Prendo spunto dal bel post di TD per dire la mia sull'attuale situazione, ma in alcuni casi sarebbe meglio la locuzione "salute mentale", del tifoso laziale degli anni '10.
Un tifoso in molti casi debole, spaventato, distaccato dal passato della propria squadra e dal presente del calcio italiano, senza memoria storica e con scarsa capacità di interpretare i risultati stagionali. Un tifoso impaziente, che si deprime a stagione a malapena iniziata, che non tollera più nemmeno le sconfitte in partite in cui la Lazio parte da sfidante, non da favorita. Un tifoso che parla di bilanci senza saperne leggere uno, che soffre per il mercato flamboyant di gente avvezza agli impicci della quale ci dovrebbe importare meno di zero. In definitiva uno che si è dimenticato di cosa significa soffrire su un prato verde, che si arrabbia per tempi in cui, rispetto a ieri, le vacche sono grasse e pasciute. Che glorifica un passato che non conosce o scorda, fatto di poche, sofferte vittorie, di tante tragedie e di un vero e proprio, irripetibile, miracolo sportivo, i cui artefici vennero prelevati da Foggia e Internapoli, non dall'Ajax o dal Santos. La Lazio, da quando c'è il girone unico, ha seriamente lottato per lo scudo in non più di sei occasioni, perfino i "fasti" cragnottiani sono durati solo 4 stagioni, pagati a caro prezzo (non a carissimo grazie a questo presidente) come ogni nostra vittoria.
Che volemo fa quindi? Ci sta bene piangerci addosso? Ci sta bene rosicare per un giocatore x che non vestirà la nostra maglia? Ci sta bene fare la voce grossa contro la Lazio piuttosto che contro i suoi molteplici avversari?
Forza Lazio e abbasso i piagnistei.