben altro: si sarebbe drogato chi lo sa? 
Non sentiamo né il bisogno, né la mancanza di un Totti laziale.
Aggiungo che non mi sono mai sentito laziale per un calciatore, se non quando ero poco più che bambino verso Giordano, ma solo perchè segnava, anche se eravamo in Serie B.
Per me la Lazio è il simbolo, i colori, la storia e i giocatori, molti romanisti cresciuti negli ultimi vent'anni col mito di Totti sottraggono alla società il loro amore, riversandolo sul calciatore, vedi sciarpe, caschi e quant'altro. mi chiedo cosa ne sarà di loro quando il loro idolo abdicherà al nulla.

paolo1971

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Citazione di: Indaco il 28 Nov 2014, 09:54
...che non ho più nessuna passione per quella Lazio là. Ricordo tutto benissimo, lo sfascio seguente il crollo della squadra del primo scudetto e l'incubarsi della grande crisi che sarebbe scoppiata nel 1980 con lo scandalo delle scommesse e poi i nostri 8 anni di piombo, da cui ci salvò non chinaglia, non pulici, non giordano né manfredonia e nemmeno quello che oggi tutti chiamano con deferenza "il capitano", che era stato a capo della cricca che ci aveva distrutto nel 1980, ma il signor Gianmarco Calleri, aiutato all'inizio dalla passione del fratello, prematuramente scomparso. E infatti per anni criticato dai padri dei contestatori del Lotito odierno...

Quando giordano e manfredonia furono riqualificati (vittoria nei mondiali del 1982) tornarono in squadra e la guidarono verso il ritorno in serie A, è vero, ma poi ripresero a fare quello che avevano sempre fatto, cioè i loro affari, e furono loro i massimi responsabili dello sfacelo del 1985 (a natale eravamo già in B), visto che avevano ripreso a fare il bello e il cattivo tempo, questa volta, però, da "nemici", poiché si raccontava che avessero litigato (carte?, donne?, non si seppe mai). Del signor manfredonia, ad esempio, ricordo l'ostracismo con cui aveva preso a trattare in quegli anni lì un giocatore invece molto amato dai tifosi, Enrico Vella, che arrivò qui alla chetichella e che invece fu la vera anima della prima risalita in A (1983).

Per come sono fatto io (probabilmente male) non ho nessuna nostalgia di questa gente qui, della Lazio 1975-1985, e credo che chiunque vi abbia giocato al tempo dovrebbe oggi tacere e non rilasciare interviste perché quello che toccò subire a tutti i tifosi per colpa di questi personaggi è qualcosa di inenarrabile e di difficilmente spiegabile. A parte poche facce, pochi nomi (Morrone, Carosi, Simoni, qualche giocatore tipo Vella e pochi altri) io ho steso un velo pietoso su quel decennio, sulle Lazio che lo hanno caratterizzato, sui giocatori che hanno indossato la nostra maglia. E spero, vivamente, che questi ex che amano tanto parlare di quei tempi lì la smettano, perché davvero non c'è nulla di bello da raccontare, se non le loro follie.

52 anni, primo abbonamento (di 29 consecutivi), anno 1973-74.
Intervento prezioso perchè memoria storica, in quegli anni io cominciavo a giocare con le figurine e il mio ricordo ovviamente è legato ai poster della Rosa, alla prima partita vista allo stadio, alle maglie biancocelesti.
Avverto tutto il rammarico e il peso di quegli anni bui. D'accordo sull'operato straordinario dei Calleri.

fish_mark

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Citazione di: paolo1971 il 28 Nov 2014, 10:12
Aggiungo che non mi sono mai sentito laziale per un calciatore, se non quando ero poco più che bambino verso Giordano, ma solo perchè segnava, anche se eravamo in Serie B.
Per me la Lazio è il simbolo, i colori, la storia e i giocatori, molti romanisti cresciuti negli ultimi vent'anni col mito di Totti sottraggono alla società il loro amore, riversandolo sul calciatore, vedi sciarpe, caschi e quant'altro. mi chiedo cosa ne sarà di loro quando il loro idolo abdicherà al nulla.

Siamo più o meno coetanei però non arriviamo a trasformare le squadre in semplici astrazioni colorate.
Il calcio è fatto di uomini.
Noi abbiamo quella storia e certi uomini con caratteri precisi. Come loro, ma di altro segno e di altra pasta.
Totti ha avuto una carriera unica e una storia unica, per questo irripetibile. Immagina un Giordano che si fa 20 anni alla Lazio: sai bene che sarebbe stato improbabile. Per Totti è stato possibile. Poi il processo di beatificazione è altra cosa che davvero da noi sarebbe stato impossibile.

@Indaco
Ricordi tutto bene, ma dovresti aggiungere l'infelice ritorno di Chinaglia e la vendita fallita dei due alla Juventus nel 1984. Così si spiegherebbero gli altri tre anni di purgatorio, con il balletto sopra il baratro del 1987, che ci dovemmo sorbire un'altra volta.
Se la Lazio fosse rimasta a Casoni forse avremmo vissuto in maniera meno triste gli ottanta.

MisterFaro

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Citazione di: porgascogne il 28 Nov 2014, 09:42
con tutto il rispetto, GiPo' (perché te lo meriti e sei un gran Laziale), però su 'sta cosa mi' nonna avrebbe detto "in culo ve c'entra e in testa no"
:=))
cercare A FORZA un (bleah) totti laziale (il che è un ossimoro, sia chiaro: come fa la merda a esse Laziale?), è una cosa che ci avvicina a loro, snaturandoci
chi non ha storia, chi non ha onore, chi non ha dignità s'aggrappa alla bandiera (calcistica) e fa di un uomo, normale (anzi, manco tanto), un idolo, un'irrinunciabile ammennicolo che fa diventare il soggetto del proprio amore (il loro: la aesse), un complemento oggetto, relegando l'amore primario a contorno di un calciatore verso il quale possano mettere in atto tutta l'idolatrazione (da cani che sono) della quale sono capaci essendo branco

je serve un maschio alfa, insomma

a noi ce basta la maglia, la bandiera vera, l'unica, quella biancoceleste, senza tanto cazzi sopra e attorno, senza mediatici pupazzi che la utilizzino come trampolino di lancio oppure come traino per eventuali altre carriere

non facciamo lo stesso errore, a noi non ce serve un totti laziale
a noi servono calciatori che spingano in alto la Lazio

ma in 11, perché mica è er tennis questo, eh

Ammazza quanto c'hai ragione*!!!

A noi non serve pagare una bandiera svariati milioni per decenni, come non ci serve chiamarci con il nome di una città per esserne parte.




(*) con tutto il rispetto per GiPoda  :D

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Citazione di: GiPoda il 28 Nov 2014, 09:31
Però mentre scrivevo io pensavo al giocatore romano alla mancanza di un totti laziale.
Citazione di: GiPoda il 28 Nov 2014, 09:31
Hai ragione, Simeone ad esempio.
Però mentre scrivevo io pensavo al giocatore romano alla mancanza di un totti laziale.

Questa é una grande questione, sulla quale, a mio avviso sarebbe bellissimo aprire un dibattito.
La Lazio é grande perché travalica il raccordo anulare. La Lazio é oltre.
Ci chiamiamo Lazio perché i nostri fondatori hanno deciso che dovevamo superare le mura aureliane.
Uno dei più grandi laziali della storia é stato Bob Lovati, nato a Cusano Milanino.
Felice Pulici era di Sovico,
Giorgio Chinaglia di Carrara,
Maestrelli era un pisano che aveva vissuto per tanto tempo a Bari.
Uno come Ousmane Dabo, nato a Laval da genitori senegalesi, quando parla di Lazio, qui in Francia gli si illuminano gli occhi.

Adler Nest

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Era un bravo giocatore elegante e distaccato.
Una persona che si é preso una laurea, evento raro tra i giocatori.
Ricco di famiglia.

Della  Lazio non gliene fregava niente.
Un uomo di merda implicato nel giro scommesse.
Un uomo rivo di emozioni, senza cuore.

Indaco

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Citazione di: fish_mark il 28 Nov 2014, 10:22


@Indaco
Ricordi tutto bene, ma dovresti aggiungere l'infelice ritorno di Chinaglia e la vendita fallita dei due alla Juventus nel 1984. Così si spiegherebbero gli altri tre anni di purgatorio, con il balletto sopra il baratro del 1987, che ci dovemmo sorbire un'altra volta.
Se la Lazio fosse rimasta a Casoni forse avremmo vissuto in maniera meno triste gli ottanta.

Fish, mica volevo fare una sinossi del decennio...     ;)          Ho voluto solo ricordare le cose a volo d'uccello, altrimenti avrei potuto citare tanti altri fatti e personaggi sui quali, invece, è utile glissare. Perché l'amore e la passione che ho avuto io per la Lazio in quegli anni, non li ho più avuti, nemmeno ai tempi di Cragnotti, tanto che quando tornammo in A definitivamente (1988) ero come svuotato e sfinito (a dire la verità avevo ormai 26 anni e la vita mi poneva davanti scelte ben più importanti della Lazio). Dell'episodio che citi tu (la mancata cessione di giordano alla juve e il suo rifiuto ad andare, che comportò l'aborto di affare con gli strisciati che forse, e dico forse, ci avrebbe evitato il secondo triennio drammatico di B), sai cosa ricordo? Il racconto sulla stampa della folle rincorsa in mezzo al mare di capri dietro a Briaschi di chinaglia su un motoscafo affittato su due piedi per cercare di convincerlo a venire alla Lazio. Pensa come stavamo...

arturo

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Citazione di: porgascogne il 28 Nov 2014, 07:55
ho solo un'immagine di manfredonia in mente
quella che mi piace di più

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GIULIANOFIORINI67

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Citazione di: Adler Nest il 28 Nov 2014, 10:40
Era un bravo giocatore elegante e distaccato.
Una persona che si é preso una laurea, evento raro tra i giocatori.
Ricco di famiglia.

Della  Lazio non gliene fregava niente.
Un uomo di merda implicato nel giro scommesse.
Un uomo rivo di emozioni, senza cuore.

ricco di famiglia, ma va alla rioma per soldi...
ricco di famiglia, privo di emozioni, colto, distaccheto ma implicato nel calcio scommesse....
omodemmerda senza dubbio, ma è in buona compagnia, chè ancora non ho dimenticato il topic dove molti Laziali ammettevano candidamente che per tanti soldini avrebbero giocato e/o lavorato per i riommers... :x



fish_mark

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Citazione di: Indaco il 28 Nov 2014, 10:43
Fish, mica volevo fare una sinossi del decennio...     ;)          Ho voluto solo ricordare le cose a volo d'uccello, altrimenti avrei potuto citare tanti altri fatti e personaggi sui quali, invece, è utile glissare. Perché l'amore e la passione che ho avuto io per la Lazio in quegli anni, non li ho più avuti, nemmeno ai tempi di Cragnotti, tanto che quando tornammo in A definitivamente (1988) ero come svuotato e sfinito (a dire la verità avevo ormai 26 anni e la vita mi poneva davanti scelte ben più importanti della Lazio). Dell'episodio che citi tu (la mancata cessione di giordano alla juve e il suo rifiuto ad andare, che comportò l'aborto di affare con gli strisciati che forse, e dico forse, ci avrebbe evitato il secondo triennio drammatico di B), sai cosa ricordo? Il racconto sulla stampa della folle rincorsa in mezzo al mare di capri dietro a Briaschi di chinaglia su un motoscafo affittato su due piedi per cercare di convincerlo a venire alla Lazio. Pensa come stavamo...

Statte zitto. Nun me ricordà Briaschi ... BRIASCHI!  :x

Ho soltanto allargato il tuo ragionamento per sottolineare come la responsabilità della retrocessione in B non fu esclusivamente la loro (anche se ... principalmente).

fish_mark

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Citazione di: italicbold il 28 Nov 2014, 10:39
Questa é una grande questione, sulla quale, a mio avviso sarebbe bellissimo aprire un dibattito.
La Lazio é grande perché travalica il raccordo anulare. La Lazio é oltre.
Ci chiamiamo Lazio perché i nostri fondatori hanno deciso che dovevamo superare le mura aureliane.
Uno dei più grandi laziali della storia é stato Bob Lovati, nato a Cusano Milanino.
Felice Pulici era di Sovico,
Giorgio Chinaglia di Carrara,
Maestrelli era un pisano che aveva vissuto per tanto tempo a Bari.
Uno come Ousmane Dabo, nato a Laval da genitori senegalesi, quando parla di Lazio, qui in Francia gli si illuminano gli occhi.

Si, ma siamo una squadra di Roma, la prima squadra di Roma: una squadra anzitutto di romani.

Vogliamo pure essere l'internazionale biancoceleste, ma veniamo dal lungotevere.

Indaco

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Citazione di: fish_mark il 28 Nov 2014, 10:52
Statte zitto. Nun me ricordà Briaschi ... BRIASCHI!  :x

Ho soltanto allargato il tuo ragionamento per sottolineare come la responsabilità della retrocessione in B non fu esclusivamente la loro (anche se ... principalmente).

Fish, stavano sempre a litigare, non si passavano più la palla in campo, avevano creato due clan nello spogliatoio che coinvolgeva tutti, anche i massaggiatori, tanto che mi ricordo una partita a roma in cui giordano venne steso da un avversario sotto la tribuna tevere e aspettò due minuti il massaggiatore in campo che non andò a soccorrerlo, quindi si alzò da solol e lo mandò a fare in culo davanti a tutti. Come fai a dire che non fu soprattutto loro la colpa? Erano i più forti, avevano ancora cose da farsi perdonare e ricominciarono a fare tutto come prima, come se nulla fosse successo, come se la Lazio fosse cosa loro.

fish_mark

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Citazione di: Indaco il 28 Nov 2014, 10:59
Fish, stavano sempre a litigare, non si passavano più la palla in campo, avevano creato due clan nello spogliatoio che coinvolgeva tutti, anche i massaggiatori, tanto che mi ricordo una partita a roma in cui giordano venne steso da un avversario sotto la tribuna tevere e aspettò due minuti il massaggiatore in campo che non andò a soccorrerlo, quindi si alzò da solol e lo mandò a fare in culo davanti a tutti. Come fai a dire che non fu soprattutto loro la colpa? Erano i più forti, avevano ancora cose da farsi perdonare e ricominciarono a fare tutto come prima, come se nulla fosse successo, come se la Lazio fosse cosa loro.

Purtroppo hai ragione.
Una squadra con 5 talenti, in molti casi veri e propri fuoriclasse di livello internazionale, che va in serie B, che ne perde 7 di fila, che fa esonerare un paio di allenatori. No, meglio non ricordare.

Potevamo andare in UEFA. Per dire il Verona che vince lo scudetto, preso uno per uno, era più forte di quella Lazio?

Black Sun

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Citazione di: italicbold il 28 Nov 2014, 10:39
Questa é una grande questione, sulla quale, a mio avviso sarebbe bellissimo aprire un dibattito.
La Lazio é grande perché travalica il raccordo anulare. La Lazio é oltre.
Ci chiamiamo Lazio perché i nostri fondatori hanno deciso che dovevamo superare le mura aureliane.
Uno dei più grandi laziali della storia é stato Bob Lovati, nato a Cusano Milanino.
Felice Pulici era di Sovico,
Giorgio Chinaglia di Carrara,
Maestrelli era un pisano che aveva vissuto per tanto tempo a Bari.
Uno come Ousmane Dabo, nato a Laval da genitori senegalesi, quando parla di Lazio, qui in Francia gli si illuminano gli occhi.

mah, sai, è relativo.
nel senso che non credo sia una specificità prettamente laziale.
che ne so, il Real Madrid ha avuto il suo più grande giocatore che era un argentino e se uno si appresta a soppiantarlo sarà comunque un portoghese. la storia più grande del Barcellona la sta scrivendo un altro argentino. il milanista simbolo era alessandrino, quello interista era torinese. e il simbolo del riscatto della Sardegna intera era del varesotto. la juve, tra tifoseria e calciatori, addirittura la più puttana del Paese.
no, io credo che il parametro che sballa tutti gli altri sono loro.
co' 'sta stronzata del romano e romanista.
non tanto e non solo perché, come je faccio sempre presente, "quando mi' nonno già tifava Lazio er tuo stava ancora a fa' er pastore", ma perché è la sublimazione del nulla.
c'hai bisogno de esse romano e romanista perché non c'hai una leggenda di inizio secolo da raccontare, perché non sei figlio del sogno romantico di un gruppo di giovani pionieri, perché c'hai, complessivamente, una storia abbastanza anonima.
non vali un cazzo, non vinci un cazzo, non conti una cazzo.
che te resta? romano e romanista, appunto.

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Citazione di: Black Sun il 28 Nov 2014, 11:05
mah, sai, è relativo.
nel senso che non credo sia una specificità prettamente laziale.
che ne so, il Real Madrid ha avuto il suo più grande giocatore che era un argentino e se uno si appresta a soppiantarlo sarà comunque un portoghese. la storia più grande del Barcellona la sta scrivendo un altro argentino. il milanista simbolo era alessandrino, quello interista era torinese. e il simbolo del riscatto della Sardegna intera era del varesotto. la juve, tra tifoseria e calciatori, addirittura la più puttana del Paese.
no, io credo che il parametro che sballa tutti gli altri sono loro.
co' 'sta stronzata del romano e romanista.
non tanto e non solo perché, come je faccio sempre presente, "quando mi' nonno già tifava Lazio er tuo stava ancora a fa' er pastore", ma perché è la sublimazione del nulla.
c'hai bisogno de esse romano e romanista perché non c'hai una leggenda di inizio secolo da raccontare, perché non sei figlio del sogno romantico di un gruppo di giovani pionieri, perché c'hai, complessivamente, una storia abbastanza anonima.
non vali un cazzo, non vinci un cazzo, non conti una cazzo.
che te resta? romano e romanista, appunto.

Se vuoi é un altro aspetto, su cui concordo, della questione.
Pero' noi abbiamo nel nostro DNA un qualcosa di più.
Il 9 gennaio del 1900 non esisteva una società che si chiamasse Roma, o un'entità sportiva che portasse il nome della città. E malgrado questo, i nostri fondatori, hanno scelto di andare oltre. Non volevano una società romana e romanista.
Ce l'abbiamo nell'atto costitutivo che le nostre frontiere sono oltre.

NandoViola

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tutto giusto, ma se cataldi diventa uno jugovic e finisce la sua carriera con la maglia della Lazio e la fascia da capitano, io sarei contento.
perchè sentire uno parlare con il tuo slang a fine partita, magari come miglior in campo, cementa il legame tra la squadra e la città, in particolare per le giovani generazioni.
il che non preclude alla società, nel frattempo, di comprare un coreano, un giapponese ed un cinese (mia battaglia personale) per invadere l'asia di biancoceleste e farci invadere l'olimpico la domenica (e chissà, pure in società).

ah, ma Manfredonia!?
c'è solo il porto, posto de mexxa...

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