How dare you?

Aperto da Rorschach, 24 Set 2019, 10:16

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James M. McGill

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No Danny, approfondisci, fai la cortesia.
6 V/m sono solo valori raccomandati. Un qualsiasi elettrodomestico, a 1 metro di distanza incide molto di più in condizioni normali; 10, 20 volte di più.
La cosa è totalmente controversa e nasce da una perizia molto dubbia e dal timore chegli alti tralicci incutono, e... dal soffiare sul fuoco degli immancabili anticlericali.



FatDanny

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No, come al solito sei tu che quando vieni toccato nel vivo e non hai argomenti provi a buttarla in caciara.

1) 6 V/m non è un valore raccomandato, ma un limite fissato da un decreto interministeriale del 1998.
È LEGGE.

2) un qualsiasi elettrodomestico, a differenza di un'antenna, non lo usi per oltre quattro ore standogli ad un metro di distanza. E il decreto, guarda un po', oltre a fissare quel limite fissa la durata dell'esposizione.
Ecco perché per gli elettrodomestici non vale e per le antenne si, visto che l'esposizione alle antenne è costante, H24.

3) non c'è alcuna controversia né perizia dubbia ma una condanna definitiva perché radio vaticana con le sue emissioni ha causato l'aumento dei casi di leucemia nei dintorni di Cesano. PUNTO.
Leucemia Jimmy, non raffreddore. Morti orribili, anche di persone giovani.
la correlazione tra emissioni e leucemia ha in questo caso una statistica talmente chiara ed evidente che è l'esatto contrario di quanto affermi: solo la forza politica del vaticano ha ridotto la cosa ad un risarcimento e non alla brutalizzazione assoluta che un caso del genere avrebbe meritato. Una roba da andare sotto casa dei responsabili con sassi bastoni e forche. Altro che cloro, si sarebbero meritati di ben peggio.

Se si fosse trattato di un'emittente privata oltre che la confisca immediata dei terreni i responsabili li avrebbero lasciati a marcire in una prigione buia fino alla fine dei loro giorni.

Quindi facci il favore, almeno evita la pantomima

cartesio

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Citazione di: MadBob79 il 24 Set 2019, 13:55
le serie lotte ambientaliste fatte su basi scientifiche da chi effettivamente sa di cosa parla hanno portato a più o meno stocazzo. 

Ammirazione per stocazzo gigantesco e ramificato, praticamente una piovra gigante.

Per dare un'idea di cosa ha prodotto l'ambientalismo italiano/europeo, possiamo ricordare che in Italia ci sono circa 18.000 depuratori

http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_IMPDEP

Magari anche ricordare un referendum che ha bloccato la costruzione di un sistema di centrali nucleari.

E il riciclaggio dei rifiuti? Il fatto che ora buona parte dei rifiuti venga avviata a procedure di riconversione separate per organico/carta/vetro/imballaggi leggeri è un'altro prodotto di un'attenzione ai problemi ambientali che qualche decennio fa non esisteva.

Per non parlare dello sviluppo che hanno avuto le "energie alternative" ovvero quelle basate su fonti rinnovabili, sicuramente non motivato a questioni di profitto immediato. Attualmente l'Italia è il quinto produttore europeo di energia eolica

https://www.qualenergia.it/articoli/20180213-eolico-i-dati-2017-sull-installato-italia-europa-e-nel-mondo/

ed  il 7% del fabbisogno di energia elettrica viene da impianti fotovoltaici

https://it.wikipedia.org/wiki/Produzione_di_energia_elettrica_in_Italia#Energia_da_fonti_rinnovabili

Direi che stocazzo gode di ottima salute, beato lui.

James M. McGill

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Citazione di: FatDanny il 28 Set 2019, 21:01
No, come al solito sei tu che quando vieni toccato nel vivo e non hai argomenti provi a buttarla in caciara.

1) 6 V/m non è un valore raccomandato, ma un limite fissato da un decreto interministeriale del 1998.
È LEGGE.

2) un qualsiasi elettrodomestico, a differenza di un'antenna, non lo usi per oltre quattro ore standogli ad un metro di distanza. E il decreto, guarda un po', oltre a fissare quel limite fissa la durata dell'esposizione.
Ecco perché per gli elettrodomestici non vale e per le antenne si, visto che l'esposizione alle antenne è costante, H24.

3) non c'è alcuna controversia né perizia dubbia ma una condanna definitiva perché radio vaticana con le sue emissioni ha causato l'aumento dei casi di leucemia nei dintorni di Cesano. PUNTO.
Leucemia Jimmy, non raffreddore. Morti orribili, anche di persone giovani.
la correlazione tra emissioni e leucemia ha in questo caso una statistica talmente chiara ed evidente che è l'esatto contrario di quanto affermi: solo la forza politica del vaticano ha ridotto la cosa ad un risarcimento e non alla brutalizzazione assoluta che un caso del genere avrebbe meritato. Una roba da andare sotto casa dei responsabili con sassi bastoni e forche. Altro che cloro, si sarebbero meritati di ben peggio.

Se si fosse trattato di un'emittente privata oltre che la confisca immediata dei terreni i responsabili li avrebbero lasciati a marcire in una prigione buia fino alla fine dei loro giorni.

Quindi facci il favore, almeno evita la pantomima

1) NO, CAZZO.
Sintesi:
http://www.unipd-org.it/rls/pericolirischi/Rischi/Fisico/Campi%20magnetici/Sorgenti%20radiofrequenze.html
La legge quadro:
http://people.roma2.infn.it/~carboni/campi-EM/leggi/L010361.html

6 V/m NON E' il limite, è il valore di attenzione.

2) Una radio, un'Alexa, fanno a 30 cm 180, CENTOTTANTA, V/m. Ma l'importante è non riprodurre messe, musica sacra o altro preghierame. In quel caso sì che diventano pericolosi.
FONTI, AGAIN.
http://www.unipd-org.it/rls/pericolirischi/Rischi/Fisico/Campi%20magnetici/Sorgenti%20radiofrequenze.html

3) Che le antenne abbiano causato la Leucemia è il risultato dui una perizia. Io la giudico controversa: le analisi di laboratorio NEGANO correlazione tra elettromagnetismo e leucemia, la perizia ebbe carattere statistico e non spiegava la non correlazione tra distanza dalle antenne e fluttuazione dei casi.


E basta darmi di quello "che manda in caciara", quando sono l'unico che mette fonti, numeri, calcoli.

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carib

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 :lol:

FD, stacce, chi mette in relazione le riserve auree del 1929 di un'economia prevalentemente agricola e che ha appena visto affondare l'Ilva e l'Ansaldo, con il Pil del 2019 dell'ottava economia mondiale è un panda da preservare. In formalina, con calcolatrice finanziaria annessa.

arturo

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Basta sfiorare una tonaca e parte la contraerea.
Ma c'ha un sensore?  :=))

Tarallo

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E parte anche il whataboutism e benaltrismo di cui si parlava prima.
Un classico.

UnDodicesimo

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allora vi aiuto a tornare in topic, con alcune considerazioni ad hoc.  ;)

partendo da una cosa che avevo scritto su un altro topic...

Citazione di: UnDodicesimo il 07 Ago 2019, 17:07
...
poco piu' di un anno fa e' stata resa operativa la Rampion Wind Farm, di fronte al 'litorale' di Brighton, mi e' capitato di notarla, non si puo' davvero fare a meno, un paio di settimane fa quando ci sono andato.

per curiosita' mi sono informato, via internet, e fatto un paio di calcoli.

L'intero sito ha una capacita' massima di 400MW, meno della meta' di quanto originariamente ideato per 'ottimizzare il progetto sul miglior fondo marino possibile' nel tentativo di tagliarne i costi (https://www.windpoweroffshore.com/article/1323371/eon-cuts-rampion-43) e la stessa occupa un area di 72 kmq.

La produzione di energia permette(rebbe) di soddisfare i bisogni di 290 mila abitazioni. il calcolo fu fatto pero' per un consumo annuale di 4,7 MW che ha mio avviso e' decisamente al di sopra della vera media, da cui il condizionale tra parentesi. https://www.energybrokers.co.uk/news/eon-energy/e-on-announces-final-116-turbine-design-for-rampion-offshore-wind-farm

Usando gli stessi valori di produzione annuali ma per un cosunmo di appena 2 MW per abitazione, al di sotto della media, si ottiene invece una 'copertura' di 683 mila abitazioni. Da notare che tale produzione prevede un output di massima potenza (400MW) per piu' di 9 ore ogni giorno dell'anno.

come detto parliamo di un sito di 72kmq, che diviso per 684 mila da una superficie di 105 mq e rotti.

ossia, in poche parole per produrre l'elettricita' tramite l'eolico di una abitazione che consumi non piu' di 2 MW all'anno, servono piu' 100mq, una superficie probabilmente maggiore della superficie dell'abitazione stessa.

le altre due maggiori sorgenti di energia rinnovabile, solare ed idroelettrica, sebbene non sappia con precisione il rapporto area/energia, hanno comunque lo svantaggio di non poter essere installate off-shore, occupando quindi aree che non potranno essere destinate a produrre cibo, o essere abitabili, o altro, in un mondo dove lo 'spazio' diventa sempre piu' stretto.

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FatDanny

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Citazione di: James M. McGill il 28 Set 2019, 21:44
1) NO, CAZZO.
Sintesi:
http://www.unipd-org.it/rls/pericolirischi/Rischi/Fisico/Campi%20magnetici/Sorgenti%20radiofrequenze.html
La legge quadro:
http://people.roma2.infn.it/~carboni/campi-EM/leggi/L010361.html

6 V/m NON E' il limite, è il valore di attenzione.

2) Una radio, un'Alexa, fanno a 30 cm 180, CENTOTTANTA, V/m. Ma l'importante è non riprodurre messe, musica sacra o altro preghierame. In quel caso sì che diventano pericolosi.
FONTI, AGAIN.
http://www.unipd-org.it/rls/pericolirischi/Rischi/Fisico/Campi%20magnetici/Sorgenti%20radiofrequenze.html

3) Che le antenne abbiano causato la Leucemia è il risultato dui una perizia. Io la giudico controversa: le analisi di laboratorio NEGANO correlazione tra elettromagnetismo e leucemia, la perizia ebbe carattere statistico e non spiegava la non correlazione tra distanza dalle antenne e fluttuazione dei casi.


E basta darmi di quello "che manda in caciara", quando sono l'unico che mette fonti, numeri, calcoli.

Continui a tentare di buttarla in caciara, metti link convinto che le persone ti diano credibilità senza leggersi papielli legislativi infiniti (caschi male). rinnovo l'invito ad evitarlo, poi non ti lamentare se ci sono conseguenze per chi fa l'azzeccagarbugli.

1) il valore di attenzione É un limite che la stessa legge quadro impone non venga superato.
Si distingue dal limite assoluto (20) perchè vigente solo in centri abitati. Riporto il comma per intero (articolo 3):

limite di esposizione: è il valore di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, considerato come valore di immissione, definito ai fini della tutela della salute da effetti acuti, che non deve essere superato in alcuna condizione di esposizione della popolazione e dei lavoratori per le finalita' di cui all'articolo 1, comma 1, lettera a);
valore di attenzione: è il valore di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, considerato come valore di immissione, che non deve essere, superato negli ambienti abitativi, scolastici e nei luoghi adibiti a permanenze prolungate per le finalita' di cui all'articolo 1, comma 1, lettere b) e c). Esso costituisce misura di cautela ai fini della protezione da possibili effetti a lungo termine e deve essere raggiunto nei tempi e nei modi previsti dalla legge;



ALTRO CHE VALORE RACCOMANDATO.
tu pensa su che cosa stai facendo l'azzeccagarbugli: fare passare un limite di legge per valore raccomandato riguardo casi di leucemia che hanno ammazzato centinaia di persone, inclusi diversi bambini.
E tutto questo per difendere il Vaticano. Complimenti, molto cristiano. Ma sul serio eh.

2) ti ho già spiegato che conta il tempo di esposizione. Una radio ha valori di tensione molto più alti ma non stai a 30 cm dal suo ripetitore per mezza giornata. Se vivi vicino ad un antenna quelle emissioni le becchi sempre

3) no certo, so state le sciekimike a causare un'incidenza moltiplicata della leucemia.
Pensa tu il caso, proprio dove stavano le antenne di radio vaticana. Le vie del Signore sono infinite.
È incredibile a che livello di negazione si possa arrivare per interessi propri.

Questa è la perizia comunque, visto che ti piace leggere documenti molto lunghi:

https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&url=http://download.repubblica.it/pdf/2010/perizia1.pdf&ved=2ahUKEwiOtJbKzfXkAhXBsKQKHcQHDZ0QFjABegQIBBAK&usg=AOvVaw0gv1ijtsr1J_DTwsVkGWYB

James M. McGill

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Già letta la perizia. Ora basta con l'OT, che non ci vogliamo capire.

er polipo

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Citazione di: Tarallo il 28 Set 2019, 09:38
OT
Io ho figli e quindi, per quanto l'umanità lo meriterebbe, non tifo per la (ormai inevitabile) catastrofe, ma l'immagine de er polipo improvvisamente sollevato da un inatteso uragano sur pigneto mentre conta i peli der culo a Greta mi genera insopprimibile gaudio. Ce metto pure SK, tiè.
Ok, mezzo gaudio, perché quell'uragano porterà via anche altro, ma in tempi di apocalisse ci si deve accontentare.
EOT

Caro tarallo, non conto affatto i peli der culo de Greta. E' una persona che ammiro in molti aspetti e di cui condivido il messaggio di fondo ("Cari potenti della terra: avete disassemblato l'apparato testicolare. E' giunta l'ora de cambia' registro"). Prendo atto che per te e per tanti altri qui sopra non si ha il diritto, io e chi la pensa come me, di non condividere il modo con cui quel messaggio viene promulgato. Bene cosi'.

PS
Anche io ho figli. E non vorrei mai che i tuoi figli te vedessero sollevato da un uragano. Pensa un po' quanto sono cattivo, eh?

carib

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Citazione di: FatDanny il 29 Set 2019, 10:30

E tutto questo per difendere il Vaticano. Complimenti, molto cristiano. Ma sul serio eh.


In realtà è davvero molto cristiano. Perché certa gente crede che la vita sia di dio (lui dà, lui toglie, come la troca) e quindi anche la leucemia è un dono, un viatico per la vita eterna


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cartesio

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Citazione di: UnDodicesimo il 29 Set 2019, 10:22
le altre due maggiori sorgenti di energia rinnovabile, solare ed idroelettrica, sebbene non sappia con precisione il rapporto area/energia, hanno comunque lo svantaggio di non poter essere installate off-shore, occupando quindi aree che non potranno essere destinate a produrre cibo, o essere abitabili, o altro, in un mondo dove lo 'spazio' diventa sempre piu' stretto.

Vale per le grandi centrali idroelettriche, ma non per le centraline che sono nate in vari siti di montagna.

Non vale per i pannelli fotovoltaici, che posso essere installati sopra le abitazioni.



Idem per i pannelli solari, che scaldano l'acqua in loco. Nota che riscaldare acqua usando elettricità o gas  è un'impiego a basso rendimento energetico, per cui si spreca molta energia, cosa che non accade coi pannelli.

Tra l'altro va considerato il fatto che le grandi centrali portano l'energia lontano, ed è stato calcolato che c'è una dispersione del 10% in media. Quindi una centrale che produce 100 in realtà contribuisce per 90. Invece i pannelli producono energia che viene consumata senza dispersione.

UnDodicesimo

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Citazione di: cartesio il 29 Set 2019, 17:33
Vale per le grandi centrali idroelettriche, ma non per le centraline che sono nate in vari siti di montagna.

Non vale per i pannelli fotovoltaici, che posso essere installati sopra le abitazioni.



Idem per i pannelli solari, che scaldano l'acqua in loco. Nota che riscaldare acqua usando elettricità o gas  è un'impiego a basso rendimento energetico, per cui si spreca molta energia, cosa che non accade coi pannelli.

Tra l'altro va considerato il fatto che le grandi centrali portano l'energia lontano, ed è stato calcolato che c'è una dispersione del 10% in media. Quindi una centrale che produce 100 in realtà contribuisce per 90. Invece i pannelli producono energia che viene consumata senza dispersione.

Quindi queste sono 'sbagliate'?

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettrica_fotovoltaica


giovannidef

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Citazione di: UnDodicesimo il 29 Set 2019, 19:21
Quindi queste sono 'sbagliate'?

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettrica_fotovoltaica
sono utili in zone desertiche
il giorno in cui su ogni tetto ci sarà un impianto fotovoltaico cambierà più di qualcosa
sono invece contro i pannelli che riscaldano l'acqua, infatti li ho tolti per aumentare il fotovoltaico

cartesio

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Citazione di: UnDodicesimo il 29 Set 2019, 19:21
Quindi queste sono 'sbagliate'?

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettrica_fotovoltaica

È sbagliato il tuo ragionamento sulla quantità di spazio sottratto ad altri usi. I pannelli in gran parte si sovrappongono a costruzioni preesistenti.
Ci sono anche progetti per le strade di cui non conosco il grado di realizzazione,

http://www.ansa.it/canale_motori/notizie/eco_mobilita/2017/12/27/in-cina-autostrada-in-pannelli-fotovoltaici-produce-energia_bcdcf18a-9dcf-41d9-8ccc-722d791a4325.html


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NandoViola

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Citazione di: giovannidef il 30 Set 2019, 00:16
sono utili in zone desertiche
il giorno in cui su ogni tetto ci sarà un impianto fotovoltaico cambierà più di qualcosa
sono invece contro i pannelli che riscaldano l'acqua, infatti li ho tolti per aumentare il fotovoltaico
puoi spiegare? grazie.

FatDanny

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https://jacobinitalia.it/non-possiamo-salvare-il-pianeta-da-soli/

Articolo molto interessante, corredato da numeri abbastanza schiaccianti


Non possiamo salvare il pianeta da soli

Philipp Chmel

La crisi climatica è probabilmente la sfida più grande che l'umanità abbia mai affrontato, e le sue proporzioni e la sua urgenza non fanno altro che aumentare. È chiaro che dobbiamo ridurre le emissioni di CO2, e che farlo è una responsabilità soprattutto del nord del mondo.

Com'è facile dedurre, siamo «noi occidentali» a dover cambiare il nostro stile di vita per poter costruire un mondo più giusto e sostenibile. Non sorprende, allora, che il consumo etico (o sostenibile) sia diventato una risposta diffusa e popolare al disastro imminente. Addirittura, uno studio del 2018 condotto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti ha rivelato che il 70% delle persone crede che i singoli consumatori siano i più responsabili nella protezione dell'ambiente.

Il consumo sostenibile è attrattivo tanto per i produttori quanto per i consumatori: dopo tutto, offre la possibilità di continuare a consumare mentre contemporaneamente ci si preoccupa degli altri e dell'ambiente. Alle persone viene data l'opportunità di fare qualcosa contro il pericolo astratto e opprimente rappresentato dalla crisi climatica, senza però il bisogno di impegnarsi in cambiamenti radicali.

Letto nei termini del nostro attuale sistema economico, sembra quasi avere senso. Il consumo sostenibile combina la necessità economica di crescita e profitto con i valori della sostenibilità ecologica e sociale. La pretesa – o l'illusione – è che tutte queste cose possano prosperare insieme e in armonia. Claudia Langer, la fondatrice del sito di lifestyle sostenibile utopia.de, definisce questo «movimento» come «la rivoluzione più pacifica di tutti i tempi», dichiarando che oggi sono le scelte dei consumatori a definire in che direzione si muovono le aziende.

Ma è davvero così? Sembra davvero molto improbabile. Basti pensare che – per dirne una – 100 aziende sono responsabili, da sole, del 71% delle emissioni globali di gas serra emessi dal 1988 a oggi. Davvero stiamo decidendo noi consumatori come devono andare le cose? O più semplicemente ci stiamo facendo abbindolare dalle grandi aziende e dal movimento dello sviluppo sostenibile? Forse le loro soluzioni – e i loro interessi – non sono gli stessi della maggioranza della società.

Effetti diseguali
Nel pensare all'impatto umano sull'ambiente, è importante considerare che gli effetti negativi della crisi climatica non sono gli stessi per tutti: al contrario, sono strettamente connessi alle diseguaglianze economiche e ad altri squilibri strutturali di potere. Non solo la crisi climatica rappresenta una minaccia all'umanità in generale, ma aumenta e riproduce le diseguaglianze esistenti. Una delle ragioni principali è che l'origine della crisi climatica e le sue conseguenze sono inestricabilmente connesse al nostro sistema economico, il capitalismo, e alle diseguaglianze di potere sociale come il patriarcato e il razzismo.

La diseguaglianza nelle emissioni di carbone pro-capite è stata sottolineata da uno studio Oxfam del 2015 che ha messo a confronto le emissioni dei consumi delle persone in base al reddito e alla ricchezza. I risultati sono notevoli sotto due aspetti. Primo, dimostrano che il 10 percento più ricco è responsabile di oltre il 50 percento delle emissioni globali di CO2, mentre il 50% più povero messo insieme ne produce soltanto il 10 percento. Secondo, lo studio dimostra che il gruppo di persone che emette meno CO2 è anche il gruppo che soffre di più per gli effetti del cambiamento climatico. Il 50% più povero vive prevalentemente in nazioni vulnerabili, ed è maggiormente a rischio di inondazioni, siccità e ondate di caldo. Diseguaglianze del genere si riscontrano anche all'interno della stessa nazione.

L'uragano Katrina rappresenta un esempio lampante: le persone povere, gli anziani e i neri sono stati colpiti più duramente e avevano meno risorse per affrontare il disastro. Soprattutto nel sud del mondo, le donne sono più a rischio degli uomini, cosa in parte dovuta a una distribuzione del lavoro basata sul genere. Il carico di lavoro delle donne aumenta se sono dipendenti da un'agricoltura piovana e responsabili dell'approvvigionamento dell'acqua, che diventa sempre meno accessibile con il prosciugarsi delle risorse. Le donne portano in maniera sproporzionata il carico sociale della cura degli anziani e dei malati, e sono dunque maggiormente a contatto con le situazioni di malasanità.

Queste diseguaglianze così polarizzate risultano ancora più drastiche se consideriamo chi sta beneficiando dallo sviluppo degli interessi economici nel settore dei combustibili fossili. Dal 2010 al 2015, il numero di persone sulla lista dei multi-miliardari di Forbes che avevano un interesse diretto nell'aumento della produzione dei combustibili fossili è salito da 54 a 88, mentre la loro ricchezza combinata è cresciuta da 200 miliardi di dollari a 300 miliardi. Questa piccola élite sta ricavando profitto direttamente dalle azioni e dalle politiche che danneggiano l'ambiente, e non ha chiaramente nessun interesse a cambiare lo status quo.

Bello ma inutile
Se è vero che non tutti sono danneggiati allo stesso modo dal disastro climatico, possiamo giustamente chiederci cosa implica questo dato di fatto per gli strumenti più efficaci a invertire la tendenza. Uno dei problemi nel rispondere a questa domanda è rappresentato dal fallimento dei tentativi esistenti di cambiamento strutturale. Per fare un esempio da manuale, guardiamo all'Accordo di Parigi delle Nazioni unite. Qui, 196 paesi hanno promesso di contenere l'aumento della temperatura comparato ai livelli pre-industriali al di sotto di 2 gradi, o preferibilmente persino di 1,5, e di raggiungere le zero emissioni entro il 2050. L'obiettivo è chiaro, le misure necessarie sono conosciute, e gli strumenti sono pronti, ma manca l'azione. I governi non stanno procedendo secondo l'accordo che hanno firmato, e gli Stati Uniti si sono addirittura ritirati.

Questo fallimento a livello istituzionale ha chiaramente dirottato l'attenzione sugli approcci individuali come il consumo sostenibile. Diversi strumenti sono stati sviluppati per supportarne la ricerca. Numerosi siti web ci permettono di calcolare la nostra impronta energetica, e ci vengono costantemente offerti suggerimenti su come ridurre le nostre personali emissioni di CO2, dal mangiare meno carne e prodotti caseari, all'usare di meno la macchina, volare di meno, spegnere le luci, o comprare prodotti organici e del commercio equo. Non solo fare cambiamenti del genere ci sembra ragionevole, data la catastrofe imminente, ma il consumo sostenibile ci dà la sensazione di avere il controllo: siamo noi a decidere cosa comprare e dunque cosa viene prodotto. Puniamo le aziende poco etiche attraverso il boicottaggio, o ricompensiamo le loro controparti etiche con il buycotting, il consumo positivo. Ma vale anche la pena chiedersi se un approccio del genere ci dia davvero potere e, soprattutto, se sia al livello della portata delle emissioni globali e di altri fattori di impatto ambientale.

I settori più importanti del consumo sostenibile sono tre: i prodotti del commercio equo, l'agricoltura biologica e la compensazione delle emissioni di carbonio. Il commercio equo si concentra soprattutto nel sostenere condizioni di lavoro e paghe "eque" e non sul ridurre l'impatto ambientale: uno studio di verifica del 2009 sull'impatto del commercio equo non ha trovato nessun articolo che includesse una valutazione metodica da un punto di vista ambientale.

Diverso è il caso dell'agricoltura biologica, che promuove con più chiarezza un'immagine di superiorità ambientale sui prodotti convenzionali. Tuttavia, uno studio di verifica del 2017 condotto da Michael Clark e David Tilman ha dimostrato che, contrariamente a quanto ritenuto da molte persone, il cibo biologico non è meno dannoso per la natura dei prodotti standard. A seconda del tipo di prodotto, la produzione biologica o convenzionale può essere migliore secondo una determinata prospettiva, ma nell'insieme le differenze sono più o meno inesistenti. A livello aggregato, le produzioni biologiche utilizzano meno energie, ma emettono circa la stessa quantità di gas serra, richiedono uno sfruttamento di suolo maggiore e causano più eutrofizzazione – il sovraccarico della superficie delle acque di nitrogeno e fosforo dovuto ai fertilizzanti.

Anziché concentrarsi sul comprare prodotti organici o convenzionali, sarebbe più efficace considerare le enormi differenze tra i tipi di cibo che consumiamo. Lo sfruttamento del suolo per un grammo di proteine è cinquanta volte maggiore nella produzione del manzo che nel riso, e le emissioni di carbone sono dieci volte più grandi. Quello che mangiamo è molto più importante di come viene prodotto.

Anche il settore della compensazione volontaria delle emissioni di carbone è cresciuto molto rapidamente. L'idea in questo caso è di donare soldi a progetti che mirano a compensare le emissioni di CO2 – ad esempio, piantando alberi in qualche altra parte del mondo. Sembrerebbe una cosa ragionevole, eppure in quasi tutti i casi ha un risvolto coloniale. Con la compensazione delle emissioni, le aziende – e chi ha le risorse finanziarie necessarie – possono semplicemente "esportare" nelle nazioni più povere la propria responsabilità a ridurre le emissioni, cosa che permette loro di evitare la necessità di un cambiamento radicale a casa propria.

Nondimeno, questi approcci risultano appetibili a molte persone. Michael Bilharz, un esperto di ecologia ed economia, ha censito le emissioni di CO2 e il consumo energetico di ventiquattro consumatori sostenibili che appartenevano alla demografica che gli esperti di marketing chiamano Lohas (Lifestyles of Health and Sustainability). Erano tutti membri di Naturshutz Bund, filiale bavarese di un'organizzazione tedesca che si occupa di protezione dell'ambiente, e ciascuno di loro aveva adottato varie misure per ridurre le proprie emissioni di CO2, come comprare prodotti biologici e regionali, evitare di lasciare gli oggetti elettronici in standby, e acquistare energia pulita. Di solito, gli individui stimavano la loro personale impronta ecologica essere circa un 30% inferiore rispetto alla media tedesca. Tuttavia, i risultati dello studio hanno smentito quest'autovalutazione – al contrario, il loro impatto energetico era uguale o superiore alla media nazionale.

Questa discrepanza ci mostra due cose. Primo, concentrarsi su ciò che è generalmente considerato uno stile di vita sostenibile è sbagliato. Le persone hanno la sensazione che stanno davvero «facendo qualcosa» cambiando piccole cose nella loro routine quotidiana o rimpiazzando i loro elettrodomestici con prodotti leggermente più efficienti. Ma non ne considerano i possibili effetti collaterali e possono addirittura essere incentivate a consumare di più, o investendo i soldi risparmiati con la bolletta della luce in altri modi altrettanto dannosi per l'ambiente, o perché si sentono moralmente autorizzati a consumare di più per via del loro comportamento sostenibile precedente, in un meccanismo di autoassoluzione.

In secondo luogo, lo studio di Bilharz ha dimostrato che il fattore più importante per determinare l'impatto delle emissioni di CO2 è il reddito e la ricchezza – e in questo le persone più attente all'ambiente non fanno eccezione. Chi ha più soldi di solito consuma e viaggia di più e vive in case o appartamenti più grandi.

Il libro di Bilharz, Going Big with Big Matters, scritto insieme a Katharina Schmitt, propone invece di concentrarci sulle decisioni che hanno un effetto maggiore, come ridurre le dimensioni dei nostri spazi abitativi personali, cambiare le nostre scelte nel settore del riscaldamento e dell'isolamento termico, ridurre drasticamente l'utilizzo degli aerei, guidare automobili altamente efficienti, partecipare a programmi di car-sharing e investire nelle energie rinnovabili.

Possiamo illustrare con dei numeri l'importanza relativa di questi cambiamenti: secondo uno studio di verifica del 2017 condotto da Seth Wynes e Kimberly Nicholas, i meccanismi di riciclaggio comprensivo ci fanno risparmiare 0,2 tCO2/e (tonnellate di CO2 equivalente) e migliorano il consumo familiare delle lampadine di 0,1 tCO2/e ogni anno. Un dato praticamente irrilevante se comparato con le 0,8 tCO2/e che possono essere risparmiate annualmente seguendo una dieta a base di vegetali o riducendo l'utilizzo dell'automobile. Un'automobile media emette 190 gCO2/mi (grammi di CO2 al miglio) e un SUV 216 gCO2/mi, il che porta rispettivamente a un consumo annuale di 2,56 tCO2/e e 2,91 tCO2/e, calcolate sulla base di 13,467 miglia ogni anno (la distanza media coperta in automobile dagli americani nel 2018).

Ma se abbiamo bisogno di attuare cambiamenti più grandi, cosa c'è di così attraente nelle piccole scelte, e perché il consumo sostenibile è stato così ampiamente promosso? Non è forse soltanto un modo per le aziende di esternalizzare le loro responsabilità morali?

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