Topic bellissimo.
Il non aver ancora vinto una Coppa Uefa è una cosa che mi urta profondamente perché era/è una competizione che amo moltissimo.
Il più grande rammarico non è tanto la sconfitta (annunciata) di Parigi, ma aver incontrato sulla nostra strada il Porto di Mourinho nel 2002-'03.
Per restare al quinquennio 1993-'98...
Confermo che Plovdiv-Lazio fu trasmessa all'ora di pranzo su Italia1 in collegamento con un altro campo. Fu l'esordio tra i professionisti di Marco Di Vaio. Allora non era come oggi che conosci tutti i primavera e pure tutti gli allievi. Io non sapevo chi fosse, e mi scappò il più classico dei "chi cazz'è?".
Ricordo che il telecronista - non ricordo chi fosse, ma potrei anche pensare a Piccinini stesso - lo paragonò a Bruno Giordano, come movenze.
Confermo il gol cagato da Winter a Oporto (contro il Boavista) all'ultimo minuto. Non si fidò del suo sinistro e a un metro dalla porta tirò alle stelle una palla che andava solo messa dentro.
E' vero, come laziale, non avendo vissuto il rigore di Chiodi (iniziai a seguire la Lazio a 6 anni, al termine dell'81-'82) e non potendo considerare delusione la retrocessione del 1985 (eravamo retrocessi già a novembre, praticamente...), quell'eliminazione la considero la prima grande, non rimarginabile ferita.
E della serie, "non ce ne frega una mazza", ricordo che ero talmente gasato quella sera, che decisi di spostare il televisore bello (che stava in cucina) nella mia camera, che condividevo con mio fratello, dove c'era un televisore decisamente più piccolo.
Nello switch, mi bruciai letteralmente il dorso della mano perché in cucina c'era il ferro da stiro acceso sulla tavola e trasportando il televisore (pesantissimo, della Nordmende) ci intruppai in malomodo. Mi restò il segno della bruciatura su due dita per almeno 5 anni.
Poi, ricordo un Lens-Lazio inaudito. Una partita che doveva finire con almeno 4 gol di scarto per loro. Si divorarono l'impossibile e a poco dalla fine segnò Chamot su una punizione di Signori.
Al ritorno finì 1 a 1 e passammo il turno non senza apprensione. Infatti, il povero Foé ebbe la palla-gol della qualificazione ma per nostra fortuna tirò fuori.
Vabbè, poi c'è la débâcle interna col Lione, quando sarebbe bastato un 1 a 0 per passare il turno.
Solo 48 ore prima stracciammo la Juve campione d'Italia per 4 a 0 e Cragnotti parlò di grande slam a fine partita. Ecco, appunto.
Tenerife ha rappresentato per molti di noi, zemaniani pentiti, la fine del sogno.
In realtà, io ho rinnegato il boemo già alcuni mesi prima e precisamente dopo l'eliminazione in Coppa Italia per mano dell'Inter nella stagione precedente.
Quella sera capii che quell'allenatore non sarebbe mai diventato grande e che Cragnotti avrebbe fatto bene a cambiarlo a fine anno, cosa che non fece.
Ma fu comunque un sogno spezzato, perché l'arrivo di Zeman io lo avevo desiderato davvero.