Se le cose si metteranno male, sarà guerra. (Scusa Biafra, ma non sono agitato

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e la guerra non si combatte coi mortaretti e le pistole di plastica. Ognuno dovrà svolgere il proprio ruolo, in primis la società.
Qualche post fa sottolineavo la mia preoccupazione sull'attuale assetto societario, più debole rispetto a Calciopoli; e dal rimpasto dell'assetto societario bisogna obbligatoriamente partire. Sarebbe un segnale. La società deve dare un segnale, subito. I posti di combattimento devono essere occupati da un dirigente di alto profilo che ci metta la faccia e le palle, che sia assolutamente inattaccabile da opinione pubblica e giornalettari.
La comunicazione: Stefano De Martino non basta. A me non è che piaccia più di tanto, ma è un problema mio. Però non può affrontare da solo la valanga di sterco che potrebbe arrivarci addosso. Quindi un altro posto di combattimento da occupare con una personalità di spessore: uno che parla poco, essenziale, cinico e arrabbiato.
La Lazio ha un'immagine di società debole, non lo è sotto tutti i punti di vista, ma presta la mascella a troppi ganci. Stavolta ce mettono KO. Nun se po' fa'.
Poi ci siamo noi.
Già prospetto nei prossimi mesi l'inseguirsi di post pessimisti, rabbiosi, minacciosi, rassegnati. Sì, va bene tutto. Ma dobbiamo far arrivare le nostre intuizioni (cioè le vostre, io so' una segaccia) nei punti in cui possano a loro volta essere diffuse con un certo rilievo.
Ma non sparando a casaccio, bensì limitando al minimo la sindrome di accerchiamento e focalizzandoci sui particolari più scabrosi.
E in questi giorni, la lettera minatoria spedita al PM di Cremona è una porta socchiusa che qualcuno dovrà pur spalancare. C'è n'è di m.erda là dietro.
Noi sappiamo già che sarà palazzi il nemico pubblico numero uno (disonesto, militare e romanista tanto per ribadirlo). Deve essere sputtanato per tutto quello che ha fatto in passato.
Quella lettera deve essere pubblicata in prima pagina dai giornali. E grazie al ca... me direte voi. come facciamo?
Io incomincio ad inoltrarla a tutti i giornalisti con i quali ho avuto la possibilità di avere rapporti epistolari e che non mi sono sembrati servi del potere mafioso che si incarognisce sui deboli.
Qualcuno risponderà, qualcuno no. E chi risponderà vediamo quando e in che termini.
Purtroppo la nostra difesa parte principalmente dalla grancassa mediatica che ha rimesso in azione colonnelli e manovali.
Ma la mia è solo un'idea. Oltre a scapicollarci sul forum dove siamo più o meno tutti allineati, vediamo de faglie capì che stavolta non passano.