Ormai è difficile e forse inutile cercare di ragionarci su per trovare uno spiraglio.
Il punto a cui siamo giunti prevede soluzioni drastiche, non so quali, ma il tunnel è nero come la pece.
Siamo di fronte alla calata dei barbari che, come ha detto un netter, vogliono accaparrarsi il consenso dei moderati.
In effetti quello che è successo ieri succede da tanto tempo. Una serata orrenda simile a tante giornate orrende. Anzi, paradossalmente l'uscita della curva ha reso lo stadio meno isterico e lo ha privato di cori imbarazzanti (da brividi di vergogna quello dedicato a Seedorf).
Un piccolo inciso: vorrei che le radio che fanno da cassa di risonanza alla contestazione della curva spendessero, che ne so, il 10% del tempo con cui si accaniscono contro Lotito a bacchettare la curva e gli autori di queste vergogne.
In sintesi: è più grave acquistare Novaretti o fare i bu a persone di colore?
(domanda retorica: la risposta è che questo paese è deprimente e che i tifosi della curva sono razzisti e fascisti. Per cui forse non dovrebbero cianciare più di tanto sull'argomento democrazia e affini).
Il problema di questa contestazione è che dura da troppo tempo. A parte il primo periodo in cui chi contesta oggi osannava Lotito al grido di "Duce Duce", sono stati dieci anni di cori, frasi fatte, clima di m.erda, telefonate sguaiate al conduttore connivente di turno.
Una contestazione del genere perde credibilità e parte disinnescata in partenza prché non c'è nessuna discontinuità con il passato. L'unico modo per alzare l'asticella è non entrare allo stadio. E purtroppo sta mettendo sullo stesso carro chi ha focalizzato i motivi per cui Lotito va contestato e chi invece contesta in quanto parte di un branco perché............
Al posto dei.......... potete inserire una frase fatta a caso. Basta accendere la radio e sceglierne una.
Cha tolto la lazialità; il mantra della mediocrità; perché ha cacciato via Lovati; perché siamo stanchi di essere presi in giro; e via dicendo...
A me piace andare nel dettaglio.
Ieri in distinti ovest c'era il solito gruppetto di dieci ragazzi che cantava questo coro: "Di questa partita non ce ne frega un cazz.o: Muori, Muori, Muori"
Ora, ditemi voi.
Un altro, dall'occhio non proprio accesissimo, colloquiava con un altro che traspirava Borghetti da tutti i pori, fiero di aver deciso di non venire più allo stadio ma di aver comprato i biglietti per la partita del 12 maggio perché "Quella è la vera partita".
Cioè, sta per cominciare Lazio-Milan, il tuo avversario è il club più vincente al mondo, e tu dichiari che la vera partita è un'esibizione di vecchie glorie che si trasformerà come sempre in un vomitatoio contro Lotito?
Il 99% dei cori è un coro contro. Contro Lotito, Tare, Seedorf, la polizia, i carabinieri e l'evergreen "finché vivrò odierò spacca rotella" che è un po' il sunto della retorica della curva che prevede autoreferenzialità e culto dei morti in (quella che loro considerano) guerra.
Io continuo ad essere contro Lotito perché voglio una squadra che lotti per lo scudetto, voglio una squadra che – se Klose ha mal di schiena – abbia un attaccante di riserva, una squadra che giochi la champions ogni anno.
Non me ne frega niente dei laziali in società, dello sponsor, della comunicazione etc etc.
Vorrei sapere da quelli che con livore augurano la morte di Lotito che cosa vogliono veramente e perché si affannano per avere il mio appoggio.
Il mio appoggio lo avranno se lo stadio ritornerà tale: un posto dove la Lazio è il centro, mentre le contestazioni (non violente) si fanno altrove. Oppure si fanno una tantum come per Lazio-Sassuolo dove si è catturata l'attenzione dei media.
Fino a quel momento io tiferò per un sogno impossibile: un altro presidente e un'altra curva, perché se un giorno dovesse cambiare il presidente questa curva troverà comunque un modo per rimettere al centro della questione i loro interessi che non collimano con quelli degli undici ragazzi che scendono in campo.