Elezioni europee 2019: i commenti dei Lazionetters.

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Offline LaFonte

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Re:Elezioni europee 2019: i commenti dei Lazionetters.
« Risposta #80 il: 31 Mag 2019, 00:02 »
Vedo che quasi tutti parlate delle elezioni europee in termini di politica interna, che per me è un errore, sia in senso politico che istituzionale.
Peraltro anche la campagna elettorale è stata svolta quasi tutta in termini di politica interna, trascurando questioni essenziali del nostro futuro come il futuro assetto dell'UE ed il ruolo che potrebbero/dovrebbero rivestire i nostri deputati nel parlamento europeo. L'Italia è un paese provinciale, dagli orizzonti limitati, non c'è niente di strano se ciò che viene da fuori la mette in crisi. Non siamo culturalmente preparati ad affrontarlo.
Ed è altrettanto normale che posizioni del tipo "non vogliamo pagare i debiti degli italiani" sembrino manifestazioni di egoismo nazionalista, invece di apparire come la logica risposta all'egoismo italiano che vorrebbe scaricare le conseguenze dell'evasione fiscale italiana sui partner europei.
Solidarietà solo quando ci conviene.

Secondo me è tutto un grandissimo finto equivoco. In realtà l'Italia non ha MAI chiesto un cent agli altri Paesi europei e ha una ricchezza interna enormemente maggiore che gli altri Stati (ergo, se butta veramente male, un prelievo notturno dai conti correnti e il debito cala del 10% in una notte, ovvio che poi ci vuole l'esercito per strada, ma se butta malemalemale ti sistemi così). Sulle pensioni già prima della Fornero eravamo a posto per i 50 anni a venire anche tenendo conto della denatalità, perfettamente in regola con le norme europee.
L'Italia non è un pericolo pubblico, ma fa comodo farlo credere.
Fa comodo agli altri Stati raccontare la storia di un'Italia a rischio perchè in questo modo ci tengono per le palle. Con le agenzie di rating danno una pagella bassa al nostro debito e voila i fondi comuni e gli investitori scappano via, e siamo ricattati: ti impongono di istituzionalizzare il precariato a vita, liberalizzare la qualunque, far lavorare la gente anche la domenica, svendere le aziende storiche a investitori che delocalizzano, far entrare centinaia di migliaia di poveracci uso  manovalanza schiava e animali da monta per figliare, ecc ecc ecc. tutta roba che non serve a NIENTE per il benessere del popolo ma che riempie le tasche alla grande ai banchieri e ricconi vari (italiani e stranieri che sono poi la stessa roba).
Ovvio che prima o poi la gente normale si stufa e vedendo che chi in teoria dovrebbe difendere il popolo sta con questa gentaglia, si butta dall'altra parte. Semplicemente perchè non ci sono altri che dicano "basta abbiamo già dato".
Re:Elezioni europee 2019: i commenti dei Lazionetters.
« Risposta #81 il: 31 Mag 2019, 09:22 »
Non capisco perchè debba essere una colpa.
Come dicono i giornalisti al giorno d'oggi: "se l'offerta politica non è allettante" (linguaggio che tradisce la mercificazione totale della politica) perchè uno deve votare per forza?
....

Come detto a cartesio non è che uno deve votare per forza, anche se non è propriamente esatto.

Però se si vuole che non passi  l'idea che il 30% degli elettori, e quindi degli italiani, hanno votato lega qualcosa anche chi non è andato a votare dovrà farla, a meno che non gli piace essere contatto tra quel 30% comunque.

Penso io, eh.
Re:Elezioni europee 2019: i commenti dei Lazionetters.
« Risposta #82 il: 31 Mag 2019, 09:31 »
Per dire, proporrei una petizione per far si che i risultati vengano letti sulla base del numero degli elettori e non delle schede valide, e lo stesso per la distribuzione dei seggi.

Si avrà un parlamento mezzo vuoto, un bel risparmio in stipendi e spese varie e tanti politici che dovranno pensarci su meglio a come farsi votare

Offline genesis

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Re:Elezioni europee 2019: i commenti dei Lazionetters.
« Risposta #83 il: 02 Giu 2019, 11:59 »
Argomento che conosco bene, posto per brevità la recensione di un libro.

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/05/20/1933-2019/

Siegmund Ginzberg è un signore che ha molto scritto, letto e viaggiato. E all'età di 70 anni si è cimentato in un libro rischiosissimo, quindi benvenuto: "Sindrome 1933", da poco edito da Feltrinelli.

Rischiosissimo, perché - da quando il filosofo Leo Strauss ha coniato l'espressione "reductio ad hitlerum" - è cosa assai scivolosa andare a cercare paragoni tra qualsiasi presente e il tempo del Führer: quei 12 anni dal 1933 al 1945, con la loro follia e i loro campi di sterminio.

Ma Ginzberg non ha paura dell'inevitabile, quasi pavloviana, accusa che gli può piovere addosso: quella di "reductio ad hitlerum", appunto. Sa bene che non siamo ad Auschwitz e neanche alla Kristallnacht, ma non ha paura di indagare su un clima, su una situazione culturale, su un ambiente, su un approccio diffuso. Facendo risaltare come l'ambiente, il clima e il sentire diffuso nella Germania del 1933 presenti impressionanti similitudini con quello attuale in Italia.

Ripeto: non si tratta di paragonare Salvini a Hitler e Morisi a Goebbels. Quella sarebbe davvero banalità. Tra l'altro, il primo nel libro è nominato pochissimo, il secondo neppure citato. Quella di Ginzberg è invece un'accurata ricostruzione di un clima sociale e culturale.

Ginzberg lo fa, anzitutto, andandosi a rileggere uno per uno i quotidiani dell'epoca, che era ancora priva di social network. Trovando peraltro un panorama di testate che somigliano parecchio a quelle fasciotrash nostrane, Libero, La Verità e così via.

Era lì - su quelle pagine - che si specchiavano i sentimenti peggiori e li si legittimava, li si carburava, insomma si gonfiava l'intestino di rabbia.

Era lì che si attaccavano ogni giorno gli immigrati, che nel caso specifico erano ebrei in fuga dai pogrom nell'Europa orientale: ogni fatto di cronaca nera che avesse come protagonista uno di loro veniva urlato ed enfatizzato, a stimolare l'odio. Era lì che ci si indignava o si sghignazzava per i loro comportamenti, i loro cibi, i loro presunti privilegi e così via.

Gli ebrei di allora svolgevano esattamente la funzione degli immigrati di oggi: trovare un colpevole verso cui indirizzare la rabbia per la crisi economica che aveva devastato Weimar dopo la Prima Guerra mondiale.

A proposito: una classe politica fallimentare, chiusa nei suoi giochetti di palazzo, si era intanto fatta odiare per non aver saputo ricostruire, per essersi arroccata nei corridoi del potere a Berlino: e quindi prestava il fianco facilmente, con la propria ignavia, al gigantesco vaffanculo con cui la onoravano ogni giorno più tedeschi, vaffanculo rapidamente incamerato dal partito antisistema fondato da Hitler.

In questa classe politica pascolavano, tra l'altro, anche i socialdemocratici, spesso al governo con i centristi o comunque sostenitori dell'establishment.

Di qui la narrazione dicotomica in cui milioni di tedeschi iniziarono a credere: da un lato gli ebrei, i politici, i socialdemocratici e le élite; dall'altro il popolo, parola nobile eppure rapidamente rapinata dallo Nsdap, il partito di Hitler, che iniziò a usarla a dismisura autorappresentandosi come portatore dei suoi interessi in contrasto con ebrei, élite, casta dei politici, intellettuali, socialdemocratici etc.

E poi, il riduzionismo: Il riduzionismo di tanti tedeschi convinti che Hitler non fosse poi così brutto come gli avversari lo dipingevano, si va beh strilla in piazza ma sa anche mettersi la cravatta, vedrete che alla fine verrà normalizzato da un'alleanza con le destre storiche, «non finiremo come in Italia dove c'è Mussolini» (giuro: Ginzberg cita fior di teste d'uovo convinte che la cancelleria di Hitler non sarebbe mai stata dittatoriale come il governo di Mussolini...).

Ma - intellettuali a parte - la parte più interessante della ricerca sul 1933 di Ginzberg sono i "segnali deboli", quelli che provenivano dalla società. Piccoli fatti di cronaca appena riportati, di solito insulti per strada a ebrei, un tizio che rifiuta di farsi tagliare i capelli da un barbiere quando scopre che è ebreo, una lettera a un giornale in cui una lettrice si lamenta perché la tal negoziante ebrea fa i prezzi troppo alti, altra gente che scrive arrabbiata perché gli ebrei rubano loro i sussidi sociali. E così via.

Sono questi infiniti segnali deboli a farci rivivere il clima, appunto. In cui chi si opponeva al mainstream antiebraico era un pappamolle, un membro dell'élite, un pietista. Vi ricorda nulla?

No, non c'è nessuna "reductio ad hitlerum" nell'impressionante libro di Ginzberg. C'è lo studio e la rievocazione di un ambiente storico, di una fase impazzita che evidentemente l'umanità ciclicamente attraversa, nei momenti di paura e di crisi.

In fondo, ce l'aveva già spiegato bene il nostro Manzoni, tantissimi anni fa, con la sua Storia della colonna [...], e siamo sempre lì, al buon senso che cede al senso comune.

Offline surg

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6862
Re:Elezioni europee 2019: i commenti dei Lazionetters.
« Risposta #84 il: 02 Giu 2019, 18:25 »
I consulenti economici della Lega, con in testa Borghi, sono pericolosi. Mi auguro che la Lega faccia la fine del M5S prima di combinare guai irrimediabili
Re:Elezioni europee 2019: i commenti dei Lazionetters.
« Risposta #85 il: 02 Giu 2019, 19:39 »
I consulenti economici della Lega, con in testa Borghi, sono pericolosi. Mi auguro che la Lega faccia la fine del M5S prima di combinare guai irrimediabili

No, figurate, il trio fantasticus (borghi, bagnai, savona) non è affatto pericoloso, perlomeno finchè non si impara a contare.
Quando ce la faranno, ci sarà già un'oceano tra me, i miei averi e questi figuri.

Il problema è che le loro cazzate post keynesiane sono condivise dal 98% degli italiani e dalla totalità degli occupanti delle due camere.
QUESTO è pericoloso.
Un popolo di persone economicamente ignoranti e convinte che lo stato crei ricchezza.
Re:Elezioni europee 2019: i commenti dei Lazionetters.
« Risposta #86 il: 02 Giu 2019, 19:56 »
Se non si riesce a sollevare il mondo non è detto che sia colpa di Archimede.
Re:Elezioni europee 2019: i commenti dei Lazionetters.
« Risposta #87 il: 02 Giu 2019, 21:05 »
Argomento che conosco bene, posto per brevità la recensione di un libro.

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/05/20/1933-2019/

Siegmund Ginzberg è un signore che ha molto scritto, letto e viaggiato. E all'età di 70 anni si è cimentato in un libro rischiosissimo, quindi benvenuto: "Sindrome 1933", da poco edito da Feltrinelli.

Rischiosissimo, perché - da quando il filosofo Leo Strauss ha coniato l'espressione "reductio ad hitlerum" - è cosa assai scivolosa andare a cercare paragoni tra qualsiasi presente e il tempo del Führer: quei 12 anni dal 1933 al 1945, con la loro follia e i loro campi di sterminio.

Ma Ginzberg non ha paura dell'inevitabile, quasi pavloviana, accusa che gli può piovere addosso: quella di "reductio ad hitlerum", appunto. Sa bene che non siamo ad Auschwitz e neanche alla Kristallnacht, ma non ha paura di indagare su un clima, su una situazione culturale, su un ambiente, su un approccio diffuso. Facendo risaltare come l'ambiente, il clima e il sentire diffuso nella Germania del 1933 presenti impressionanti similitudini con quello attuale in Italia.

Ripeto: non si tratta di paragonare Salvini a Hitler e Morisi a Goebbels. Quella sarebbe davvero banalità. Tra l'altro, il primo nel libro è nominato pochissimo, il secondo neppure citato. Quella di Ginzberg è invece un'accurata ricostruzione di un clima sociale e culturale.

Ginzberg lo fa, anzitutto, andandosi a rileggere uno per uno i quotidiani dell'epoca, che era ancora priva di social network. Trovando peraltro un panorama di testate che somigliano parecchio a quelle fasciotrash nostrane, Libero, La Verità e così via.

Era lì - su quelle pagine - che si specchiavano i sentimenti peggiori e li si legittimava, li si carburava, insomma si gonfiava l'intestino di rabbia.

Era lì che si attaccavano ogni giorno gli immigrati, che nel caso specifico erano ebrei in fuga dai pogrom nell'Europa orientale: ogni fatto di cronaca nera che avesse come protagonista uno di loro veniva urlato ed enfatizzato, a stimolare l'odio. Era lì che ci si indignava o si sghignazzava per i loro comportamenti, i loro cibi, i loro presunti privilegi e così via.

Gli ebrei di allora svolgevano esattamente la funzione degli immigrati di oggi: trovare un colpevole verso cui indirizzare la rabbia per la crisi economica che aveva devastato Weimar dopo la Prima Guerra mondiale.

A proposito: una classe politica fallimentare, chiusa nei suoi giochetti di palazzo, si era intanto fatta odiare per non aver saputo ricostruire, per essersi arroccata nei corridoi del potere a Berlino: e quindi prestava il fianco facilmente, con la propria ignavia, al gigantesco vaffanculo con cui la onoravano ogni giorno più tedeschi, vaffanculo rapidamente incamerato dal partito antisistema fondato da Hitler.

In questa classe politica pascolavano, tra l'altro, anche i socialdemocratici, spesso al governo con i centristi o comunque sostenitori dell'establishment.

Di qui la narrazione dicotomica in cui milioni di tedeschi iniziarono a credere: da un lato gli ebrei, i politici, i socialdemocratici e le élite; dall'altro il popolo, parola nobile eppure rapidamente rapinata dallo Nsdap, il partito di Hitler, che iniziò a usarla a dismisura autorappresentandosi come portatore dei suoi interessi in contrasto con ebrei, élite, casta dei politici, intellettuali, socialdemocratici etc.

E poi, il riduzionismo: Il riduzionismo di tanti tedeschi convinti che Hitler non fosse poi così brutto come gli avversari lo dipingevano, si va beh strilla in piazza ma sa anche mettersi la cravatta, vedrete che alla fine verrà normalizzato da un'alleanza con le destre storiche, «non finiremo come in Italia dove c'è Mussolini» (giuro: Ginzberg cita fior di teste d'uovo convinte che la cancelleria di Hitler non sarebbe mai stata dittatoriale come il governo di Mussolini...).

Ma - intellettuali a parte - la parte più interessante della ricerca sul 1933 di Ginzberg sono i "segnali deboli", quelli che provenivano dalla società. Piccoli fatti di cronaca appena riportati, di solito insulti per strada a ebrei, un tizio che rifiuta di farsi tagliare i capelli da un barbiere quando scopre che è ebreo, una lettera a un giornale in cui una lettrice si lamenta perché la tal negoziante ebrea fa i prezzi troppo alti, altra gente che scrive arrabbiata perché gli ebrei rubano loro i sussidi sociali. E così via.

Sono questi infiniti segnali deboli a farci rivivere il clima, appunto. In cui chi si opponeva al mainstream antiebraico era un pappamolle, un membro dell'élite, un pietista. Vi ricorda nulla?

No, non c'è nessuna "reductio ad hitlerum" nell'impressionante libro di Ginzberg. C'è lo studio e la rievocazione di un ambiente storico, di una fase impazzita che evidentemente l'umanità ciclicamente attraversa, nei momenti di paura e di crisi.

In fondo, ce l'aveva già spiegato bene il nostro Manzoni, tantissimi anni fa, con la sua Storia della colonna [...], e siamo sempre lì, al buon senso che cede al senso comune.


Quel processo storico è enormemente più complesso. A me qualsiasi assimilazione con il momento presente mi fa ridere e in parte incazzare.
Se hai voglia e tempo, la migliore analisi storica la fece uno studioso italiano, Massimo Ferrari Zumbini, nel suo  Die Wurzeln des Bösen: Gründerjahre des Antisemitismus : von der Bismarckzeit zu Hitler.
Il Mulino ne ha curato l’edizione italiana (Le radici del male), lo trovi su Amazon.
Re:Elezioni europee 2019: i commenti dei Lazionetters.
« Risposta #88 il: 02 Giu 2019, 21:52 »
Quel processo storico è enormemente più complesso. A me qualsiasi assimilazione con il momento presente mi fa ridere e in parte incazzare.
Se hai voglia e tempo, la migliore analisi storica la fece uno studioso italiano, Massimo Ferrari Zumbini, nel suo  Die Wurzeln des Bösen: Gründerjahre des Antisemitismus : von der Bismarckzeit zu Hitler.
Il Mulino ne ha curato l’edizione italiana (Le radici del male), lo trovi su Amazon.

Oddio, questo viso non mi è nuovo.  :)
In effetti era il mio professore all'università. E, mi sa, che studiai proprio su quel libro. Ti parlo da studente pessimo...

Offline surg

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6862
Re:Elezioni europee 2019: i commenti dei Lazionetters.
« Risposta #89 il: 03 Giu 2019, 17:32 »
Quel processo storico è enormemente più complesso. A me qualsiasi assimilazione con il momento presente mi fa ridere e in parte incazzare.
Se hai voglia e tempo, la migliore analisi storica la fece uno studioso italiano, Massimo Ferrari Zumbini, nel suo  Die Wurzeln des Bösen: Gründerjahre des Antisemitismus : von der Bismarckzeit zu Hitler.
Il Mulino ne ha curato l’edizione italiana (Le radici del male), lo trovi su Amazon.
Su Amazon risulta esaurito
Re:Elezioni europee 2019: i commenti dei Lazionetters.
« Risposta #90 il: 04 Giu 2019, 09:57 »
Su Amazon risulta esaurito

Qui dovrebbe essere disponibile

https://www.abebooks.it/servlet/SearchResults?isbn=9788815080790&n=100121501&cm_sp=mbc-_-ISBN-_-new

Dalle altre parti, compreso nel negozio online del suo editore (Il Mulino), risulta non disponibile.
Purtroppo la mia copia deve essere andata perduta in qualche pulizia del garage. :(

Edit: se dovessi conoscere il tedesco...

https://www.ebay.it/itm/Massimo-Ferrai-Zumbini-Die-Wurzeln-des-Bosen-Grunderjahre-des-Antisemitismus/362619790982?hash=item546dd2e686:g:P4MAAOSw9ZtcYF4i
Re:Elezioni europee 2019: i commenti dei Lazionetters.
« Risposta #91 il: 04 Giu 2019, 10:33 »
Qui dovrebbe essere disponibile

https://www.abebooks.it/servlet/SearchResults?isbn=9788815080790&n=100121501&cm_sp=mbc-_-ISBN-_-new

Dalle altre parti, compreso nel negozio online del suo editore (Il Mulino), risulta non disponibile.
Purtroppo la mia copia deve essere andata perduta in qualche pulizia del garage. :(

Edit: se dovessi conoscere il tedesco...

https://www.ebay.it/itm/Massimo-Ferrai-Zumbini-Die-Wurzeln-des-Bosen-Grunderjahre-des-Antisemitismus/362619790982?hash=item546dd2e686:g:P4MAAOSw9ZtcYF4i

Ottimo. L’hai seguito come professore? Com’era? Come autore è mostruoso, quel libro è un affresco pazzesco.

Offline genesis

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19455
Re:Elezioni europee 2019: i commenti dei Lazionetters.
« Risposta #92 il: 05 Giu 2019, 07:27 »
Quel processo storico è enormemente più complesso. A me qualsiasi assimilazione con il momento presente mi fa ridere e in parte incazzare.
Se hai voglia e tempo, la migliore analisi storica la fece uno studioso italiano, Massimo Ferrari Zumbini, nel suo  Die Wurzeln des Bösen: Gründerjahre des Antisemitismus : von der Bismarckzeit zu Hitler.
Il Mulino ne ha curato l’edizione italiana (Le radici del male), lo trovi su Amazon.

Ma il tema del libro non è tanto il nazismo, quanto il clima culturare, il sentire comune, i segnali che si vivono nei momenti di grave crisi economica.
Fred Ulhman, l'autore dell'Amico Ritrovato, giovane dirigente dell'SPD, scriveva nella sua autobiografia che bisognava aver vissuto la crisi economica degli anni venti in Germania per capire il successo del nazismo.
Re:Elezioni europee 2019: i commenti dei Lazionetters.
« Risposta #93 il: 05 Giu 2019, 12:23 »
Ma il tema del libro non è tanto il nazismo, quanto il clima culturare, il sentire comune, i segnali che si vivono nei momenti di grave crisi economica.
Fred Ulhman, l'autore dell'Amico Ritrovato, giovane dirigente dell'SPD, scriveva nella sua autobiografia che bisognava aver vissuto la crisi economica degli anni venti in Germania per capire il successo del nazismo.

Si certo, il fenomeno oggetto dello studio non è il nazismo ma è l'antisemitismo; meglio, il percorso evolutivo dall'antigiudaismo all'antisemitismo; ma il metodo di analisi è multiculturale, abbracciando anche la dinamica politica tedesca che porta al nazismo. Sopratutto, mi pare che la "scoperta" storiografica assolutamente originale è quella dell'inidividuazione delle "radici" culturali di Hitler nel pensiero di Fritsch (il suo meraviglioso Antisemiten-Katechismus, pubblicato nel 1887).
 

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