Citazione di: carib il 13 Dic 2015, 17:37
"...quello che ci circonda non è solo il burqa della ragazzina marocchina. C'è anche la ragazzina marocchina che si vede rifiutare la pillola del giorno dopo dal farmacista "obiettore". Ma relativismo de che? E' vita quotidiana nella Città eterna.
Con tutto il rispetto e l'ammirazione per i tuoi contributi, questa battuta ha il sapore di chi ti dice "
e le foibbe?". Insomma, per buttarla sul calcio, ha il sapore di quel difensore che assalito dall'affanno non sa far altro - e fa bene, almeno per un istante - che buttare la palla in tribuna, con un bel campanile e chi si è visto si è vuisto.
L'oggetto del topic è il burga, anzi il niqab di quella donna, il velo che la copre completamente, una tradizione che pure esisteva nel passato da queste parti. Ho sempre in mente il ricordo delle donne di una 50 anni fa, specie le paesane, che nelle giornate di festa uscivano con un velo in testa. E poi quanto era belle vederle sul sellino di una Lambretta sedute di lato con quel fazzoletto in testa.
A me la questione preoccupa e molto, da italiano, da occidentale, dacristiano se vuoi (ma non è centrale nella mia personale visione), di tendenze e sensibilità socialdemocratiche e radicali, sicuramente molto tollerante e aperto ai costumi e alle tradizioni di chi viene da fuori e soprattutto di chi viene da lontano, che ai miei occhi è un occasione imperdibile di scambio e di arricchimento personale. Insomma, parli con uno disponibile a ogni cambiamento nella società, perché un processo infinito e inarrestabile, ma sempre governabile e intelligibile. In tutto questo discorso, che può dare la stura a un dibattito praticamente infinito dove nessuno se la porta da casa (neanche io ce l'ho), rispondere, ribattere, tornare a mettere al centro il rapporto tra una Chiesa, che controlla la società italiana, e ancora prima romana, con la storia della pillola, significa parlare d'altro. Lo so bene, conosco bene il potere pervasivo della cultura cattolica: sono di Roma, sono nato a Roma, vivo a Roma dalla nascita, ho fatto il militare a Roma, mi sono laureato a Roma e lavoro a Roma.
Peraltro, quando si accusano i musulmani di non riconoscere spazi di libertà e di tolleranza nei loro paesi si ricorda che la differenza tra il mondo occidentale e quello dei paesi islamici è quella tra la territorialità del diritto, proprio del mondo occidentale (Stati Nazionali, Stato di diritto, separazione tra Stato e Chiesa and so on) e la personalità del diritto con i paesi islamici dove questa separazione netta non esiste e dove in molti casi si tenta di ripristinare quando non si è già ripristinata la sharia o la lettura rigrida e formale del Corano.
Accade però da queste parti che uno Stato approva una legge come quella sull'aborto ma poi si imbatte in un fenomeno dove chi è chiamato ad applicarla si rifiuta in nome in nome di una libertà di coscienza incontestabile in un ordinamento liberale e democratico come il nostro. Se si osserva che la quasi totalità di coloro che sono chiamati ad applicarla mette a repentaglio la stessa operatività di questa legge, allora cattolici non siamo in una situazione simile a quella della personalità del diritto. Una libertà di coscienza può trasformarsi in strumento di sabotaggio di una legge dello stato, approvata da un un Parlamento rappresentativo e sancita da un referendum?
Eppure questo accade, ma parlare di questo argomento come anche del referundum della fecondazione assistita o alle infinite e innumerevoli polemiche sulla pillola, dibattito vecchi di almeno 30 o 40 anni, in questo topic significa parlare d'altro.
La condizione della donna di queste minoranze che poi rappresentano ormai una fetta consistente della nostra popolazione e che anche hanno un merito storico di contribuire alla crescita numerica della nostra popolazione e di alimentare il nostro welfare sempre bisognoso di risorse è uno dei temi più attuali e più preoccupanti, anche per una sinistra che si incarica (che sarebbe peraltro il suo core business) di affrontare i mali della società italiana (o va lasciata l'esclusiva a Salvini?).
La condizione di queste donne, ai miei occhi, è sicuramente deteriore rispetto alla condizione attuale delle donne italiane risultato di un processo storico iniziato più o meno una 50ina di anni fa. E' stato un processo lungo, non proprio una passeggiata di salute. E' stato costellato da stupri, aborti, processi, offese, violenze, cicatrici che si portano ancora sul volto le nostre donne. Insomma, abbiamo fatto tanto, talmente tanto, che ora dobbiamo ricominciare da capo, qui, al Prenestino, come al Tiburtino, ma anche al Portuense senza dimenticare Piazza Vittorio, con le donne degli immigrati, figlie o madri che siano.
Una volta la questione riguardava le calabresi, le siciliane o le pugliesi (cito un film: "La ragazza con la pistola"). Oggi si è aggiornata ed è diventata molto più complicata e difficile, da sinistra (dove non si è andati oltre un vago e vacuo terzomondismo) come da destra (dove le urla hanno coperto la nullità di certe idee). Sono molto preoccupato perché questa battaglia non potrà non assumere i toni di uno scontro interetnico e peggio ancora interreligioso. Una cosa maledettamente difficile: non basterà andare dal farmacista per risolverla.