Da LLSN
Torna a parlare Franco Gabrielli, stavolta il Prefetto ha affrontato la questione Olimpico ai microfoni di Radio Radio: "A volte dico che questo è anche il prezzo del biglietto. Chi ha compiti di responsabilità può diventare oggetto di queste contumelie. Io non sono venuto qui con l'intento di unire contro di me le tifoserie di Roma e Lazio. Il tema delle curve è principalmente un tema di incolumità. Lo stadio è un luogo di pubblico spettacolo, non un luogo dove non esistono leggi e regole. Dimostrateci nei fatti che il tifo è soltanto la partecipazione passionale a una manifestazioni e io sarà il primo a fare un passo indietro. I comportamenti sono mutuati rispetto alle situazioni. Le barriere non sono di cemento armato. Se si tornerà allo stadio a vivere la partita in maniera normale verranno tolte". Poi prosegue: "Ieri vedevo del calcio internazionale. E credo che li non esista l'occupazione abusiva delle sedute, l'occupazione delle vie di fuga.Non si vedono le immagini che si vedono nelle curve nostrane, in particolare in quelle della Capitale. Mi rendo conto che in questo paese il concetto della responsabilità sia un concetto poco frequentato e poco utilizzato: io sono responsabile di quello che succede nei luoghi di pubblico spettacolo. Non me lo dimentico mai. E non me lo dimentico perché ho una responsabilità giuridica e soprattutto una responsabilità morale. Non sono sereno per domenica nel senso che so che determinati soggetti hanno determinate intenzioni di fare cose non positive. Ho l'obbligo di dire le cose come stanno. Vorrei sapere da tutti quelli che oggi si strappano le vesti perché stiamo provando a riportare una situazione di normalità, se dentro le curve ci fosse l'eventualità di un morto o di un ferito grave, a chi andremo a chiedere conto? Sono certo che chiederebbero conto a me, così dice la legge. Mi sembra paradossale che nel periodo di Mafia Capitale ci si soffermi molto su un gruppo di persone che ha deciso di non andare allo stadio perché abbiamo reintrodotto delle regole".
A me, queste, sembrano parole inattaccabili.