cioè tu hai letto "tutta la bibliografia" di Spence, cento libri sulla Cina e sei convinto che meccanismi come quello del credito sociale siano controllati da un organo politico di sette, no dico SETTE, persone su un paese che conta MILIARDI di abitanti???
Guarda, non sarebbe stato vero manco se ste sette persone si fossero trovate ad amministrare la sola città di Genova.
Leggere le società a socialismo reale con le lenti delle dittature occidentali o le ristrette oligarchie è uno dei segnali che si sta davanti a pessimi sinologi o sovietologi.
La grande forza degli stati autoritari del socialismo reale - leggiti i libri di qualche dissindente con un po' di cervello - è la STRUTTURA. Il controllo è capillare perché diffuso, la ratio di funzionamento è introiettata su un piano ideologico dalle istituzioni di base, che sono le vere leve del potere. ritenere che esso sia esercitato come in una dittatura personale con un controllo ferreo dei vertici è - oltre che ridicolo - completamente errato.
Poi, sulla razionalizzazione: non c'è alcuna razionalizzazione della valorizzazione in Cina? Ah davvero?
Ma perché invece di tenerti sul generico non approfondiamo i risultati di uno degli ultimi piani quinquennali?
perché invece noto che i tuoi interventi sono sempre piuttosto grossolani, "uno sviluppo dalle molte giravolte" (quali?), "molti ripensamenti" (quali?), "molte fasi" (quali?). Strano, uno che ha letto cento libri sulla cina tendenzialmente va nel merito per dimostrare perché non si tratta di razionalizzazione ma di controllo. Magari spiegherebbe anche la differenza tra le due.
Che la tua sia una demarcazione ideologica anche piuttosto banalotta lo dimostra proprio il fatto che non entri nel merito delle questioni.
A questo livello demarcativo potrei dirti che un manager privato in occidente non è che abbia tutto questo spazio di manovra in più. Ha anche lui un imperativo di risultato a cui rispondere. E scusami, per quale ragione se l'imperativo lo detta il mercato e non il piano sarebbe meno dispotico?
Per quale ragione se le condizioni di lavoro (orari, pause, produttività, livello salariale, tecniche da utilizzare) le detta il mercato non ci sarebbe controllo?
Al tuo livello di critica non c'è risposta, perché non c'è differenza se non ideologica.
Tu ritieni il mercato un attore dispotico legittimo, il governo politico no.
Le cose son due: o la tua critica resta su un piano ideologico e questo la rende davvero poco interessante, niente più del classico liberale occidentale che ripete a pappardella i luoghi comuni propagandistici. Oppure dovrebbe andare un po' più nelle questioni argomentando o spostarsi su altro.
Ti ho suggerito la questione del dissenso, perché su questo tanto si potrebbe dire.
Tanto si potrebbe dire sulla gestione "etnica" e religiosa, sulle deportazioni (hai presente gli uiguri no?)
Altrettanto si potrebbe dire sulle condizioni di lavoro nelle ZES, la gig economy in Cina e le numerose recenti proteste sul lavoro, più in generale nell'intero comparto della logistica.
Un testo interessante sulla dinamica sociale in cina?
Workers and change in China, di M.Elfstrom edito da Cambridge (2021)
Qui un'intervista all'autore:
https://supchina.com/2021/09/30/labor-unrest-and-how-china-balances-repression-and-responsiveness/Ecco, qui dentro c'erano tanti aspetti calzanti per una critica effettiva al regime cinese.
Ma invece tu no, tu ti attesti al classico "se controllano il mercato è dittatura".
Fuffa. ed è esattamente questa fuffa che ci tiene
stucked in the middle della stagnante civiltà occidentale e la sua crisi pluriennale.