Vivere al tempo del coronavirus - temi sociali ed economici

Aperto da FatDanny, 09 Apr 2020, 22:23

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FatDanny

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Citazione di: giovannidef il 30 Apr 2020, 10:52
in realtà con FD sono vicino su molte scelte politiche ma su campo agricolo siamo come dice italicbolt su posizioni inconciliabili
ovviamente mi rifaccio alle regioni dell'italia centrale, quelle che almeno io conosco meglio
inizio col dire che ho parlato di 25 ettari solo per essere realista ma le aziende dovrebbero avere una estensione da 75 ai 150 ettari di SAU
il limite per queste estensione è dovuto al fatto che in italia un ettaro costa mediamente 30.000 euro per cui queste aziende difficilmente possono esistere
entrambe le attività hanno pregi e difetti
la piccola proprietà contadina ha il merito in queste regioni di averne disegnato il caratteristico paesaggio, di aver mantenuto un legame col mondo agrario, tanti hanno un po' di terra e ne sono legati, una produzione più spesso attenta al consumatore finale
i difetti invece sono mancanza di innovazione, proprietà in mano a chi usa questa terra solo come integrazione ad altro reddito, rischio che questi terreni vengano alla fine usati per affitto, facendo uscire capitali dal mondo agricolo che non verranno reinvestiti in agricoltura, pochi vantaggi economici ma alti rischi nelle stagioni storte di dover coprire i debiti con il proprio reddito (io non credo molto a chi vive su 10 ettari facendo solo questo)
i pregi della media grande azienda sono efficienza (ad esempio per molti motivi il rapporto cavalli motore/ettaro sono più alti nella piccola proprietà), innovazione (un imprenditore entra nelle università, si fa la settimana alla fiera di verona), possibilità di investire, capacità di stare sul mercato
i difetti sono anche tanti, rischio di rovinare il territorio, profitto anche a scapito dei consumatori, anche a causa delle politiche pac che premiano il terreno e non la quantità di produzione, possibilità di impigrirsi (cosa più frequente di quanto si creda) tanto 100 ettari ti fanno guadagnare bene anche se ti impegni al minimo
non facendo politica questo confronto mi interessa il giusto ma se fossi ministro delle politiche agricole punterei alla formazione di aziende agricole più grandi
politica osteggiata sicuramente dai due patronati, ma a voler pensar male...
i patronati da anni sono diventati agenzie di servizi, ovviamente un imprenditore molti di questi servizi ha la capacità di farseli da solo, dalla contabilità alle varie domande, se gli serve un lavoro specialistico non va a coldiretti, va dal libero professionista specializzato sull'argomento
tutto diverso per la piccola proprietà contadina, da sempre legati mano e piedi ai patronati che si fanno pagare anche la richiesta di nafta agricola
scusate l'OT ma ste cose mi divertono troppo

le posizioni sono inconciliabili ma ciò non implica disconoscere che quanto dici è vero.
I problemi di cui parli sono reali, d'altronde non lo scopriamo oggi, è una questione centenaria, basti pensare alla collettivizzazione forzata delle terre in Russia (colcoz e sovcoz).
per quanto, ti assicuro, ho prova diretta di chi vive con proprietà sotto i dieci ettari facendo solo quello.  Come?
1) Avendo un reddito mensile nominale di 500 euro, sostenibile nella misura in cui in alimenti spendi poco o niente e mangi quel che produci e scambi con altri piccoli produttori (allevatori o altri agricoltori). L'economia informale in questi casi fa tantissimo
2) esenzioni fiscali (previste per chi di fatto non ha margine o lo ha così basso) e PAC aiutano tanto, di fatto andando a coprire i contributi previdenziali.
3) l'arte dell'arrangiarsi di cui è provvisto chi ha poco. Che in alcune espressioni è meravigliosa ma non va troppo poeticizzata, perché significa anche girare 6 mesi senza assicurazione RCA al furgone perché quei soldi in quel momento proprio non li hai o pagare le bollette quando parte la riduzione dell'energia elettrica precedente al distacco vero e proprio.

Ma allora quale potrebbe essere la risposta alternativa ai corretti limiti che individui nella piccola produzione per non cedere al mercato né costringere con la forza? Incentivare il consorzio, la cooperativa orientat* alla qualità, anche "brandizzata" esattamente come avvenuto per il settore vinicolo.
E non nascondo che qui ci si scontra con enormi limiti culturali da parte dei diretti interessati, che nonostante (o forse proprio a causa de) i guadagni bassi non hanno la minima cultura dell'investimento e non dico del lungo, ma anche solo del medio periodo.
E quindi badano ad aumentare nell'immediato di due soldi senza vedere che questo spesso compromette la possibilità di mettere basi diverse e più durature.
Ma aggiungo anche che, non credo a caso, mancano i corretti incentivi statali che vadano in questa direzione (forse per lasciare mano libera alla GDO?). Nei Piani di sviluppo regionale invece di finanziare con 70mila euro a fondo perduto iniziative dei singoli produttori , che in gran parte sono erosi dalle stesse problematiche che vorrebbero risolvere, perché non prevedere invece fondi per chi si consorzia in forme prestabilite con finanziamenti più consistenti?
Tipo: se nella Zona A vi consorziate in 5 diamo 350mila euro per acquisto macchinari e mezzi logistico-organizzativi, con tanto di supporto legale e fiscale (agevolazioni e consulenza).

Avresti vantaggi paragonabili a quelli verso cui propendi tu ma senza il meccanismo di creazione dell'esercito di riserva di nuovi salariati agricoli, permettendo ai piccoli produttori di mantenere il controllo sul proprio lavoro.
Invece mi sembra che il modello attuale serva a far si che la GDO imponga il suo mercato guadagnandoci sopra uno sproposito mentre si lasciano i piccoli produttori in stato di sopravvivenza e di dipendenza dai contributi pubblici.


cartesio

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Citazione di: biancocelestedentro il 30 Apr 2020, 10:59a Castiglione d'Adda, il comune dove risiede il famoso paziente 1

Secondo me il paziente 1 è una bufala, nel senso che il virus è arrivato in più località indipendentemente.

Se proprio vogliamo parlare di un paziente 1 bisogna cercarlo in Cina, non da noi.


biancocelestedentro

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Citazione di: cartesio il 30 Apr 2020, 12:42
Secondo me il paziente 1 è una bufala, nel senso che il virus è arrivato in più località indipendentemente.

Se proprio vogliamo parlare di un paziente 1 bisogna cercarlo in Cina, non da noi.

Che quello non sia affatto il paziente 1 penso sia una nozione ampiamente acquisita da tutti, il fatto è che è acquisito anche il fatto che quella persona è conosciuta come paziente 1, impropriamente ma lo si indica così.

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MisterFaro

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Citazione di: biancocelestedentro il 30 Apr 2020, 10:59
...
Però, se parliamo di delimitare zone rosse o focolai, faccio presente che dopo avere pagato dazio in maniera pesante al coronavirus, in termini percentuali perché i numeri assoluti sono relativamente piccoli (leggevo tempo fa che a Castiglione d'Adda, il comune dove risiede il famoso paziente 1, ci sono stati in una mesata 65 decessi su 4500 abitanti circa, come se a Roma in proporzione fossero morte poco più di 40 mila persone), in provincia dopo il 25 aprile i nuovi contagi giornalieri sono stati 23, 10, 11, 12. Da questo punto di vista io i confini li metterei alle province di Milano e Torino che attualmente hanno una curva che sembra essere fuori controllo.

Numeri pazzeschi come giustamente dici. In Italia grosso modo in un anno muore 1 persona ogni 100 abitanti, li stiamo al 15% in UN MESE. Nonostante il blocco.

(non ho controllato i numeri, mi fido)


Aggiungo che 56 nuovi contagiati individuati in quattro giorni non sono proprio pochi, considerando che la provincia di Lodi ha poco più di 200mila abitanti (senza contare il gran numero di già positivi e, soprattutto, i limiti per la circolazione del contagio). Come se nella provincia di Roma in quattro giorno si individuassero 1100 nuovi contagi (attualmente in tutto il Lazio siamo sui circa 70/80 al giorno)

biancocelestedentro

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Citazione di: MisterFaro il 01 Mag 2020, 00:56
Numeri pazzeschi come giustamente dici. In Italia grosso modo in un anno muore 1 persona ogni 100 abitanti, li stiamo al 15% in UN MESE. Nonostante il blocco.

(non ho controllato i numeri, mi fido)


La mia fonte è la stampa locale online. Al momento non riesco a trovare l'articolo che indica la cifra che ho riportato, ho trovato al volo questo qui che parla di 76 decessi grosso modo a metà aprile.

https://www.ilcittadino.it/cronaca/2020/04/29/parte-lo-studio-epidemiologico-dell-universit-il-centro-operativo-sar-alla-scuola-materna/a4bYCpERO3y6ZIKu7a4zx3/index.html

Citazione di: MisterFaro il 01 Mag 2020, 00:56
Aggiungo che 56 nuovi contagiati individuati in quattro giorni non sono proprio pochi, considerando che la provincia di Lodi ha poco più di 200mila abitanti (senza contare il gran numero di già positivi e, soprattutto, i limiti per la circolazione del contagio). Come se nella provincia di Roma in quattro giorno si individuassero 1100 nuovi contagi (attualmente in tutto il Lazio siamo sui circa 70/80 al giorno)

Ho pensato anche io a questo aspetto. In realtà il mio intento era evidenziare che attualmente se c'è un problema di aumento dei contagi, viste le curve di crescita (sempre per quello che vogliono dire questi dati, va da sé), soprattutto la loro tendenza, non è certo a Lodi.
Faccio un esempio, tagliando le cose molto con l'accetta. Prendo i dati che trovo su Lab 24 del sole 24 ore. A Lodi, da quando sono stati iniziati a essere riscontrati i casi di coronavirus, ci sono stati circa 300 casi a febbraio, circa 1950 a marzo, circa 850 ad Aprile. A Roma, la cui curva inizia a salire con 15 giorni di ritardo, dei circa 4750 contagiati 2200 sono a marzo e 2550 ad aprile, a Milano dei poco più di 19000 contagiati, 8900 sono stati riscontrati a marzo e il resto ad aprile.
Poi è chiaro che rapportati alla popolazione i numeri di Lodi pesano molto di più. Credo che solo Cremona e Piacenza abbiano avuto più contagi in rapporto alla popolazione. La provincia in termini percentuali ha pagato un dazio altissimo alla pandemia, ma la situazione nell'ultimo mese è migliorata nettamente.

cartesio

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Citazione di: MisterFaro il 01 Mag 2020, 00:56
Numeri pazzeschi come giustamente dici. In Italia grosso modo in un anno muore 1 persona ogni 100 abitanti, li stiamo al 15% in UN MESE. Nonostante il blocco.

(non ho controllato i numeri, mi fido)


Ma hai sbagliato la divisione, è 1,5%, non 15%.   🙂

Comunque tanto.

MisterFaro

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Citazione di: cartesio il 02 Mag 2020, 14:02
Ma hai sbagliato la divisione, è 1,5%, non 15%. 

Comunque tanto.

Grazie  :up:



(avevo iniziato ragionando su 1000 abitanti e poi mi sono incartato  :down:  ;) )

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mr_steed

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Articolo interessante, che fa capire come alcuni stati di fatto usino il paravento della presunta "unione europea" per farsi solo i caxxi propri, senza peraltro possibilità di contrastarli, dato che dettano pure da soli le regole e impediscono di poterle cambiare... Peraltro non sapevo che pure la Ferrero si fosse trasferita fiscalmente in Olanda... senza contare l'assurdità che ci siano dentro pure Eni ed Enel, credo in parte ancora pubbliche per un 25/30%... Comunque se non si riescono a far cambiare queste regole qualsiasi "coronabond" (o recovery found) sarà solo un "premio di consolazione": per il nostro Paese sarà impossibile mettere un freno all'evasione (dato che questa offerta dagli olandesi è una sorta di evasione legalizzata) e non ci potrà mai essere una vera equità fiscale in Italia...

Olanda, da Fca a Ferrero e Mediaset ecco i gruppi italiani con sede ad Amsterdam. E la Ue vieta di escluderli dagli aiuti pubblici

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/03/olanda-da-fca-a-ferrero-e-mediaset-ecco-i-gruppi-italiani-con-sede-ad-amsterdam-e-la-ue-vieta-di-escluderli-dagli-aiuti-pubblici/5787900/

Nel paese dei tulipani anche Eni, Enel, Luxottica, Illy, Telecom Italia, Prysmian e la Cementir. Il Paese formalmente non ha aliquote bassissime ma sono ridotti o inesistenti i prelievi su dividendi, guadagni da cessioni di partecipazioni, royalties. Francia, Danimarca e Polonia hanno deciso di escludere da contributi statali le società con sedi in paradisi fiscali. Per Bruxelles questa distinzione è contraria ai principi della libera circolazione dei capitali

I gruppi italiani che hanno sede o filiali nei Paesi Bassi sono tanti. Fca e Ferrari hanno qui la loro sede legale, la Exor della famiglia Agnelli quella fiscale. Sede legale ad Amsterdam anche per Mediaset, ma ad aver creato holding qui sono pure alcune delle più importanti partecipate italiane: Eni, Enel e Saipem. In viaggio verso il paese dei tulipani anche Campari che sta per trasferire qui la sua sede. E poi Luxottica, qui dal 1999, Ferrero, Illy, Telecom Italia, Prysmian e la Cementir di Caltagirone. La banche tendono invece a preferire i regimi fiscali di Irlanda e Lussemburgo. Uno dei grimaldelli impiegati negli ultimi anni per recuperare una piccola parte dei proventi fiscali sottratti in questo modo agli altri Paesi è stato contestare gli aiuti pubblici, proibiti da Bruxelles quando ledono la concorrenza. Ma la Commissione proprio in questi giorni ha sancito che – in nome della libera circolazione dei capitali – i piani di salvataggio pubblico adottati a causa dell'emergenza Covid non possono escludere chi ha la sede in un altro Stato.

Zone grigie e paradisi non dichiarati – Non è corretto fare processi alle intenzioni. Avere una sede in Olanda non significa automaticamente adottare comportamenti fiscalmente discutibili. Può trattarsi di trasparente e legittima ottimizzazione fiscale e scelte di corporate governance. Ma le zone grigie sono molte e trincerarsi dietro lo scudo arancione è facile. L'Olanda, ad esempio, non fa parte della lista dei paradisi fiscali stilata dall'Unione europea. Esclusione dettata da ragioni politiche. In materia di fisco l'Ue richiede l'unanimità dei voti (quindi compresi quelli di Olanda e Lussemburgo) per apportare modifiche. Le grandi aziende europee che approfittano dei vantaggi del fisco arancione fanno pressione sui loro governi per fare in modo che nulla cambi. Anche l'Ocse dispone di dati che sarebbero preziosi per aumentare la trasparenza sulle pratiche fiscali del paese, però non li rende pubblici a causa di veti di paesi membri. Così si va per deduzioni e per vie indirette.

Addio a 72 miliardi di profitti che finiscono in Olanda – L'Olanda è un buco nero che, ogni anno, risucchia dai paesi membri fino a 72 miliardi di euro di profitti aziendali. Una montagna di denaro che ricompare, molto rimpicciolita, ad Amsterdam. Quasi 10 miliardi di euro finiscono al fisco olandese, il resto rimane nelle casse delle multinazionali. Le stime sono dell'economista Gabriel Zucman, tra i più esperti e attenti osservatori del fenomeno a livello globale. Dalla sola Italia spariscono ogni anno profitti per quasi 30 miliardi di euro e di questi più di 3 miliardi finiscono in Olanda che in questo modo sottrae quasi un miliardo di euro all'anno al fisco italiano. Per contro quasi il 40% del gettito da tassazione sui profitti di impresa del paese dei tulipani deriva da questo scippo.

Ma perché l'Olanda è un forziere particolarmente difficile da scardinare? Formalmente le sue aliquote fiscali non sono particolarmente diverse da quelle di molti altri paesi europei. I prelievi sono però estremamente ridotti o inesistenti se si parla di dividendi, guadagni da cessioni di partecipazioni, interessi incassati da prestiti infra gruppo, royalties e quant'altro. Così le multinazionali stabiliscono qui le loro holding (società che hanno in pancia le partecipazioni chiave di un'impresa) e costruiscono strutture di gruppo artificiose per far affluire denaro sotto queste forme. Non solo.


Consulente Oxfam: "Accordi fiscali riservati permettono di ridurre la tassazione" – "Destano preoccupazione gli accordi fiscali riservati che i Paesi Bassi, come anche altri Paesi Ue, hanno siglato e continuano a siglare con le imprese multinazionali che verosimilmente permettono di ridurre in modo consistente il livello effettivo di tassazione delle corporation", spiega Misha Maslennikov, consulente di Oxfam Italia in tema di fisco. "L'Olanda", continua Maslennikov, "ha inoltre in essere un ampio network di convenzioni fiscali con altri Paesi che hanno natura particolarmente restrittiva, permettendo un abbattimento significativo delle aliquote sulle ritenute alla fonte per diverse fattispecie di reddito d'impresa che fluiscono verso Amsterdam".

L'incredibile produttività di lussemburghesi, svizzeri e olandesi – Non è un caso se nella classifica globale dell'associazione Tax Justice Network, che denuncia e combatte pratiche fiscali scorrette, i Paesi Bassi vengano solo dopo Isole Vergini, Bermuda e Isole Cayman quanto a opacità delle pratiche fiscali. Una delle tecniche utilizzate è quella di valutare la discrepanza tra le risorse che una società possiede in un determinato paese (dipendenti, uffici) e gli utili che qui realizza. Incrociando questi dati si scopre che ogni singolo, e a quanto pare fenomenale, dipendente lussemburghese genera profitti per oltre 8 milioni di euro. Uno svizzero 760mila, in Olanda 530mila. La media di tutti gli altri paesi europei è di 60mila euro per dipendente, con Italia e Germania allineate intorno ai 42mila e Francia a 33mila.

Il grimaldello degli aiuti pubblici... – Uno dei grimaldelli impiegati in questi anni per recuperare una piccola parte del maltolto è stato quello degli aiuti pubblici, proibiti da Bruxelles quando ledono la concorrenza. Accordi tra azienda ed erario che abbassino sotto certi limiti il livello del prelievo sono stati equiparati ad indebite agevolazioni. Un alcuni casi si è arrivati a condanna nonostante l'opposizione, scontata, dei gruppi coinvolti ma anche dei soliti Lussemburgo, Irlanda e Olanda che si battono in aula per rafforzare la loro immagine di cani da guardia degli utili di azienda.

...e lo stop della Commissione: "No all'esclusione in base a dove è la sede" – In questa fase drammatica per il futuro economico dell'Europa i governi avrebbero avuto un'arma in più. Se la Commissione Ue non si fosse messa di mezzo. Francia, Danimarca e Polonia hanno infatti deciso di escludere dall'erogazione di aiuti pubblici le società con sedi in paradisi fiscali. Bruxelles, che predica bene ma razzola molto male, ha però puntualizzato che questa distinzione è contraria ai principi della libera circolazione dei capitali a sci sono improntati i trattati europei. Davvero un peccato anche perché sarebbe giusto che i contribuenti che pagano gli aiuti sapessero a chi stanno dando i loro soldi, come sottolinea Maslennikov. "Sarebbe opportuno che anche il nostro Parlamento emendasse in fase di conversione il DL Liquidità inserendo l'obbligo per le società italiane che fanno parte di grandi gruppi multinazionali e richiedono garanzie statali su nuovi finanziamenti di rendere pubbliche le proprie rendicontazioni paese per paese", ragiona l'esperto di Oxfam Italia. "Volete il nostro supporto? Ben venga, ma vi chiediamo di permettere a cittadini e parlamentari un maggior scrutinio sulla vostra strutturazione societaria globale e sul livello di contribuzione fiscale in ciascun Paese in cui operate" conclude.

Adler Nest

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Andassero a farsi aiutare dall'olanda.
Nessuna pietà per quei gruppi.
Nessuna.
Maledetta la legge che consente ciò .
Non un euro.

COLDILANA61

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Semiotstart

Poi i servi dei padroni vengono qui ad etichettare chi gli tocca la famiglia di miserabili cocainomani .

Magari è sparito perché ha scoperto chi è sua madre .

Semiotend




COLDILANA61

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Premesso che concordo totalmente conFD quando descrive i colleghi u-tonti che prima o poi causeranno un danno irreparabile al loro ente o (speriamo) a sè stessi, e forse solo allora si sveglieranno, segnalo una cosa:
l'altro giorno ho letto di un tizio che promuoveva -con discreto appoggio di presunti geni del settore- un modello di tracciamento alternativo all'app, basato essenzialmente su una sorta di autodichiarazione (siamo sempre lì) o autoanamnesi messa online. Praticamente mi iscrivo al sito, dico dove abito, dico ogni giorno se sto bene o se invece ho tosse, febbre, tampone positivo. In questo modo si potrebbe creare una sorta di 'mappa di calore' per far vedere già ad occhio in che zone c'è più rischio o quantomeno sintomi rischiosi, e la gente starebbe automaticamente più attenta.
Secondo me una cosa tipo questa sebbene molto intuitiva per chi la usa non risolverebbe nulla, non garantirebbe la veridicità di quanto dichiarato e nelle piccole città sarebbe molto lesiva della privacy.

pentiux

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Un'idea fantastica, e per invogliare la gente a scrivere su quel sito si potrebbe unire ad un bel programmino che ti dice "che personaggio di Boris sei?" o "dimmi i tuoi sintomi e ti dico che gusto di gelato sei"





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Davy_Jones

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Giuseppe Conte Intervista a Il Fatto Quotidiano
di Maddalena Oliva e Marco Travaglio
6 maggio 2020

Presidente, è appena arrivata la sentenza della Corte costituzionale tedesca sugli acquisti di titoli pubblici da parte della Bce. La preoccupa?

Non commento sentenze della nostra Consulta, figurarsi se entro in quelle degli altri Paesi. Il programma di acquisti era già stato approvato e ritenuto legittimo dalla Corte di Giustizia Europea. Non spetta a nessuna Corte costituzionale decidere cosa può fare o no la Bce. La cui indipendenza è il fulcro dei trattati europei, quindi riconosciuto anche dalla Germania. Giudico un fuor d'opera che una Corte nazionale, pur costituzionale, chieda alla Bce di giustificare la necessità degli acquisti. Non può interferire in queste iniziative.

Ma lo spread è schizzato e rischia di complicare le cose anche per l'Italia.

Abbiamo già attivato molte misure e altrettante ne vareremo. Dopo i decreti Liquidità e Cura Italia, ci sarà il decreto Maggio che conto di chiudere entro la settimana e ammonterà a 55 miliardi.

Il decreto Maggio che poi sarebbe Aprile. Perché è stato così laborioso?

C'è una ragione anche tecnica. La commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager sta aggiornando in questi giorni il Temporary framework, cioè lo strumento con cui si introduce un regime di deroga per gli aiuti alle imprese colpite dall'emergenza. Quindi tutte le misure di sostegno alle imprese a cui abbiamo lavorato dovranno attenersi al nuovo quadro. Ne abbiamo delle anticipazioni, ma fino alla versione definitiva non possiamo essere sicuri di essere conformi.

Cosa conterrà il decreto Maggio?

Una misura molto importante sarà quella che consentirà a tutti i cittadini, attraverso il credito di imposta, di ristrutturare gli immobili per adeguarli alla normativa antisismica e per l'efficientamento energetico, a costo zero: gratis. Il meccanismo è stato suggerito dal ministro Fraccaro e avrà forte impatto: ci aspettiamo maggiore occupazione e la decisa ripresa delle costruzioni. E senza ulteriore consumo del suolo. Un'altra norma distribuirà 3 miliardi ai Comuni per sbloccare lavori di manutenzioni e opere pubbliche con procedure di gara semplificate. Sempre con Comuni e Province, stiamo lavorando a un piano straordinario per l'edilizia scolastica, approfittando delle scuole chiuse, per avere a settembre aule ristrutturate e sicure per i nostri ragazzi.

I ragazzi sono stati un po' dimenticati dal governo.

Stiamo lavorando – sempre con l'Anci e gli enti territoriali – al "piano estivo" con le ministre Bonetti, Catalfo e Azzolina. L'obiettivo è offrire ai piccoli la possibilità, in condizioni di massima sicurezza, iniziative e attività varie, nei centri estivi e negli oratori. Ci avvarremo di strutture concordate con Comuni, parrocchie e associazioni del terzo settore, anche con voucher per famiglie meno abbienti.

Ieri ha visto parti sociali e sindacati. A che punto siete?

Stiamo spiegando a tutti l'impostazione della manovra e anticipando un po' di misure. Domani (oggi, ndr) proseguiremo con gli industriali. Dobbiamo lavorare e ripartire insieme. Convocheremo anche il mondo dello sport e del calcio, insieme al ministro Spadafora, per fare il punto: raccoglieremo le istanze della Federcalcio e delle altre federazioni per avere un quadro condiviso della ripresa delle attività sportive.

Il dossier calcio passa in mano a lei? C'è una possibilità di concludere il campionato?

Non ho ancora messo mano al dossier, ma sentiremo e concorderemo. C'è il ministro, che ha fatto un ottimo lavoro, ma è giusto che tutti gli stakeholders del calcio e dello sport abbiano un confronto col governo ai massimi livelli. Ovviamente tenendo presenti le raccomandazioni del Comitato tecnico-scientifico.

Il presidente di Confindustria Bonomi si aspetta "una esplosione sociale a settembre" e attacca il governo che "distribuisce denaro a pioggia". Cosa risponde?

Il governo sta lavorando proprio per prevenire e limitare gli effetti negativi dell'emergenza sul piano economico e sociale. Se ci sono buone e concrete proposte ben vengano. Può inviarcene anche Bonomi, purché siano specifiche e concrete, sul sostegno alle imprese.

Dice che avete fatto poco.

Dobbiamo assicurare alle imprese polmoni finanziari e sostegni. Ma col decreto Liquidità abbiamo creato le premesse per il rifinanziamento e già lunedì sera, col ministro Gualtieri, abbiamo iniziato a chiamare tutti i vertici delle banche per sollecitare massimo impegno nell'erogazione di denaro e per raccogliere segnalazioni di criticità.

Perché i prestiti sono lenti?

Per le somme basse, fino a 25mila euro, la procedura consente maggiore speditezza. Sopra quella soglia alle banche occorre un'istruttoria. Anche se la garanzia dello Stato copre pressoché integralmente il rischio delle somme erogate. E poi c'è un problema più tecnico. Le banche, dovendo comprimere i tempi d'istruttoria e prestare soldi anche a imprese in tensione finanziaria, temono di essere coinvolte un domani nel concorso in reati collegati alla bancarotta. In pratica di aver contribuito a tenere artificiosamente in vita aziende già decotte.

Vogliono lo scudo penale?

"Scudo penale" crea fraintendimenti, ma il problema è oggettivo e non può essere trascurato. Il governo lavorerà per trovare una soluzione equa, senza concedere un privilegio al sistema bancario.

L'ingresso dello Stato nelle imprese è auspicato dal Pd e da alcuni suoi ministri, come Patuanelli. Che ne pensa?

In un sistema economico che funziona, lo Stato deve assumere una veste più dimessa di quella di uno 'Stato regolatore'. Ma non escludo, nel contesto che stiamo vivendo, che lo Stato possa assumere, con prudenza e attenzione, un ruolo più attivo. Non penso a un piano di nazionalizzazioni che richiama epoche passate, ma possiamo arricchire il ventaglio dei sostegni alle imprese, in alcuni casi anche attraverso capitale, finanziando direttamente l'impresa per facilitare investimenti produttivi e consentire il consolidamento dell'organismo societario.

Sugli investimenti nella sanità, accontenterete il ministro Speranza?

Accontentare tutti i ministri è complicato. Alcuni miliardi del decreto andranno a rafforzare le strategie sanitarie collegate all'emergenza. Poi predisporremo altri fondi. Lavoreremo per rafforzare la strategia integrata tra ospedali e medicina del territorio, i posti in terapia intensiva e subintensiva, le attività di monitoraggio, contact tracing e tele-assistenza: tutti elementi fondamentali per vincere la sfida al Covid.

Quale scenario epidemiologico ci troveremo di fronte il 18 maggio?

Non mi lascio orientare dalle sensazioni, o dalle immagini tv. Ma vedo che il piano ha funzionato, con un'attuazione ordinata del rientro di 4,5 milioni di lavoratori tra fabbriche e uffici. Anche le nuove regole sui trasporti non hanno bloccato gli spostamenti, anch'essi finora molto ordinati. Si conferma il senso di responsabilità dei cittadini, la grande attenzione al rispetto delle regole. E questo mi fa ben sperare sul fatto che la curva dell'epidemia resti sotto controllo. Detto ciò, questo virus è un male invisibile quindi fare previsioni è azzardato, hanno difficoltà pure gli scienziati.

Quale sarà la soglia R0 con cui autorizzerete lo spostamento tra regioni?

Non c'è una soglia specifica decisiva. Gli indici che segnalano l'allarme e farebbero scattare una chiusura non sono collegati solo a R0, ma a una ventina di parametri: densità abitativa, test fatti, nuovi contagiati, posti disponibili negli ospedali ecc. Per spostarsi tra regioni bisognerà aspettare. Idem per la riapertura del commercio al dettaglio, prevista per il 18 maggio: non si possono fare previsioni. Non mi aspetto un particolare aumento dei contagi, perché ormai si è diffusa fra i cittadini un'educazione generale alla convivenza col virus. Anche se ci sono settori che non possiamo controllare del tutto, come gli ambiti familiari. Lo stesso il ritorno in fabbrica, nonostante i protocolli rigorosi, potrebbe far risalire la curva. Ma stiamo facendo tutto con grande scrupolo e abbiamo un piano che ci consente, se le cose andassero male, di intervenire in modo mirato, geograficamente circoscritto, e non generalizzato.

Consentirete, come chiedono alcune Regioni, riaperture anticipate di altre attività con protocolli di sicurezza?

Ho proposto questo nuovo schema che non deroga al principio di massima precauzione. Ma, siccome ora ci sono soglie definite di allarme, siamo in condizione di studiare un'eventuale anticipazione delle aperture per ulteriori attività con differenziazioni geografiche.

Anche per cinema e teatri?

In presenza di un protocollo di sicurezza per spazi, ambienti e attività, si potrà decidere di anticipare le aperture di centri estetici, parrucchieri, ma anche teatri.

Il ministro Boccia non esclude le elezioni regionali aluglio-agosto. E lei?

La palla è al Parlamento. Come Consiglio dei ministri lo avevamo escluso perché ci pareva prematuro, ma se il Parlamento dovesse valutare, alla luce dei dati attuali, la possibilità, io non mi opporrei.

E il referendum?

Concorderemo con le forze politiche il periodo migliore. Ma, visto che si tratta di votazioni su tutto il territorio nazionale, ritengo che la finestra elettorale più adatta rimanga quella autunnale.

È vero che ha litigato col suo portavoce Rocco Casalino per la conferenza stampa sulla Fase 2?

No, assolutamente. Se sono apparso affaticato non è colpa dei miei collaboratori, ma solo mia. E poi non ho l'abitudine di scaricare sugli altri.

Anche lei è insoddisfatto dell'ultima conferenza stampa?

Sì, ero molto stanco. Io non me n'ero accorto, ma me lo han detto tutti. Venivo da 10 ore di maratona di riunioni, mi ero pure scordato di pranzare. Sono stato poco brillante. Del resto non avrei potuto rimandare all'indomani, perché la bozza del Dpcm l'avevano ministri, Regioni, comuni: dovevo evitare fughe di notizie, che poi inevitabilmente sarebbero state imputate a me, così come la confusione e l'incertezza che queste anticipazioni generano.

Sul termine 'congiunti', ancora si sta ridendo.

Quella formula ha un fondamento giuridico: è servita per abbracciare una ampia platea di soggetti che spaziano dai parenti agli affini ai coniugi, ai partner delle unioni civili e ai fidanzati, tenendo fuori però conoscenti e amici. Se avessimo optato per una formula più estensiva, avremmo consentito un più ampio scambio di visite e incontri, e sarebbe stato impossibile tenere sotto controllo la curva del contagio nelle relazioni personali.

Lei ha un feeling col presidente veneto Luca Zaia, che ormai la insidia come gradimento e popolarità. Lo rifarebbe un governo con la Lega se a guidarla fosse Zaia e non Salvini?

Abbiamo un buon rapporto, di correttezza istituzionale. Ma mi tengo stretto questo governo. L'esperienza con la Lega l'ho già vissuta. Basta così, grazie.

La Bbc ha posto Salvini sul podio dei leader più inclini a diffondere fake news.

Cosa non si fa per essere citati dalla Bbc...

Recovery fund: a che punto siamo?

Entriamo nel vivo ora. C'è un'istanza più ambiziosa di Italia, Spagna, Francia. E una traduzione più 'frugale' dei Paesi del Nord. Continueremo a batterci perché prevalga l'ipotesi più ambiziosa. Ma il Recovery fund difficilmente partirà prima dell'estate.

Conferma che invece il Mes non serve all'Italia?

Sì, resto convinto che il Mes non ci serva.

Ci attende una stagione di lacrime e sangue?

Non possiamo nasconderci. L'ho detto, questa è la prova più dura dal dopoguerra. Con una tale caduta del Pil, gli effetti economici saranno molto dolorosi. È anche per questo che abbiamo varato una manovra da 25 miliardi e ora un'altra da 55: l'intervento più poderoso degli ultimi anni. E, parallelamente, stiamo preparando un decreto Sburocratizzazione per rilanciare gli investimenti, velocizzare le procedure di gara, anche con soluzioni sperimentali e temporanee limitate a questa fase. Non voglio parlare di 'modello Genova' perchè nella maggioranza ci sono sensibilità diverse e molte resistenze. Invito tutti, soprattutto chi ha responsabilità istituzionali, a partecipare con proposte e atteggiamenti di condivisione. Questo decreto sarà non meno importante di quelli economici, se vogliamo ricostruire in fretta il Paese.

Tutti parlano di un futuro governo Draghi: le risulta che Draghi sia interessato a un governo di unità nazionale?

Non interpreto il pensiero altrui. Con Draghi abbiamo un buon rapporto personale, di stima, ne ho grande considerazione. Non mi ha mai testimoniato interesse per la Presidenza del Consiglio e non credo, conoscendolo, che si lasci tirare per la giacchetta dalle varie iniziative in atto. Che sono palesemente strumentali.

Quante possibilità dà a se stesso e al suo governo di arrivare a fine legislatura?

Ne sono assolutamente sicuro. Io credo che le forze di maggioranza siano tutte consapevoli della grande responsabilità che abbiamo agli occhi del Paese. Questo vale anche per le forze più 'vivaci'.

Interverrà per mettere pace fra Bonafede e Di Matteo?

Due anni fa Bonafede mi informò entusiasta della sua intenzione di coinvolgere Di Matteo, lo immaginava accanto a sé come il 'nuovo Falcone'. Non ho assistito ai colloqui, ma l'idea di Bonafede condizionato o succube di pressioni mafiose è assolutamente irrealistica.

Consiglierebbe agli italiani di prenotare le vacanze?

Confido che l'epidemia sarà sempre più sotto controllo e potremo andare in vacanza. Magari con più cautele di prima, ma al mare, in montagna, in collina ci andremo. Sarebbe bello, per aiutare il settore duramente colpito del turismo, che tutti gli italiani passassero le ferie in Italia.

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