Sono tornato.
Per anni ho vissuto le mie domeniche in distinti nord est, ho vissuto e goduto momenti bellissimi e ho lasciato su quegli spalti una fetta delle coronarie in quell'interminabile pomeriggio del maggio 2000. Fu dopo il famigerato derby interrotto che il giocattolo si ruppe definitivamente.
Già stanco da tempo di condividere con bande criminali la mia passione e di dover sopportare cori e striscioni inqualificabili, il fatto di rischiare la moto sotto una pioggia di sanpietrini e la buccia in una calca di persone terrorizzate, o di farmi intossicare dai lacrimogeni per una partita di calcio, fu la proverbiale goccia finale e lì si concluse la mia carriera di tifoso "attivo".
Ieri. Sveglia tardi, restiamo a letto più del consueto (lei è tornata la sera prima da una settimana di trasferta per lavoro...), doccia e colazione con tutta la calma possibile. Il pensiero corre presto alla Lazio: vorrei vedere la partita ma l'idea di andarmene e lasciarla sola non mi va. Di solito infatti approfitto dell'abbonamento Sky di mio padre e la partita diventa anche una scusa per andare la domenica a pranzo da lui e fargli un po' di compagnia. Sono combattuto, vorrei stare con lei, andare da qualche parte, approfittare degli ultimi scampoli di sole; ma c'è Lazio - Brescia... so che non riuscirei a non pensarci per tutto il tempo della partita, e lei se ne accorgerebbe, mi conosce troppo bene. Mentre beviamo il caffè è proprio lei infatti a suggerirmi di andare da mio padre a vedere la partita. Ed è a quel punto che arriva quell'idea imprevista, quasi suggerita da quella bella aria tiepida che entra dalla finestra. Lo dico prima ancora di pensarci: "ti va di andare allo stadio?".
Lei è entusiasta, non è mai stata a vedere una partita! È "difettosa" per nascita, purtroppo, ma in realtà non le importa nulla del calcio e ogni apparizione televisiva del capitano della seconda squadra di Roma le causa un travaso di bile. Suocero e cognato sono romanisti, loro sì, ma a lei interessa più che altro giocare a prendersi in giro con me. Per conto mio, in fondo, spero sempre di riuscire a redimerla. E poi ha il nuovo obiettivo da provare, la mia fotografa preferita: un bel cannoncino 75 - 300 per la Canon EOS 400 comprato da pochi giorni, e lo stadio è l'occasione ideale per provarlo. Sembra proprio che sia deciso, andremo alla partita. Già pregusto la reazione del suocero alla notizia...
Non mi sono reso conto dell'ora: sono già le 13.30 e dobbiamo trovare i biglietti. Scatta la ricerca su Internet di un punto lottomatica aperto di domenica. Trovo un bar a Corso di Francia (ma voi lo sapevate che ci fosse un "di" in mezzo?), ci prepariamo e partiamo. La tangenziale è sgombra, per fortuna, ma al bar troviamo la fila per i biglietti. Il ragazzo davanti a noi è tranquillo, solo 5 persone, ci assicura che altrove è molto peggio ma ahinoi non ha fatto i conti con il gestore del bar, poco a suo agio con il terminale: dopo 20 minuti siamo ancora in coda, il barista bestemmia mentre cerca di inserire i dati dei documenti d'identità. Avvisa che la fila è chiusa e quelli che arrivano da quel momento in poi non potranno fare i biglietti.
Alle 14.25 usciamo con i biglietti di distinti nord est in mano (la nostalgia ha avuto la meglio) e corriamo alla ricerca di un posteggio. A dieci minuti dall'inizio la pazienza è al limite, abbiamo già rischiato di rimanere incastrati tra le macchine parcheggiate e di buchi liberi non se ne vedono. Incredibilmente veniamo salvati da un'agente della municipale: la vigilessa ci fa strada dietro una zona transennata dalle parti di Ponte Milvio dove si sta liberando un posto.
Manca pochissimo, tentiamo una corsa disperata ma so già che per oggi Olimpia volerà senza di noi. La coda ai varchi, i controlli e i maledetti tornelli fanno il resto. Entriamo che la partita è iniziata da 2 minuti, mentre salgo le scale e il rumore monta non posso non chiedermi come sarà per lei questo primo impatto: quell'ultimo passo prima di affacciarsi sulle gradinate, quell'emozione unica quando lo stadio si apre davanti a te. Mi ripropongo di guardarla per decifrare le sue emozioni ma non mi rendo conto che anche per me è passato troppo tempo: il tuffo al cuore è così grande che non riesco a guardare altro che lo stadio.
Sono dentro. Di nuovo.
Troviamo un buco per guardare la partita e il resto è... Lazio - Brescia. Non una bella partita ma comunque tantissime emozioni che non ricordavo nemmeno più. Lei scatta qualcosa come 300 foto (spero di poterne prima o poi pubblicare qualcuna). Sui boati per i gol del Napoli fa il muso lungo ma so che si sta divertendo. Mentre andiamo via arriva un sms del padre: minaccia di diseredarla. Respiro lentamente e mi guardo intorno: inutile illudersi, di domeniche perfette non ne capitano tante nella vita, meglio godersi ogni dettaglio prima che questa finisca.