Avete tutti già evidenziato i problemi e le storture dell'editoria in Italia, io per quel che mi riguarda posso provare a fare un discorso d'insieme.
Tutto parte dalla crisi della grande editoria.
L'editoria ha reagito nel modo peggiore possibile alla sua crisi, come evidenziava Pan. L'idea di produrre dei libri che siano assimilabili ad un prodotto di consumo qualsiasi per fare cassa non ha migliorato i conti, e in più ha contribuito alla crisi dell'editoria e delle librerie indipendenti per una serie di motivi.
Il più banale è questo: se il mercato viene riempito di prodotti scadenti che devono essere assolutamente venduti, le energie saranno tutte spese a promuovere e mettere in mostra questi prodotti, che altrimenti non avrebbero alcun senso in una libreria. Le cose buone che vengono pubblicate si perdono quindi in questo marasma. Le libreria, non solo quelle delle grandi catene, diventano quindi un negozio come un altro, dove il libraio e la libreria non giocano alcun ruolo specifico. Al lettore è già stato comunicato tutto in tutti i canali d'informazione. Si entra, si prende il libro del blogger/influencer/personaggio pubblico, si esce dalla libreria e tanti saluti. L'idea che questi libri possano in qualche misterioso modo trainare libri che hanno più senso di esistere, si dimostra falsa. Il nuovo lettore non gira la libreria alla scoperta di niente. Sa cosa vuole, e vuole solo quella cosa (parlo soprattutto dei ragazzi dai 13 ai 20 anni). La libreria diventa una piattaforma come un'altra (ecco perché Amazon vince a mani basse),ci si accede solo se c'è in vendita un prodotto di consumo che si vuole in quel momento.
I librai, e io non faccio eccezione, sono sempre meno preparati. Anche da me, dove lo spazio limitato e la scelta di genere produco alla base una prima selezione, arrivano ogni settimana una quantità di novità che non mi permettono una scelta responsabile. Il sistema delle rese inoltre non obbliga i librai ad una scelta responsabile. I libri hanno ormai una durata di esposizione di qualche mese. Esce un libro a gennaio 2018, se ad aprile non ha venduto, si mette in resa. Gli unici a guadagnarci qualcosa è la grande distribuzione, tutti gli altri ci perdono anche in questo sistema ,che in teoria è pensato per dare un po' di respiro alle librerie. La realtà è che le librerie sono piene di libri che il libraio non ha scelto, di buona parte di quei libri il libraio non sa quasi nulla.
Un'altra tendenza che si è accentuata da qualche anno a questa parte è quella di far diventare qualsiasi cosa inflazionata. Esce un libro che ha un discreto successo nel breve/medio periodo? La grande editoria farà uscire nei mesi successivi solo titoli che possano in qualche modo essere accomunati a quel titolo. Uno dei casi più eclatanti in questo senso che mi è capitato di vedere è stato "La ragazza del treno". Tutto sommato un buon thriller, ha avuto un enorme successo (è stato pubblicizzato al limite dello stalkeraggio). Nei mesi successivi sono usciti solo thriller con titoli tipo "La ragazza del bus", "La ragazza del giardino", "La ragazza del bar" etc. etc. etc. In alcuni casi non si trattava nemmeno di libri malvagi, anzi, ma anche il consumatore con meno spirito critico, come può reagire ad una cosa del genere?
In più costringeranno l'autore che ha avuto successo a pubblicare 4 libri in 12 mesi. Come possono essere secondo voi questi 4 libri scritti in 12 mesi? E non si tratta di scrittori "scarsi", sono semplicemente umani e vi assicuro che di scrittori bravi rovinati da questa logica, ce ne sono veramente tantissimi.
Ok per ora mi fermerei