Questa settimana mi sono visto due serie televisive italiane che passano su raiplay (merci a chi ha inventato il VPN). Una è Brennero. L'ho semplicemente adorata. Luci, attori, trama.
E' anche vero che c'ho un amore infinito per il Sud Tirolo e quindi anche una serie di 16 episodi interamente ricavati dalla telecamera fissa del casello di Chiusa/Klausen me la vedrei, ma veramente molto bella, non particolarmente agiografica (nessuna rosea vetta delle dolomiti è stata maltrattata per questa serie), insomma non è un grande spottone della proloco, pero' affronta una storia poco conosciuta nel resto d'Italia (Iniziare da Sebastiano Vassalli « Il confine » per cominciare a conoscere quelle storie). Serie fatta molto bene.
Poi ho cominciato a vedere Kostas, con Stefano Fresi. Non esiterei a usare la metafora « monnezza ». Non si capisce perché la TV italiana abbia prodotto una storia ambientata in grecia dove il commissario parla con un accento romano, un poliziotto con un intercalare campano e un giornalista che fa domande in veneto. Storia abbastanza fasulla, poco credibile. le indagini fanno ridere i polli, hanno la credibilità di una storia di paperinik. Dialoghi scritti con il machete de primavalle. Ma comunque mettiamoci qualche inquadratura del partenone, magari al tramonto, mentre Fresi dice a un suo collega « Dovemo da scopri chi è er corpevole ». Una stronzata sesquipedale.
Pare che abbia avuto buoni riscontri di pubblico. Lo so, è il dramma del suffragio universale.