La rabbia diversa del calcio romano

Aperto da Tarallo, 26 Gen 2020, 09:26

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Citazione di: COLDILANA61 il 27 Gen 2020, 13:51
Io non vado tanto indietro nel tempo .

Fino al 1980 stabilmente a Roma .

Nei miei "paraggi" eravamo piu' Noi che Loro ed inoltre la mia generazione era molto interista .

Il cambiamento dei TONI lo percepii nella stagione 79/80 .

Prima Paparelli poi il calcio scommesse , Con Noi brutti sporche e cattivi  e loro salvati da una furbata epica .

Quelli furono gli anni decisivi per il nostro ridimensionamento e la loro ascesa .

Le prime trasmissioni sportive di Biscardi capitarono nel momento di nostro oblio e loro splendore , in quelle trasmissioni c'erano i giornalisti loro (De Cesari & C) e basta a lottare con tutti gli altri .

Roma venne identificata con loro e li inizio' la vera opera di cui parla Tarallo .

La propaganda e' nata in televisione e li si alimenta verso i "neutri" .

Lo vedo dai commenti , QUI , al nord .

La televisione ha allargato quella platea di discussione che prima si fermava agli sfotto' e scommesse a presa per il culo .

La "cattiveria" di cui abbiamo parlato l'hanno creata quei giornalisti ed amplificata dai loro figliocci che hanno capito dove e come mangiare .

Mia moglie non si occupa assolutamente di calcio e simpatizza milan , ma per Lei la Lazio e' quella SEMPRE implicata nelle scommesse (testuale) e mia moglie in questo campo e' quello che gli fanno credere attraverso la televisione (gli frega catsi di andare a fare ricerche storico/culturali sulla LAZIO) .

Sono 40 anni che hanno militarizzato i media . E' questa la loro forza . Incredibile a dirsi ma sono piu' forti delle strisciate insieme . Come se fossero l'unica alternativa al loro strapotere , senza mai esserlo veramente .

Bisogna combattere i media . Bisogna combattere nei media .
Mi convince il tuo pensiero ma mi chiedo: serve combattere nei media se i media decidono che sei brutto, sporco e cattivo?

bak

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Andreotti ----- Costanzo ----- rai/Mediaset ----- giornali.

Dai primi due è partito tutto, ma i primi due sono la loggia P2.
What else?

BalkanLaziale

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L'aesse va distrutta. Distrutta.

Omar65

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Non so, l'analisi di Tarallo mi convince fino a un certo punto.

Secondo me la questione è un'altra.

Per una serie di ragioni la roma è  una squadra più 'popolare', sia nell'accezione quantitativa che qualitativa, ovvero di estrazione sociale.

Perché porta il nome, i colori e il simbolo della città. Perché nasce dopo, pompata da un regime che vuole rinnovare i fasti dell'impero, in un periodo in cui lo sport da fenomeno elitario sta diventando piano piano un fenomeno di massa.

Ora, il romano medio, quello che una volta si chiamava 'popolino', si caratterizza per una robusta dose di grevità e rozzezza, protervia ed arroganza che gli derivano dall'inguaribile convinzione di sentirsi stocazzo e superiore agli altri per il fatto di essere nato a Roma (mi dispiace, ma come ha detto qualcun altro più  sopra, a Milano, a Genova e Torino non è la stessa cosa).

Un bullo insomma (la maschera romana è  Meo Patacca, il romano de Roma è Gigi er bullo). E il bullo che fa? Deve rompere il cazzo, ridicolizzare e annichilire chi non è come lui. E comincia da quelli che ha più vicino, da chi tifa l'altra squadra, non capacitandosi, e in questo è  sincero, di come questo sia possibile (ma come, sei de Roma e tifi Lazio?, è il primo approccio che il giovine aquilotto ha con quei minus habens con cui dovrà  convivere per tutta la vita).

E come corollario ci sono sia le considerazioni di Coldilana (occupazione scientifica dei media, a partire dalla Rai romanocentrica per poi espandersi a tutto il resto) sia quelle di Paris: il tifoso neutro, alla fine, se proprio deve scegliere, nella maggior parte dei casi sceglie il bullo piuttosto che la mano a paletta.

Per me.






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Tarallo

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Alla spiegazione basata sulla casta credo poco, semplicemente perché, a parte la relativa fallaci della ricostruzione, perché quando la roma si fuse la Lazio era rappresentata anche nelle fasce più popolari, inclusi i miei nonni che abitavano a via dei salumi, neanche il più coatto dei laziali avrebbe un atteggiamento simile a quello che stiamo descrivendo.
Per me.

Pergianluca

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Citazione di: Tarallo il 26 Gen 2020, 20:26
Per, una volta per me il tempo lo trovavi. :(
Pure ora, amor mio.
E' che nell'ansia pre-derby non riuscivo a leggere più di due righe di fila

paolo1971

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Condivido il tono, l'analisi e la conclusione del tuo pezzo.
E' complesso spiegare a chi non abita in città tutto questo, a volte mi sono trovato a farlo e ho visto quasi incredulità sul volto del mio interlocutore.

GiPoda

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Oggi ripensavo a questo splendido topic e mi sono ricordato di alcuni episodi che testimoniano quella "diversità" a mio avviso più insopportabile di uno squallido striscione.
Primo episodio.
Un lunedì di Giugno di qualche anno fa, entra in ascensore un collega romanista che avverte l esigenza, con tono divertito,  di raccontarmi che il giorno prima, ad una manifestazione sportiva per  bambini, alcuni di essi si erano presentati all' appuntamento con la maglietta della Lazio e che per tale motivo altri bambini li avevano perculati.
Sto dicendo che un uomo di 50 anni stava raccontando ad un altro uomo di 50 anni un vero e proprio episodio di bullismo.
E lo raccontava ridendo.
Oppure quando un altro collega romanista, fortunatamente più intelligente del mentecatto di cui sopra, poche settimane fa raccontava che il figlio 12enne gli aveva chiesto se poteva essere amico di un altro coetaneo "anche se della Lazio".
Il padre, bontà sua, diceva giustamente che si poteva.
Ma pure in questa storia è impossibile nn domandarsi perché un ragazzino di 12 anni debba solo pensarla una frase del genere.
Evidentemente o a casa o fuori, o in tutti e due gli ambienti, qualcosa nn ha funzionato.
Terzo episodio.
8 anni fa, scuola elementare e media di Piazza Bologna, una mia amica chiede alla Direzione scolastica se si poteva fare domanda per fare venire la Lazio con Olimpia.
Risposta: "non possiamo perché, per par condicio, poi nn sarebbe  possibile fare la stessa cosa con l asroma..".
Tutto questo per dire che molti di noi, nn dico spesso ma neanche troppo di rado, abbiamo ascoltato o vissuto in prima persona episodi simili (ce lo sgrullano, lo so, ma da fastidio).
Una discriminazione silenziosa, vigliacca, di cui però nessun De Caro ne parla e che nn è replicata, ne sono sicuro, in nessuna altra città italiana con due squadre.
Ma finché saremo a dircelo solo qui dentro nn cambierà nulla.
Solo la Società, magari in diretta TV, potrebbe cominciare a ricordare a questi soloni che fanno editoriali per uno striscione odioso a Trigoria, che tale zelo risulta nn pervenuto quando la città di Roma è stata imbrattata per anni di scritte contro Paparelli costringendo un povero figlio a cancellarle di persona e "a migliaia".

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bak

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Sicuri sicuri che a Genova non sia la stessa cosa, con i genoani nella parte dei romanardi e i doriani nella nostra?

Torino non fa testo. A Torino i torinesi tifano Toro; gli juventini esistono in quanto immigrati, figli di immigrati o stanziali in altre regioni.

Milano effettivamente è così.


italicbold

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Quello che descrive Tarallo é storicamente accertato.
La Roma é nata come ammortizzatore sociale. Come lei, nel giro di pochi mesi, con ordinanza delle autorità, nascono Napoli, Palermo, Bari e Fiorentina, con l'obiettivo di provare a competere con le squadre del nord nel nascituro campionato nazionale a girone unico.
E soprattutto a distogliere l'attenzione del popolino da una dittatura che ha completato l'occupazione di tutto lo scenario politico nazionale.
Tutto é funzionato perfettamente a Firenze, a Napoli, a Bari e a Palermo.
A Roma no.
Ancora oggi la loro funzione resta la stessa. Come é sempre stata. I loro scudetti sono storicamente arrivati quando era necessario che arrivassero. Nel 1942 quando la guerra appena iniziata già aveva cominciato a prendere la forma di una vergognosa disfatta, nel 1983 con la necessità di far uscire le masse dalla cappa di 15 anni di violenza, tensioni sociali e anni di piombo, nel 2001, con il collasso della bolla speculativa che avrebbe portato con se nella tomba storiche aziende, é lo stesso presidente Sensi a invocare l'ordine pubblico come ragione del loro scudetto.
Non é un caso che durante gli anni del boom economico le merde vissero gli anni più tristi della loro storia, dall'esperienza della B alla colletta del Sistina.
Non servivano.

Achab77

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Citazione di: bak il 28 Gen 2020, 09:22
Sicuri sicuri che a Genova non sia la stessa cosa, con i genoani nella parte dei romanardi e i doriani nella nostra?

Torino non fa testo. A Torino i torinesi tifano Toro; gli juventini esistono in quanto immigrati, figli di immigrati o stanziali in altre regioni.

Milano effettivamente è così.

A Genova la questione semantica è risolta dai numeri: i tifosi doriani sono dello stesso numero (se non maggiore) dei genoani, ergo il fatto che si chiamino con un nome ibrido non incide nella loro percezione in città. A Torino, diversamente, la squadra meno tifata dai locali (e anche lì come numeri secondo me siamo più vicini rispetto a noi) è la più vincente d'Italia, ergo si difende a prescindere. A Milano ci sono due squadre super titolate che non si fanno guerre particolari (quanti giocatori si sono scambiati negli ultimi anni? Vi immaginate tytty, di Canio, immobile e voeller cambiare casacca en passant a distanza di pochi anni nella stessa città?), in una città piccola, ricca e borghese che guarda più alle rivalità con la Juventus che non a quella stracittadina.

Da noi la situazione è che le due squadre hanno uno score tutto sommato equilibrato (anche se la Lazio è più titolata e più vincente, ovvio) ma un grande divario numerico di supporters e soprattutto attitudinale in una città che è dispersiva, violenta e provinciale.
L'emanazione del bullismo sportivo deriva da qua: sentirsi gruppo, sentirsi branco è tipico delle culture più popolari e culturalmente meno avanzate, e quando questi branchi individuano gli avversari tendono ad attaccare per primi e con più veemenza per testarne la resistenza.
Noi in questo non solo siamo super resilienti, ma fungiamo anche da muro di gomma perché tanto forte è il loro attacco, tanto violento sarà il contraccolpo che riceveranno. E questo aumenta la rabbia, la frustrazione, il bullismo. La Lazio è una spina nel fianco, e il fatto che siamo anche numericamente meno distribuiti sul territorio fa sì che l'attenzione su di noi sia sempre elevatissima. Se ci pensate, anche i Laziali che hanno un qualche ruolo importante a livello stampa o media spesso si sentono a disagio quando devono attaccare i romanisti o difendere platealmente la squadra. Cosa che dall'altra parte non accade, perché ad ogni inutile starnazzata pro riomma (o ancora meglio anti Lazio) fa seguito un codazzo di sodali che minimizza o giustifica il tutto. Poi noi non siamo certo aiutati da un presidente che agisce bene ma a volte se ne esce malissimo e da una curva che assume l'atteggiamento del bullo scemo e violento contro chi sa fare la stessa cosa in maniera più aggressiva e funzionale e con la copertura necessaria. Non voglio generalizzare, ma diciamo che a volte siamo noi stessi a crearci i problemi in casa, dato che di fatto siamo costantemente circondati.

Dicono che ci sentiamo frustrati per il nome, per il fatto che siamo in minoranza, perché quando succede qualcosa di eclatante la maggioranza opposta fa di tutto per silenziarla o sminuirla.
La verità è che, come disse saggiamente un mio amico anni fa, molti dei romanisti non analfabeti e parzialmente pensanti (una percentuale piccola, lo so, ma pur sempre rilevante) vorrebbe in realtà essere della Lazio. E non può farlo.

Una volta una tizia che lavorava nell'orchestra in cui suonavo ascoltò in silenzio una discussione tra me e un mio ex collega su roma e Lazio, e se ne uscì dicendo che era riommanista, che la rioma era forte, e undici anni debbì, etc.; poi mi prese in disparte e mi disse che lei avrebbe preferito tifare Lazio, perché l'idea di far parte di una élite e di condividere una storia così sofferta e romantica le sarebbe piaciuto moltissimo.
Le dissi che diventare della Lazio così e da ex romanista sarebbe stata una delle esperienze più belle della sua vita.

Non l'ho più rivista, ma chissà: nella mia testa me la immagino oggi finalmente libera di volare insieme alla parte giusta della città.

BalkanLaziale

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Va anche detto che, con tutti i favori ottenuti durante ultimi 40+ anni hanno avuto settore sportivo abbastanza incompetente. In relativo con favori ottenuti a destra e sinistra (e anche sia da destra sia da sinistra).

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pan

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(tutto condivisibile,  ma ad onor del vero il Palermo calcio esisteva dal 1900 grazie ai Whitaker però, poi sono confluite altre formazioni negli anni 20, ma sempre quello era)

adiutrix

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spero che non sia Off topic altrimenti Tarallo chi lo sente 

Ieri sera, nella serata della memoria, mi sono visto su Sky un documentario dal titolo "1938 lo sport italiano contro gli ebrei".
Documentario sul dramma degli ebrei italiani alla promulgazione delle leggi razziali del 38 e in particolar modo le conseguenze di queste nel mondo dello sport italico.
Inizia con mussolini che a trieste fa il discorso sulla razza e che i vertici dello sport italiano ben volentieri si adeguano alle volontà del duce. I vertici dello sport italico erano, il fascista Starace e il presidente della figc il fascista Giorgio Vaccaro.
Hanno elencato una serie di sportivi ebrei che hanno subito dei veri autentici drammi, dall'allenatore del Bologna Weisz, più volte campione d'Italia, che dovette rinunciare alla conduzione della squadra per poi fuggire all' estero, dove poi fu catturato dai nazisti e morì in lager con tutta la sua famiglia.
Un bel documentario con un narratore che spiegava le storie drammatiche e ogni tanto c'era una intervista a qualche storico o giornalista o scrittore.
Si è poi trattato delle storie di alcuni presidenti di origine ebrea, la storia del presidente del Casale Raffaele Jaffe che venne catturato dai fascisti nel 44, mandato in Germania e anche lui morì in un lager nazista, poi del presidente del napoli  Ascarelli, morto nel 1930 e che venne rimosso il nome dello stadio a lui dedicato, e poi Renato Sacerdoti  e qui fanno l'intervista a uno scrittore, Adam Smulevich che descrive di come fu trattato Sacerdoti e secondo lui, ci fu "un elemento personale di inimicizia forte che lui aveva generata a Roma, ci furono figure nel mondo del calcio, che si approfittarono delle disgrazie di Sacerdoti nel 38 e dopo, per accanirsi ed alimentare la macchina del fango, in particolare la figura che ebbe contro fu Vaccaro, che non fu morbido e che un po ci marciò."
Poi il narratore continua con altre vicende e poi si parla che tutte le società sportive, sollecitate dal coni e da Vaccaro, ripudiano i propri tesserati non ariani mentre sullo schermo fanno vedere i ritagli dei giornali dove ci sono gli annunci di varie società ( ho letto un ritaglio dove la Canottieri Roma ripudia tra i suoi iscritti gli ebrei) e qui il narratore fa il nome di una sola Società : "Il 20 dicembre i lettori del Tevere furono informati che la S.S. Lazio sta provvedendo alla radiazione dei soci non di razza ariana".
Mi sono chiesto "perché viene citata solo la Lazio eppure le società che ripudiarono i propri iscritti, atleti, allenatori , soci penso che furono centinaia" mah

Oggi dato che non conoscevo la vicenda di Sacerdoti e Vaccaro mi sono messo alla ricerca di qualche notizia sul web:
Intanto Sacerdoti non era più il presidente della roma dal 1935, dato che aveva lasciato la presidenza per il malcontento dei tifosi e quindi perché, secondo la tesi di smulevich, Vaccaro aveva interesse a distruggere un ex presidente?
Poi Sacerdoti, fatto passare per un personaggio positivo, era un fascistone della prima ora , amico di mussolini, che probabilmente aveva fatto degli impicci con esportazione della valuta.
comunque, a parer mio l'equazione Vaccaro-Lazio che vuole opprimere  Sacerdoti-roma è fatta passare più che chiaramente.
Questo è una parte dell'articolo dell'Osservatore Romano che spiega abbastanza la vicenda Sacerdoti :

"
Anche Renato Sacerdoti si era convertito. Ma la sua vicenda è diversa, soprattutto nel finale. Classe 1891, noto uomo d'affari, fascista della prima ora, Sacerdoti «fu coinvolto in una trama losca che praticamente oggi nessuno ricorda più. Un pezzo di storia d'Italia. Con i suoi veleni, le sue bassezze, le sue contraddizioni», scrive Smulevich. Chi conosce la storia calcistica della capitale sa che il suo nome è legato alla nascita dell'Associazione Sportiva Roma. Fu infatti anche grazie alla sua mediazione che il 7 giugno 1927 la nuova entità sorse dalla fusione di tre società: Alba, Fortitudo e Roman. Divenutone presidente il 27 marzo dell'anno successivo, Sacerdoti realizzò il glorioso stadio di Testaccio e acquistò i primi calciatori importanti di una compagine in costante crescita, capace il 15 marzo 1931 di polverizzare la Juventus con un 5 a 0 entrato nella leggenda.
Tuttavia in quegli anni la Roma, sempre in lizza per obiettivi importanti, non riusciva a centrare l'obiettivo primario: vincere lo scudetto. La tifoseria era scontenta. Il 3 giugno 1935 il presidente fu costretto a farsi da parte. Ma il peggio doveva ancora arrivare. Il 6 ottobre 1938 Il Popolo d'Italia riferì di un tentativo di esportazione di valuta all'estero nel quale sarebbe stato coinvolto un "giudeo". Poche ore dopo il Gran Consiglio avrebbe dato parere favorevole alle leggi razziali. Per Sacerdoti — è lui il "giudeo", nonostante si fosse convertito il 24 dicembre 1937 (nel gennaio 1933 si era sposato in chiesa, con dispensa, con Leopoldine Madlo, con la quale si era unito con rito civile già nel 1928) — è l'inizio di un incubo. Condannato a cinque anni di confino, l'uomo d'affari provò a difendersi, asserendo di essere vittima di un errore. Scrisse più volte al Duce, sperando nella sua comprensione. Nelle accorate lettere ricordava di essere stato soldato al fronte nella Grande Guerra, fascista tesserato dal 1920, squadrista, partecipante in armi alla marcia su Roma e chiedeva di poter dimostrare ancora fedeltà al regime e alla patria indossando di nuovo la divisa in vista di un conflitto che appare sempre più imminente. Come il figlio Bruno, che nonostante tutto scelse di combattere per Mussolini.
Sacerdoti non riceverà mai risposta dal Duce. L'unica concessione, il trasferimento da Ventotene alla terraferma. Tornerà libero solo il 27 luglio 1943, con la destituzione di Mussolini decretata dal Gran Consiglio.
Dopo l'8 settembre la situazione però precipitò di nuovo. Costretto a cercare rifugio, Sacerdoti si rivolse ad alte sfere vaticane. Per lui si aprirono le porte del convento romano di San Pietro in Montorio. Qui si travestì da frate francescano, con tanto di tonsura. Un camuffamento così riuscito che un giorno un fedele gli chiese di confessarsi: un rischio a cui si sottrasse fingendo un malore. Ma quel frate era talmente credibile che, a Liberazione avvenuta, persino la figlia Mariella nel primo incontro non lo riconobbe subito.
Il nuovo corso democratico vedrà ancora Sacerdoti protagonista, di nuovo presidente della Roma. Ma quella è un'altra storia."

qui il link http://www.osservatoreromano.va/it/news/quei-pionieri-vittime-delle-leggi-razziali

GiPoda

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Citazione di: adiutrix il 28 Gen 2020, 22:09
spero che non sia Off topic altrimenti Tarallo chi lo sente 

Ieri sera, nella serata della memoria, mi sono visto su Sky un documentario dal titolo "1938 lo sport italiano contro gli ebrei".
Documentario sul dramma degli ebrei italiani alla promulgazione delle leggi razziali del 38 e in particolar modo le conseguenze di queste nel mondo dello sport italico.
Inizia con mussolini che a trieste fa il discorso sulla razza e che i vertici dello sport italiano ben volentieri si adeguano alle volontà del duce. I vertici dello sport italico erano, il fascista Starace e il presidente della figc il fascista Giorgio Vaccaro.
Hanno elencato una serie di sportivi ebrei che hanno subito dei veri autentici drammi, dall'allenatore del Bologna Weisz, più volte campione d'Italia, che dovette rinunciare alla conduzione della squadra per poi fuggire all' estero, dove poi fu catturato dai nazisti e morì in lager con tutta la sua famiglia.
Un bel documentario con un narratore che spiegava le storie drammatiche e ogni tanto c'era una intervista a qualche storico o giornalista o scrittore.
Si è poi trattato delle storie di alcuni presidenti di origine ebrea, la storia del presidente del Casale Raffaele Jaffe che venne catturato dai fascisti nel 44, mandato in Germania e anche lui morì in un lager nazista, poi del presidente del napoli  Ascarelli, morto nel 1930 e che venne rimosso il nome dello stadio a lui dedicato, e poi Renato Sacerdoti  e qui fanno l'intervista a uno scrittore, Adam Smulevich che descrive di come fu trattato Sacerdoti e secondo lui, ci fu "un elemento personale di inimicizia forte che lui aveva generata a Roma, ci furono figure nel mondo del calcio, che si approfittarono delle disgrazie di Sacerdoti nel 38 e dopo, per accanirsi ed alimentare la macchina del fango, in particolare la figura che ebbe contro fu Vaccaro, che non fu morbido e che un po ci marciò."
Poi il narratore continua con altre vicende e poi si parla che tutte le società sportive, sollecitate dal coni e da Vaccaro, ripudiano i propri tesserati non ariani mentre sullo schermo fanno vedere i ritagli dei giornali dove ci sono gli annunci di varie società ( ho letto un ritaglio dove la Canottieri Roma ripudia tra i suoi iscritti gli ebrei) e qui il narratore fa il nome di una sola Società : "Il 20 dicembre i lettori del Tevere furono informati che la S.S. Lazio sta provvedendo alla radiazione dei soci non di razza ariana".
Mi sono chiesto "perché viene citata solo la Lazio eppure le società che ripudiarono i propri iscritti, atleti, allenatori , soci penso che furono centinaia" mah


Eh?? :o
Questi son stati capaci tra centinaia di società sportive di ordine e grado di menzionare solo  noi?
Altro che OT, questa è un altra "perla" che si aggiunge ad una lunga e collaudata serie di porcate ai nostri danni.

adiutrix

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Citazione di: GiPoda il 28 Gen 2020, 23:03
Eh?? :o
Questi son stati capaci tra centinaia di società sportive di ordine e grado di menzionare solo  noi?
Altro che OT, questa è un altra "perla" che si aggiunge ad una lunga e collaudata serie di porcate ai nostri danni.


La sola citazione della Società Sportiva Lazio è stata molto fastidiosa ma a parere mio la cosa che mi ha fatto più stranire è la posizione di Vaccaro (che tutti sanno che viene identificato come Laziale)vs Sacerdoti-roma. Poi basato sul nulla. Sacerdoti non era più il presidente della roma. Però quello scrittore, Smulevich, questo vuol far passare.
Tra le ricerche che ho fatto, poi mi è capitato un'articolo dell'Avvenire, scritto da un certo Massimiliano Castellani , guarda caso amico su Facebook di Smulevich.
Questo un passaggio di quell'articolo su Sacerdoti:
"Una trama drammatica invece, attendeva patron Sacerdoti, convertito anche lui al cattolicesimo ma per il regime del "filo laziale" Benito Mussolini un nemico da condannare a cinque anni di confino. "

Quindi la roma nata dal volere del regime fascista, i suoi fondatori,  Sacerdoti fascistone della marcia su Roma, Ulisse Igliori fascistone picchiatore, indagato per la morte di Matteotti e Foschi altro fascistone picchiatore, è stata perseguitata dallo stesso fascismo nella persona di Vaccaro. 
Però lo scudetto del 42 ,con l'Italia bombardata,  l'hanno vinto loro.
Aoh

Il nostro Giorgione

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Ho sentito spesso raccontare della delazione ascritta a Vaccaro in danno di Sacerdoti e al suo presunto antisemitismo.
Ma a Roma si racconta anche che ebrei e partigiani trovarono riparo nelle cantine del  circolo canottieri Lazio.
Al sottoscritto, il nipote del Generale Vaccaro ha raccontato che, durante i rastrellamenti, nascosero due famiglie ebree a casa loro (nel palazzo con la facciata fosso pompeiano di fronte ai giardini del mausoleo di Adriano).

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Che Mussolini era anche "socio d'onore" di Juventus, romettari sicuramente non vogliono dire. Non è utile per loro causa.

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Vaccaro tra l'altro (insieme ad Ottorino Barassi) ha anche il merito di aver salvato la coppa Rimet impedendo che venisse trafugata dalla Gestapo.

pan

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il contenuto riportato da adiutrix non a caso fa parte di un documentario di oggi.
che continua a riportare inesattezze o comunque omissioni e esaltazioni, a secondo se si parla dell'una o dell'altra squadra, come siamo abituati purtroppo.
scusate se mi ripeto, ma qua ci sta, a confronto di quanto postato da adiutrix. anni fa, sul canale tematico della Rai di Storia, vidi un documentario sulla roma palesemente fine anni 70, forse 1980. interviste a calciatori degli anni 30/40, immagini d'archivio  anni 30 e commenti di giornalisti del momento del documentario, tra i quali stinchelli.
il taglio, ragazzi. il taglio del documentario. la differenza, nettissima, di proposta contenutistica.
nessuna remora nell'intervistare i suddetti calciatori omai anziani che parlavano sorridendo dei loro incontri con mussolini a Palazzo Venezia, inquadrature inedite di partite a campo testaccio con una marea di pubblico a fare il saluto romano felice. la risposta, quasi imbarazzata, piccola, non incisiva, di stinchelli che cercava di giustificare a chi gli faceva la domanda (non ricordo di chi fosse il reportage) sul pubblico romanista nettamente fascista all'epoca, che aveva fatto la sua scelta di campo: cincischiava, "ma no.. i tempi", "l'anima sotto sotto era popolare...", "c'erano tanti trasteverini, figurati se erano fascisti sul serio".
questo documentario ha cementato la mia teoria, come detto qualche tempo fa qui. a fine anni 70/ primi anni 80  si poteva regalare allo spettatore una trama reale, nessuno tentava ancora di spacciare noi come portatori storici di fascismo e la roma la società senza macchie e senza scheletri nell'armadio. l'imbarazzo ma anche la sincerità dello stinchelli di turno, che tentava di giustificare ma comunque parlava apertamente della vicenda, adesso sarebbe improponibile.
hanno ribaltato la situazione a loro favore, approfittando dell'avvento dei fascisti nella nostra curva per ripulirsi di qualcosa del loro passato di cui si vergognavano, per me. avranno avuto i loro interessi per fare tutto ciò, che presumibilmente a sto punto col calcio hanno ben poco a che vedere.

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