Citazione di: carib il 08 Apr 2021, 00:16
a me questa cosa non sembra difficile da capire
boh
non si tratta di difficoltà a capire, ma di percezione del rischio, cosa che è meno scontata su un piano probabilistico di quel che possano dirci i freddi numeri. Faccio un esempio concreto:
chi rischia col vaccino rischia mille volte tanto col virus, cosa senza dubbio vera.
Ma questa stessa persona può pensare che al momento può tumularsi in casa e non correre rischi in attesa del suo turno Pfizer, mentre il rischio con AZ, seppur notevolmente inferiore, diviene inaggirabile nel momento in cui lo fai.
Dico questo perché secondo me nel considerare la probabilità alcuni di voi cadono in un'errore oggettivista. Mentre mi sembra corretto invece intenderla, come giustamente ricordato da Giorgio Parisi, nei termini soggettivisti avanzati da de Finetti.
Posso testimoniare, come phenix, che anch'io tra le persone over 60 che conosco (i miei genitori, quelli della mia compagna, etc) NESSUNO farà AZ e hanno tutti prenotato Pfizer accettando di aspettare.
Nonostante noi abbiamo insistito, la mia compagna al momento non parla con la madre per questa cosa!
Ma, faccio un esempio, ho consigliato mio padre di sentire il medico per tranquillizzarlo.... e il medico gli ha prescritto le analisi del sangue sul rischio di trombi, allungando i tempi della vaccinazione (prevista ovviamente dopo il risultato di tali analisi)
Ma se il medico usa questo criterio precauzionale, per altro su persone in cui è altamente improbabile una reazione violenta del vaccino perché over 60, capite bene che le armi di FD, della sua compagna, di phenix sono fortemente spuntate.
I buoi sono usciti dal recinto da un pezzo. Ed appellarsi ad una visione delle probabilità oggettive non ci aiuta a comprendere la realtà. perché come ci insegna de Finetti la probabilità e la percezione della stessa è tutt'altro che oggettiva.
Per questo io non ritengo valido il discorso di Laziolubov.
Non perché io pensi che la probabilità di una trombosi cerebrale sia oggettivamente più alta di quella delle complicazione da covid, ma perché le probabilità soggettive, basate sui comportamenti, possono considerare molte più variabili di quelle che sono qui considerate (espresse nel mio discorso, in forma semplificata, dalla tumulazione in casa).
La scienza non può rispondere di questo, non ne ha gli strumenti.
Qui dovrebbe arrivare la politica. E allora stamo freschi. Purtroppo.
Perché oggi la politica si divide tra una visione tecnocratico-espertista (che fa troppo affidamento sull'oggettivismo) e una complotto-populista (che vive di deliri persecutori).
Manca proprio invece quel che servirebbe: un convinto orientamento basato non su presunti freddi numeri, ma su una visione del mondo chiara.
Che un tempo, ad esempio, sosteneva convintamente le vaccinazioni di massa senza aver bisogno di cavillare su numeri infinitesimali. Perché la forza del suo discorso (la protezione sanitaria collettiva) non ne aveva alcun bisogno.
Se oggi c'è questo bisogno tocca domandarsi anzitutto perché. Il problema risiede in questo.