Citazione di: pentiux il 21 Set 2015, 16:42
I segnali arrivati dalla Società non ti fanno prendere quelle imbarcate. Lo ripeto.
Possono fare la differenza tra il terzo posto dell'anno scorso, e magari un quinto posto perché le altre si sono rinforzate e tu no. Non fanno dottor jekyll e mister hyde...
ma poi quali segnali. era forse l'ambiente che aspettava dei segnali (giustamente o meno, non è questo il punto).
un gruppo che fa particolarmente bene durante la stagione precedente, non ha bisogno di segnali che in qualche modo lo mettano in discussione.
anzi, è proprio il contrario che è deleterio.
non esiste rivoluzionare una squadra che è arrivata a un pelo dai gironi CL diretti.
non credo ci sia bisogno di spiegarlo neanche, il perché le motivazioni diventano negative, nel caso si decida di rivoluzionare una squadra che l'anno precedente ha fatto bene.
la Lazio senza cosiddetta spina dorsale, senza Biglia, De Vrij e Klose, più talvolta qualcun altro, anche se ha perso alcune partite verso la fine della stagione, era una signora squadra. stiamo parlando di maggio, 4 mesi e mezzo, non secoli fa.
è quindi ovvio che, al di là delle sempre discutibili strategie societarie, ci sia qualcosa in più che è possibile solo in parte spiegare con i soliti stucchevoli dischi rotti che qualcuno si ostina a suonare, indifferente ai rigonfiamenti scrotali che provoca alla maggiorparte dell'utenza.
la società non doveva dare nessun messaggio al gruppo, meno che mai di smobilitazione. anzi, la società aveva il dovere di confermare un gruppo che lo scorso anno aveva concesso un rendimento sul piano del gioco e dei punti davvero ragguardevole. cosa peraltro fatta.
e punto, non è che ci sono altre considerazioni che reggano. se non quelle basate sul tanto adorato senno del poi (a settimane alterne, beninteso).
la società però aveva il dovere di essere sincera con se stessa ed intervenire meglio e con più tempestività rinforzando quelle caselle sullo scacchiere in cui, parlando con Pioli, si erano evidenziate alcune lacune.
c'è anche di più: la carta d'identità della Lazio scesa in campo domenica sera a Napoli parla chiaro: è una squadra tagliata in due, ci sono i ventenni e gli ultratrentenni, in mezzo un gran canyon di differenza, roba di almeno 6 anni. il più vecchio tra i giovani, Onazi è del 92, il più giovane tra i vecchi è Radu, un 86... in mezzo a loro, tra i titolari di domenica c'è il solo Mauricio, un 88. la Lazio ha questa forbice davvero pronunciata, ancora di più quando in campo troviamo i Felipe Anderson (93) o i Cataldi (94) o i Sergej (95) da una parte, e i Biglia (86), i Gentiletti (85), i Braahfeid (83) dall'altra.
alla squadra vista ieri al S. paolo mancava la gente pronta e contemporaneamente reattiva, quei due o tre 25/28enni che possono alternare esperienza a prestanza atletica, in grado davvero di caricarsi la squadra sulle spalle e farla girare come si deve.
invece tra Hoedt (95) preso per culo da Higuain e un Mauri (80) che arrancava dietro ai laterali napoletani o un Matri (84) che non l'ha mai strusciata, avevamo una vera e propria voragine generazionale che in serie A paghi a caro prezzo.
questo dato secondo me fa il paio, e poi il tris con le assenze contemporanee dei tre già citata e la solita incomprensibile amnesia del mister, che non riesce più ad azzeccare un modulo, una sostituzione né tantomeno a ridestare quelle motivazioni che lo scorso anno si erano caratterizzate come vero e proprio 12simo in campo.
qui poi mi pare che le analisi, alcune anche abbastanza raffinate e centrate, pecchino di questo sguardo d'insieme: ci sono una serie di concause, in realtà, ma qui a volte sembra una gara a far pesare quella che si ritiene più idonea al proprio punto di vista, in ottica non tanto di una reale comprensione dell'accaduto, ma soltanto per poter rinfrescare ataviche battaglie verbali tra utenti i cui presupposti si perdono nella notte dei tempi.