Citazione di: alex73 il 05 Apr 2023, 13:13
non voglio screditare nulla ma.solo.arricchirlo di un elemento in più che e' il contesto in cui si possono verificare certe dinamiche....ipotizzo che questo studio parta dall'analisi di piaghe sociali come l'apartheid che secondo me non appartengono al nostro territorio nazionale (almeno spero) per quella che e' la mia percezione. La cosa che a mio avviso avvalora questa tesi e' che chi si dovrebbe risentire (es comunità ebraica) non lo fa sempre quindi a casa mia significa che non si sentono effettivamente offesi....può essere condivisibile questo ragionamento?
no, quanto dico non fa riferimento a fenomeni come l'apartheid, l'ho anche specificato in passato.
Ma proprio a cosa sia il razzismo nelle società occidentali di oggi.
Ho parlato infatti di
colorblind racism e del fatto che far riferimento al razzismo biologico nell'anno domini 2023 è assolutamente anacronistico. Significa ignorare che siamo in un'altra fase storica.
Per altro che segue ad una fase storica che aveva già abbandonato il razzismo biologico.
Il razzismo biologico ha caratterizzato l'occidente fino alla seconda guerra mondiale.
Chiusa quella parentesi si apre un'altra fase caratterizzata dal razzismo culturale. Che spiegava alcune devianze delle "minoranze" non attraverso la biologia, ma la cultura (quelli rubano, quegli altri sono indolenti e non gli va di lavorare, quegli altri ancora sono grandi lavoratori).
Es. Dire che i filippini sono gran lavoratori è razzista. Vuole essere un complimento? è comunque razzista.
Razzista non è proferire parole d'odio o di scherno ma pensare che una persona è definita in un modo, anche "gran lavoratore", sulla base della sua appartenenza etnica o del gradiente della sua pelle.
Oggi non siamo manco più in quella fase, ma in una fase del cosiddetto colorblind racism, ossia in società che formalmente professano la non differenziazione razziale, ma che sostanzialmente continuano a riprodurla e anzi quell'aspetto formale serve proprio a rafforzarla.
Altro testo utile:
https://www.wiley.com/en-it/Colorblind+Racism-p-9781509524426Quindi lo ripeto: no, quanto vado spiegando non riguarda il SudAfrica o il nazismo, riguarda le nostre società al tempo d'oggi. Società che sono razziste non perché noi pazzi vogliamo vedere razzismo ovunque, ma perché risultano tale all'indagine. Ovviamente laddove si è in grado di indagare e cosa indagare.
é evidente che sarebbe difficile indagare il razzismo se non si sa cosa sia, come a più riprese dimostrato da alcuni interventi su questo topic.
Citazione di: jp1900 il 05 Apr 2023, 13:19
Eddai su, se uno stadio intero urla "devi morire" a un avversario per terra, veramente gli sta augurando la morte?
Credo che il discorso di Alex sia che allo stadio ci sono esasperazioni verbali che non corrispondono a quello che uno poi realmente sosterrebbe a mente fredda in una conversazione tranquilla, almeno per la maggioranza degli spettatori.
ma guarda che il problema non è mica considerare letteralmente quanto dici, che fai scappare quelli in sinagoga o sperare che il Vesuvio erutti.
Non è il letterale ad essere uno spaccato utile, ma il metaforico, il simbolico.
Secondo te farebbero un coro "tuo figlio lo farò stuprare, tua figlia la farò impiccare, romanista vaffanculo, romanista vaffanculo"?
voglio proprio vedere se quelli che parlano di goliardia direbbero lo stesso davanti a questo coro. Sicuramente no. Perché?
Perché il simbolico, prima ancora che il letterale, è inaccettabile nella cultura di riferimento di chi canta il coro. L'immagine che evoca è del tutto inaccettabile, perché "i bambini non si toccano".
Bene, si può dedurre che questo imperativo è molto forte nel sentire sociale, per essere tabù in cori da stadio. Il fatto che altre cose non lo siano ci dice altro su tali cose.
Ogni spaccato va saputo interpretare ovviamente, ma non mi sembra che il punto infatti sia prendere letteralmente quel che viene detto allo stadio. Almeno, non da parte mia.