Citazione di: V. il 09 Apr 2014, 17:31
nel letto di lucia, ahi maria, etc...
se poi ti sembra affine a biagio antonacci...
no, aspetta, lascia perdere antonacci.
Rino Gaetano incarna la reazione inadeguata e smarrita del maschio degli anni 70
giovane e piu o meno contiguo al movimento, di fronte al femminismo e al ribaltamento dei ruoli post-68.
Da una parte c'è il sano revanscismo di Ahii maria, dall'altra c'è una canzone estremamente femminista come Gianna.
Ma più in generale la poetica è quella dello spaesamento, della mancanza di certezze e contemporaneamente del bisogno di liberarsi di quelle vecchie.
In Resta vile maschio dove vai, per esempio di fronte all'ipotesi di un menage a trois con due donne alla fine è lui ad avere paura e a voler scendere dal treno.
Oppure Berta, che filava con mario e con gino ma alla fine rimaneva incinta ma non di mario e nemmeno di gino.
E non è la virilitá ma la liberazione sessuale il tema di Nel letto di lucia, che tu citavi.
Se la bocca di rosa di de andré era un attacco moralista al moralismo benpensante dei vecchi valori, una critica lanciata da un piedistallo poetico e aulico, la vena di Gaetano è quella di chi si trova invece dentro al mutamento, ne è travolto ma anche anarchicamente se lo gode.
Un altro moralista da niente era Bennato. La fata è un inno femminista o meglio un inno al senso di colpa maschile, mentre Così non va veronica, è la tirata ribelle di un maschio stanco dell'isteria femminista il cui unico desiderio è scappare via lontano, il più lontano possibile: in Giamaica.
D'altra parte era il 1980 e i tempi stavano per cambiare. Di li a qualche anno avrebbe fatto il videoclip di Italia, con protagonista una modella tettona in calze nere da urlo.
Lo stesso Battiato, perso nel caleidoscopio delle citazioni e delle suggestioni multiculturali, è difficilmente catalogabile come "virile".
Le sue donne sono figure mitiche o antropologiche, l'amore e il sesso sono idealizzati ma anche un po freddini e distanti. Stento a ricordare una canzone di battiato che mi rimandi quel senso di incazzatura o anche di passione verso l'altro sesso che tu invochi.
Ecco forse Battisti, anzi Mogol sarebbe meglio dire.
Battisti è carne sangue, passione bruciante, ma anche quasi sempre sconfitta.
Batosta su batosta, delusione su delusione il decennio mogoliano si chiude con la donna per amico, guarda caso, o ancora oltre, la donna su misura ordinata per posta di Con il nastro rosa.
Mogol parla di valori tradizonali nel decennio del cambiamento: la sconfitta è la logica conseguenza.
E allora chi rimane? Dalla lo lascerei da parte per ovvi motivi, il giallorosso di campobasso con la sua estetica da sfigati pure ( che poi la sfiga te l'attacca pure ).
Ah giâ: il Califfo.
Si, il califfo era virile, il califfo se ne fotteva di tutto e di tutte.
Il suo anarchismo di destra lo rendeva un ribelle all'interno della tradizione, il che è sempre stato un posto
super privilegiato.
Bello, sfrontato, affascinante, dotato musicalmente.
Il califfo dava sempre la sensazione di avere sempre sotto controllo la situazione, con le donne, anche
se parlava di amori perduti e tradimenti. Alla fine ci cascavano sempre tutte.
Anche perchè nel periodo in cui sembrava dovesse scoppiare una rivoluzione da un momento all'altro
farsi un giro nella spider del figo elegante col soldo in tasca e la botta giá acchittata sul cruscotto doveva essere
una gran bella cosa per una fanciulla in cerca di avventure.