Partiamo da un assunto alla "Catalano" (per i più vecchi): è meglio avere lo stadio sempre pieno che uno stadio vuoto. Come sarebbe auspicabile avere una squadra sempre competitiva, un bel rapporto con la società, una dirigenza che ha cura della storia della propria squadra, che non fa promesse puntualmente deluse, prezzi popolari, un impianto accogliente, non sentire cori orrendi, e cosi via.
Nella realtà, queste condizioni, per quanto riguarda la Lazio, non si verificano insieme da tempo. Nonostante questo c'è uno zoccolo duro di appassionati che continua a seguirla dappertutto, fino a Ludoqualcosa e recentemente a Firenze. Ora una parte consistente (questa la mia valutazione personale) ha deciso che per UNA volta sola esprimerà il dissenso "strategico" nei confronti della presidenza non entrando allo stadio. C'è chi aderirà e chi no. C'è chi pensa che sia utile e chi no. Nonostante questa situazione anomala - ripeto, evento una tantum - secondo me è sbagliato concedere alibi preventivi ai nostri giocatori, per due semplici ragioni:
1) Sanno benissimo che la contestazione non riguarda la squadra né il comportamento dei singoli giocatori. Anzi, dovrebbero ringraziare questa piazza che, ad esempio, a differenza dei dirimpettai, non si è lasciata mai andare a contestazioni sistematiche e pesanti "ad personam", nemmeno davanti prestazioni imbarazzanti, dal punto di vista dell'impegno, della concentrazione, della tigna.
2) Abbiamo una letteratura sterminata di squadre che per diverse ragioni si sono trovate a giocare in uno stadio vuoto (anche più volte nel corso della stagione) e hanno ottenuto risultati positivi. Penso al caso di scuola del Cagliari, ma non solo. Tra l'altro, non vorrei sbagliarmi, ma anche qualche anno fa giocammo con una squadra di bassa levatura nel suo stadio vuoto e, ovviamente, perdemmo.
Questo per dire che le parole di Brocchi sono di buon senso, ma non devono rappresentare una giustificazione preventiva per una squadra che, stadio vuoto-semi vuoto-semi pieno, deve buttare l'anima in campo e provare a vincere contro un Atalanta non irresistibile. Anzi, i nostri giovanotti si dovrebbero ricordare quegli abbracci a Ludoqualcosa e quelle bandiere a Firenze. Con l'augurio che la contestazione (secondo me sacrosanta se mette in discussione il "tavolo da gioco" oltre al giocatore) assuma forme diverse, più includenti, più centrate sulla proposizione che sulla sottrazione.