Ragazzi, calma e sangue freddo. Il processo mediatico è stato già stato perso da tempo, i fumogeni lanciati dal Cairo non ci consentono di inquadrare i fatti nel modo corretto.
Il primo fatto di cui tenere conto è che l'ipotesi principale sostenuta dai rosacei non è in campo, la Lazio non è a processo per aver falsificato i tamponi, ma, come recita il comunicato ufficiale di Rao, che non teniamo mai in nessun conto, per una controversia con la Procura Federale sull'interpretazione dei precetti del protocollo covid che dovrebbe regolare i comportamenti dei responsabili sanitari delle società di calcio. È in questo ambito che verranno individuate eventuali violazioni e responsabilità dellea Lazio. Nello specifico della testimonianza del dirigente Di Rosa non sappiamo il motivo per cui la Lazio lo cita come testimone a discarico (sempre che lo faccia, io so solo quello che scrivono i giornali, non ho accesso alle carte processuali) e conterà, se verrà ammesso, quello che dirà in fase di escussione della sua testimonianza, non l'intervista telefonica ai barigelli egiziani. Questi sono i fatti come li conosciamo e invocare comunicati ufficiali su ogni mossa mediatica dei gazzettieri è inutile, se non controproducente. Per assurdo, volendo ammettere che l'avvocato Gentile sia un incompetente totale, anticipando una testimonianza contraria Piccioni ed Esposito gli avrebbero fatto un favore rivelando che non avrebbe reso in fase processuale le dichiazioni attese dal collegio difensivo biancoceleste.