IL CODICE BANTI
Ora che il complotto è stato finalmente scoperto e sventato, ora che la regolarità del campionato è stata garantita dall'equa distribuzione fin qui dei rigori pro-capite, ora che la buona novella ha raggiunto negli States anche l'assonnato Pallotta, che dunque non sottrarrà i dollaroni al nostro calcio stagnante... Ora che insomma il Bene ha sconfitto definitivamente il Male, potrà entrare finalmente in vigore il cosiddetto "codice Banti" di cui tanto si parlava nei corridoi dell'Aia senza che alcuno provvedesse a denunciarlo, pardon ad annunciarlo.
Il "codice Banti" – come è noto appunto da domenica scorsa – prevede che la goliardata, anche se altamente provocatoria, non venga punita nel giuoco del calcio con l'espulsione. Ci si aspettano d'ora in poi scherzi memorabili: l'acqua in faccia è già passata da ultima novità a marachella d'antàn. Si vocifera che potrebbe diventare di moda attaccare la chewingum masticata ai capelli dell'avversario (Lukaku sarebbe un ottimo zimbello) mentre ci si contende un pallone aereo; approfittare di un calcio d'angolo per slacciare gli scarpini all'avversario diretto o tirargli la barba per assicurarsi che sia vera e non posticcia, calargli giù i pantaloncini da dietro mentre batte un fallo laterale per deliziare la tribuna, giocare allo schiaffo del soldato con Borja Valero mentre è in barriera per una punizione.
Chiunque voglia togliersi qualche sfizio può farlo senza lasciare i suoi in dieci. Deve solo stare attento a non farsi ammonire anche per altre stravaganze, tipo le scritte sulla maglietta. Ma questo per fortuna è un "codice" già in vigore da anni. Sulla maglietta puoi scrivere quello che vuoi, purché sia goliardico. Anche se afferma il falso? Certo. Prendete Totti che scrive di purghe derbystiche e dimentica di averne perse più di quante ne abbia vinte di stracittadine: più purgato di così...! Prendete Osvaldo che alle purghe ha voluto aggiungersi e ha passato in bagno quel dopo-derby. Su, dai, è solo per ridere, per sdrammatizzare. Purghe non vi ricorda niente? No, ma che andate a pensare. Sospettate degli altri, piuttosto. Di quelli che in faccia sbattono le coppe e non gli schizzi di una bottiglietta.
Ah, il "codice Banti" prevede anche altro: per esempio che se quello a cui hai fatto lo scherzo cerca di prenderti per chiederti spiegazioni va espulso su due piedi. Va da sé, i poco spiritosi non li vogliamo. Il simpatico Strootman ce lo ha insegnato. Anzi si potrebbe fare un'apposita "legge Strootman" che farebbe rima perfetta con la "legge Bosman". Ma si sa il calcio è conservatore. Dunque le riforme vanno fatte poco per volta. Molto apprezzata la proposta di Luciano Spalletti che può essere riassunta così: l'insulto se fatto con la mano davanti alla bocca non è punibile. Con questa semplice accortezza si potrà parlare liberamente delle mamme e delle sorelle di ciascun avversario (anche di padri, fratelli e cognati qualora di dubbia sessualità), della loro professione e della loro specialistica. Oppure della razza e della religione di origine. Certe cose rimangono in campo e poi, se proprio qualcuno si offende, una bella spruzzatina e la goliardia è ristabilita.
La sentenza di ieri ha fatto fare una figura barbina al giudice sportivo che, viste le immagini, aveva avuto un sussulto di dignità che il regolamento non gli consente. Facile che venga avvicendato per tentata lesa maestà. D'altra parte da un codice che punisce la reazione molto più duramente della provocazione (pur peggiore sportivamente parlando) cosa vi aspettavate? In compenso il codice che porta il suo nome farà ancora salire di grado l'arbitro Banti. Un maestro di goliardia. Fu lui per esempio ad azzeccare quello scherzo a Brocchi al San Paolo di Napoli, quando gli negò il gol più bello della carriera nonostante il pallone fosse dentro di un metro. Indimenticabile ed esilarante, specie se accoppiato al rigore inesistente (con espulsione di Biava) subito dopo concesso a Cavani. Lui viene da Livorno dove fu ideata la celeberrima burla delle "teste di Modigliani" e il designatore, memore di tutto questo, lo premierà magari facendogli dirigere anche la prossima Roma-Lazio. Tagliavento potrà raccontargli in proposito la divertente goliardata del rigore assegnato fuori area. Sempre alla Roma, sennò che gusto c'è. A Banti era quasi riuscita in verità non fosse stato per quell'impiccione di arbitro di porta – come si chiama? Calvarese? – che non sa proprio rilassarsi nella vita.
Vabbè ma se si sono divertiti vigili urbani e pompieri siamo tutti felici, no? Magari a Cataldi la prossima volta gli lasciamo pure la multa sul parabrezza e lo schizziamo direttamente con la bombola antincendio al grido di dajeromadaje. Anche se col "codice Banti" non si scherza, si rischia un bel giallo...
Vin. Cerr.