mi fa sorridere che venga liquidato con "una grande cazzata" il concetto di device digitale, tanto più che abitando a 5mila km di distanza da roma dubito che ti possa far coinvolgere da commenti asettici del bizzotto straniero di turno. non avresti l'illusione di condividere qualcosa, come potresti? chi parlerebbe la tua lingua di laziale? nessuno. anche offendendola, travinsandola, tradendola, nessun commentatore professionista saprebbe parlare la tua lingua in quel momento, il momento in cui vedi la Lazio. però non sei immune neanche te da quella che chiami la "grande cazzata".
nessuno ha visto juventus napoli con l'audio cinese o della bbc. e se anche fosse poi tutti sentiamo il bisogno di un commento in italiano da criticare, da biasimare. guai a stare senza il dopopartita. l'illusione dei commenti la coltiviamo da sempre. però il guaio è che con questo castello del dopo partita ci inquinano la cosa che viene prima, la partita.
una volta sulle paytv vendevano le partite e il cinema. ora vendono anche concerti, serie tv, spettacoli generalisti come x factor. tutto sullo stesso schermo, sullo stesso divano. non è che le vendono e basta da listino: sono le cose che trascinano le paytv. e più sono eventi seguiti più diventano "lo storico" di queste televisioni.
dal divano al tablet per andare in rete è un passaggio di dita. cambiano i clic. ed eccoti da varriale a vuppunto: bello scenario...
è una tavola apparecchiata, è un mondo di depressi e consumer: tu pensavi che Meeting di Giulio Galasso fosse uno scherzo tra noi romani, un mito domenicale di nicchia, una cosa così. Ma ti pare che prima della partita...senza la partita...due ore di trasmissione... e invece venti anni dopo ha vinto quella formula.
ottima per chi si annoia vedendo l'80% di partite del campionato. perfetta per chi infila la partita la sera tra shreck e lost.
è tutto visibile, ascoltabile: nulla nell'entertainment è fuori scena. te lo suchi tutto.
ti diamo le immagini e le parole, non hai scampo. e se poi conosci anche il mondo che costruisce i racconti su cui domani ti incazzerai allora sai che se potessero mandare solo gli higlights sarebbero ancora più contenti, i depressi & consumer che stanno al comando...
solo allo stadio hai i tempi morti, il portiere che se gratta, tu che guardi altrove. i tempi morti, i tempi tuoi.
sono stati capaci di creare la favola della finale noiosa tra chelsea e bayern.
tu tifoso da stadio non l'avresti mai nemmeno pensato. mai.
è lo stadio che insegna, che ti ha istruito: quelle sono partite da non perdere, il primo che cappella è fregato.
solo i nuovi tifosi che comandano oggi, che fanno opinione a qualsiasi costo e si divertono col telecomando, hanno raccontato la storia di una finale moscia: volevano i globetrotter.
il primo che si allontana dall'estetica etica del globetrotter, il primo che porta il loro sguardo fuori da quell'orizzonte virtuale ha solo due possibilità: o è un fenomeno esotico, simpatico, provinciale (lo è stato il chievo) o è un laziale (per esempio), cioè brutto sporco e cattivo.
i grandi club hanno il vantaggio della bacheca. possono prendere qualche coppa e tirarla addosso a questi tifosi ricordando chi sono: allora il racconto vince sull'opinione, la storia vince sulla polemica. ma con quelli come noi, nessuna gentilezza, nessun storytelling.
lo stadio è l'unica salvezza. è salutare anche nella sconfitta. brucia gli eccessi, ti stanca.