le argomentazioni proposte da ralph, blow e gesulio riconducono la discussione sui temi che a me premeva suggerire
il passaggio dal calcio - quello dei biglietti a poche lire, per intenderci, degli stadi scoperti, di un tempo di una partita in differita la domenica pomeriggio, della domenica sportiva e poi di novantesimo minuto, del giornale il lunedì mattina per sapere come i tuoi opinionisti diriferimento avevano visto la partita - al neocalcio - ossia al calcio in diretta tv, sezionato, dispiegato, sviscerato, spostato dal campo di gioco alla dimensione totale del vissuto tuo e dei protagonisti del gioco - non aveva e non ha affatto come destino finale, come esito insindacabile, come punto d'arrivo gli stadi vuoti. non è così, blow. non è stato così in Inghilterra, non è stato così in Germania, non è stato così cioè nei due paesi in cui il calcio dalla seconda metà degli anni ottanta ha subito le trasformazioni più profonde: nelle leggi che ne regolano lo svolgimento, nella economia, nella comunicazione, nelle infrastrutture
io ho scritto che gli ultras hanno contribuito al processo di svuotamento degli stadi. lo ribadisco: i comportamenti di migliaia di tifosi delle curve hanno contribuito a spingere migliaia di anziani, di padri di famiglia, di donne, di bambini lontano dagli stadi, hanno contribuito a spingere miglioni di persone a ripiegare nel proprio privato. attenzione, io non sto dicendo che gli ultras sono soltanto questo, assolutamente no, nel movimento ultras c'è la proposta di un modo diverso e sicuramente molto affascinante di godere del calcio. dalla visione della partita alla partecipazione alla partita, una piccola/grande rivoluzione copernicana che ha portato intere generazioni a un approccio diverso e infinitamente più ricco alla partita. ma gli ultras non sono stati capaci di rompere con tre fattori - la politica, il razzismo, la violenza - che ne hanno minato, fino alla morte, ogni possibilità di sviluppo
questa incapacità, anche questa incapacità, dentro un complessivo processo di degenerazione del calcio italiano - negli uomini che lo dirigono, nella economia che lo sostiene, nelle infrastrutture nel quale vive, nelle leggi che lo regolano - ci ha condotto al punto in cui siamo arrivati. ho anche scritto che nella iniziativa del "terzo tempo" proprio gli ultras laziali - proprio quelli vestiti di nero, incappucciati e a braccio teso, evidentemente le convinzioni ideologiche c'entrano poco o nulla con i ragi9onamenti che sto facendo - c'è la consapevolezza del contributo che gli ultras stessi possono e debbono dare per invertire l'insieme di questo processo. il problema è che il terzo tempo e la foto di ieri non sono compatibili, appartengo a due fasi che vanno in direzioni opposte. di qua o di la, tertium non datur
(vado di fretta, non posso rileggere, spero ci siano poche castronerie)