Citazione di: paolo1971 il 18 Nov 2015, 16:49
Mai come oggi siamo stati alla deriva, mai come oggi siamo stati fragili e indifesi.
Nella nostro lungo viaggio abbiamo attraversato molti mari tempestosi, abbiamo affrontato molti nemici e vinto molte battaglie, ma il nemico di oggi è il più subdolo, il più insidioso ed il più difficile da affrontare, perché è dentro di noi.
Non mi importa cercare colpevoli, perché questo non cura. Mi importa cercare di portare in superfice le cause di un male che ci sta corrodendo giorno dopo giorno, inesorabilmente, portandoci, quasi senza che ce ne accorgiamo, alla fine di tutto.
Il calcio di oggi è diverso, il mondo è diverso. Tutto è mercificato, tutto è monetizzato e i mass media hanno preso possesso di questo grande carosello dettando regole e priorità. Contano i numeri e non l'intensità della passione, non la storia, non la tradizione.
Dico questo perché, noi non abbiamo capito i cambiamenti e ci siamo logorati in una lotta intestina, vecchio stile, mentre fuori tutto andava avanti, senza di noi.
Il mondo Lazio ha perso entusiasmo, ha perso emozione, si è spento nella sua tristezza, nella sua malinconia, nella lenta agonia di un progressivo disamore che non ci da scampo.
Per parlare il linguaggio di oggi, non siamo un prodotto appetibile, non siamo un'immagine che si ha voglia di guardare. Siamo cupi, tristi, cattivi, distanti.
Lotitiani, antilotitiani, innamorati e disamorati, presenti e assenti, ultrà e non, tutto è in antitesi con tutto e in questo siamo implosi.
Chiediamo alla squadra ardore, impeto, volontà, furore e gli offriamo un palcoscenico semideserto, freddo come l'inverno polare, ostile, distratto. Lo stadio non è più un posto bello dove andare, non c'è più allegria, non c'è più passione.
Lotito ha contribuito pesantemente con il suo egocentrismo, con la sua percezione di infallibilità, con la sua incomunicabilità e insensibilità.
La curva ha contribuito lottando più per se stessa che per la Lazio
La gente, la meno colpevole, ha contribuito scegliendo la via dell'abbandono.
La squadra, con i suoi limiti si è appiattita su questa apatia.
Il mondo della comunicazione ha contribuito pesantemente facendo i suoi interessi, approfittando del nostro smarrimento per spazzarci via silenziosamente, relegandoci ad un universo secondario, a volte scomodo, per puntare su quello che fa ascolto, audience, per questo vendibile e remunerativo: il mondo Roma.
La cura per cambiare tutto questo, per quanto incredibile sembri, si chiama amore, passione, orgoglio.
Se siamo innamorati dobbiamo cercare tutto questo dentro di noi e per noi stessi. E' un cammino individuale di riscoperta, un nuovo incontro. Le squadre passano, i Lotito passano, anche noi passiamo. L'amore no, quello vive di padre in figlio, per generazioni. Non possiamo commettere il delitto di lasciare le nostre future generazioni senza amore per la nostra Lazio.
Se invece non siamo più innamorati, beh, allora è inutile parlare, dobbiamo solo aspettare che questa nave alla deriva affondi annegando i nostri ricordi e tutto quello che abbiamo vissuto insieme e che dal 9 gennaio del 1900 ad oggi c'eravamo tramandati, pensando non dovesse mai finire.
Sandro Di Loreto
Io sono della Lazio e faccio grandi sogni. Non mi interessano le chiacchiere dei neo arrivati manager o pseudo tali che vogliono insegnarmi come essere tifoso o dirmi di cosa ho bisogno. Questa gente ha trasformato un mondo appassionato ed emozionante in un freddo prodotto mercanteggiato e monetizzato in ogni suo aspetto. Ora dobbiamo sapere di economia e finanza, dobbiamo fare il tifo per un bilancio sano, dobbiamo accettare i calciatori professionisti, le esultanze studiate a tavolino, le seconde e terze maglie dai colori improbabili, i tornelli, le curve divise, i prezzi alti, gli abbonamenti alla televisione e così via.
Risultato: stadi semi deserti e tifosi ormai sempre più lontani.
Io sono della Lazio e faccio grandi sogni, per questo, in un mondo dove per voi la passione è solo una scusa per togliermi più soldi possibile, esigo una squadra forte, competitiva, con grandi giocatori e grandi obiettivi. Sta a te, manager onnisciente, darmi tutto questo. Inventa sinergie, crea alleanze, ricapitalizza in borsa, trova partner, fai qualsiasi cosa, ma dammi quello che voglio: UNA LAZIO CHE MI FACCIA SOGNARE!
Se non vinco è colpa tua, se la squadra non è competitiva è colpa tua, se lo stadio è deserto è colpa tua, se la gente è sempre meno appassionata è colpa tua. Perché sei tu il capo.
Noi tifosi non abbiamo colpa di nulla, siamo vittime delle tue scelte, dei tuoi comportamenti, dei tuoi programmi, delle tue strategie. Nel mio pallone sarei stato disposto a tifare sempre, ad incoraggiare tutti, anche i più scarsi, a seguire la Lazio in ogni modo, con il freddo, la pioggia, il caldo, i controlli, i prezzi alti. Nel tuo mondo no. Come ogni "cliente" che si rispetti esigo, ripeto esigo, la qualità del prodotto/servizio, la visione di grande respiro e i grandi sogni.
Per questo, se non sai farmi sognare, se non sai farmi vincere, se non sai farmi emozionare fatti da parte.
Questa insipida normalità non la voglio e non mi ci abituo.
Di Loreto