Sono stato uno dei primi a comprarlo, e probabilmente quello che ha aspettato di più a leggerlo, perchè non trovavo quell'oretta di tempo tutta per me da dedicargli.
Il tempo è arrivato durante un volo Roma-Berlino (chissà, mi sono detto, qualche tedesco mi chiederà di Re Miro), ed è stato sufficiente per leggerlo nel mio modo, tra l'aldata e il ritorno: una lettura veloce per sapere cosa posso trovare, e poi un deep dive nelle parti più interessanti oppure in pagine aperte a caso, per gustarmi meglio ogni dettaglio.
Io nel 1974 avevo 5 anni. Non ricordo festeggiamenti particolari per la vittoria dello scudetto, ma ricordo perfettamente la maglietta di maglina celeste con i bordi bianchi e il numero 9 che si staccava, ricordo un Lazio Ascoli con Pulici appoggiato al palo per tutta la partita, tanto era il divario tra le due squadre. Mio padre, carabiniere, entrava con la tessera di servizio e mi "spingeva" in avanti per non far vedere che il metro lo superavo. Salivo gli scalini e, ogni volta, anche oggi, l'emozione nel vedere prima la porzione di campo verde brillante e poi tutto lo stadio era, ed è, da far rimanere a bocca aperta e occhi spalancati.
Mi sono ritrovato in molte situazioni descritte nel libro, specie in quelle negative: sono nel nostro DNA, forse addirittura Stefano sei stato troppo neutro nel descrivere che in molte delle nostre vicissitudini la nostra Lazio è stata l'agnello sacrificale per coprire altre e ben più grandi colpevolezze.
E' proprio vero che se conosci un Laziale devi poi conoscere tutti gli altri, quello che mi dispiace è che, mentre da piccolo non pensavi di essere "solo", perchè sapevi che gli altri Laziali erano tanti ma discreti, oggi non ci sono molte occasioni se non lo stadio per capire che siamo ancora numericamente significativi, ma oggi conta di più "apparire" che "essere", e in questo noi non siamo sicuramente come i dirimpettai (per fortuna, aggiungerei).
In finale, il libro è molto bello, non va in profondità (a causa della sua dimensione, effettivamente me lo aspettavo più "corposo") ma fornisce tantissimi spunti in cui ognuno di noi si riconoscerà e che faranno andare la mente verso altri episodi personali su cui non ci si ritornava da tempo (tipo il venditore brasiliano di noccioline, le brooklyn alla menta, la "bomboniera" che invece era molto più rara probabilmente per il prezzo, l'odore dei fumogeni, le corse quando eri ancora fuori e sentivi che le squadre erano già in campo, la coda al botteghino, la sede degli Eagles a via Simone de Saint Bon, la merceria in cui andavo per comprare la stoffa per farmi cucire la bandiera da mia madre, e tante piccole altre cose che posso capire solo io

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Per ora grazie Stefano, ora vedo se riesco a farlo leggere a mia moglie, così forse capisce qualcosa di più di questa mia "insana" passione...