coronavirus

Aperto da paolo71, 21 Feb 2020, 13:07

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ES

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Nuovo record mondiale, 259.000 contagi.
Asia, Stati Uniti,  Brasile, le zone più colpite.
Fonte sky.

Tarallo

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https://wwwnc.cdc.gov/eid/article/26/10/20-1315_article

I bambini sotto i 10 anni sembrano trasmettere il virus con la metà dell'efficacia degli adulti, ma quelli tra i 10 e 19 pare trasmettano con intensità ed efficacia molto simili a quelle degli adulti.
Fra un po' riapriranno le scuole.

Splash

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In Albania hanno deciso di chiudere pub e nightclubs, anche se non e` ancora chiaro se sia stato deciso di chiudere o meno i bar (che cambia un po` tutto). Per ragioni ancora poco chiare hanno deciso di non permettere la musica dopo le 20.

Il nostro Giorgione

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Questo era stato già detto?


Covid, dal vaccino di Oxford forte risposta immunitaria: i risultati su Lancet
Il vaccino anti-Covid ChAdOx1, messo a punto dallo Yenner Institute della Oxford Universiy con la collaborazione dell'italiana Irbm, «ha indotto una forte risposta immunitaria e anticorpale fino al 56/mo giorno della sperimentazione in corso». Il risultato è pubblicato sulla rivista Lancet. Si tratta di risultati preliminari riferiti alla fase 1-2 di sperimentazione che ha coinvolto 1.077 adulti sani. «Ulteriori studi - si legge - sono necessari per confermare se il vaccino protegga effettivamente dal Covid-19».

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mr_steed

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Ma 'sto Fenofibrato?
Notizia sentita al Tg3... posto link dal messaggero

https://www.ilmessaggero.it/salute/ricerca/fenofibrato_coronavirus_farmaco_cura_controindicazioni_costo-5357321.html

un estratto...

p.s. la rivista che IF ha?  :=))

Un team di ricercatori dell'Università Ebraica di Gerusalemme e del Mount Sinai Medical Center di New York (USA) hanno scoperto che usando il fenofibrato, un medicinale che aiuta a "sciogliere" il grasso che si accumula nei polmoni [...]
Nello studio, che è stato pubblicato sulla rivista Cell Press Sneak Peak, questa sostanza è stata trovata per aiutare a prevenire la riproduzione di Covid-19 nei polmoni. La ricerca mostra che con questo trattamento è possibile riprendere il controllo del virus e "malnutrirlo". In questo modo il virus viene privato delle risorse necessarie per sopravvivere.[...]

Tarallo

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L'articolo di InG postato sopra cita ovviamente lo Yenner Institute di Oxford, che Jenner, avendo soltanto inventato il vaccino, niente de che, non meritava che il solerte giornalista lo ricopiasse tale e quale da dove lo ha letto con un lapis per poi scriverlo SUL computer col dito indice, una lettera per volta, come si deve. Che io non dico che Jenner lo devi conosce, figuriamoci, anche se c'è pure una famosa via a Roma, ma almeno copialo come se deve.

syrinx

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Vaz, Tarallo diteci di più sul vaccino di Oxford. Se non sbaglio almeno vaz era scettico. L'articolo su Lancet cambia qualcosa? Da non esperto si lavori, sembra molto promettente.

Tarallo

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https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)31604-4/fulltext

L'ho letto ora di corsa.
Due cose rapide: per accelerare la scoperta di un vaccino per il covid, molti clinical trials uniscono Fase 1 e Fase 2. Notoriamente Fase 1 è un test con pochi pazienti, tipo 5 o 6, che attesta la severità degli effetti secondari se ce ne sono, mentre fase 2 studia i primi dati di efficacia su decine di pazienti, se si può qualche centinaio. Questa unione di fase 1 e 2 non mi piace affatto ma se si vuole il vaccino in fretta è cosi.
Quando si fa un clinical trial, la prima cosa da andare a vedere sono i primary endpoints, e cioè le misure, gli obiettivi che il trial cerca di raggiungere per dimostrare che si può proseguire. In questo studio c'è una misteriosa descrizione di uno dei due co-primary endpoints che sono 1) la sicurezza del vaccino, misurata dall'assenza di episodi gravi, e 2) l'efficacia, misurata, e cito, "in casi di Covid19 confermati virologicamente e asintomatici". Immagino intendano dire conferma virologica della presenza di anticorpi in casi di Covid19. La cosa mi sembra espressa in modo astruso, spero che vaz arrivi a chiarire per me.
Malgrado i risultati sembrino molto buoni (gran parte dei partecipanti mostra risposte T e IgG) mi sfuggono diverse cose.
Una, come mai si passi da centinaia e centinaia di pazienti a solo qualche decina nei risultati. I risultati poi non sono dose-depandant, il che mi preoccupa sempre, anche se c'è un aumento della risposta dopo un richiamo (buon segno); e poi sono lenti, 28 giorni per un picco IgG.

Come al solito una fase 2 deve aiutare a decidere se valga la pena fare una fase 3, e questi dati sembrano mostrarlo quindi si va avanti, ma più di questo non mi sento di dire.


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syrinx

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Grazie Tara'. :beer:

Tarallo

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Un utile riassunto su a che punto siamo con i vaccini

NYTimes: Three Coronavirus Vaccine Developers Report Promising Initial Results
Three Coronavirus Vaccine Developers Report Promising Initial Results https://nyti.ms/32A7f9T

Tarallo

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Intanto due studi, uno danese e uno irlandese, più molte altre osservazioni non pubblicate, indicano un crollo delle nascite premature durante il lockdown. Le ragioni non si sanno, e capirle potrebbe aiutare a diminuire il tasso di nascite pre-termine; potrebbero andare dal riposo delle mamme, il diminuito tasso di infezioni possibili, la minore esposizione allo smog.

Tarallo

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vaz

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Non riesco a leggere l'articolo su the lancet. Quello che posso dire da 'insider' è che a Oxford hanno fatto un casino con gli antigeni, e il capo dipartimento di virologia dello Jenner è stato allontanato 14 gg fa.

Secondo me, bisogna guardare in Cina. Il loro vaccino sembra essere il migliore, ad oggi.

cartesio

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Il vero dramma è che se fosse Vaz a scoprire il vaccino, entro un anno saremmo tutti vazzinati.    :bye2:

orchetto

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https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_luglio_21/bambina-4-anni-prigioniera-virus-tamponi-positivi-quattro-mesi-adef6194-cb19-11ea-bf7a-0cc3d0ad4e25.shtml                     
prima dell'inizio delle scuole dovranno regolarizzare la situazione quarantena, spero, immaginiamoci un bambino tre mesi a casa asintomatico e il resto della classe che va a scuola, ai giardinetti e alle attività sportive consentite

italicbold

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Citazione di: cartesio il 22 Lug 2020, 11:20
Il vero dramma è che se fosse Vaz a scoprire il vaccino, entro un anno saremmo tutti vazzinati.    :bye2:


vaz

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Beh i no vaz sono già un movimento mondiale. :D

MisterFaro

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Citazione di: vaz il 22 Lug 2020, 17:53
Beh i no vaz sono già un movimento mondiale. :D

:lol: :hail: :hail: :hail:

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cartesio

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L'antivazzismo è un obbligo morale.     :x   :x   :x

Drake

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https://www.adnkronos.com/salute/medicina/2020/07/23/coronavirus-nel-dna-scudo-del-sud_7mlHOLCPNfrX5rJdNS2FWP.html

Coronavirus, nel Dna lo 'scudo del Sud'
Uno tsunami devastante al Nord, un'onda più clemente al Sud e nelle Isole. Che cosa ha fatto la differenza nell'epidemia di Covid-19 in Italia? Dopo che "sono state proposte diverse ipotesi tra cui le diversità climatiche, ma nessuna sembrerebbe giustificare la disparità numerica nei contagi", il gruppo dello scienziato italiano 'emigrato' negli Usa Antonio Giordano ha pensato di scandagliare il Dna a caccia di un possibile 'scudo genetico' che potrebbe avere protetto metà della Penisola.
I dati conclusivi dello studio sono pubblicati sull''International Journal of Molecular Sciences'. E svelano l'esistenza di due geni che "potrebbero conferire maggiore suscettibilità all'infezione" da Sars-Cov-2, spiega all'Adnkronos Salute Giordano, fondatore e direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Filadelfia, professore di Patologia all'università di Siena, e che "differiscono per distribuzione nelle popolazioni delle varie regioni, con un sensibile divario Nord-Sud". Più diffusi al Settentrione, meno al Meridione.
L'idea che esistesse una sorta di difesa innata anti-coronavirus fra gli abitanti delle aree italiane meno colpite era stata anticipata da Giordano e colleghi a fine maggio in un articolo su 'Frontiers Immunology'. Ora la conferma, con la scoperta di "due alleli dell'Hla (sistema antigenico dei leucociti umani), un insieme di geni altamente polimorfici che hanno un ruolo chiave nel modellare la risposta immunitaria antivirale", che "correlano positivamente con i casi di Covid-19 registrati nelle diverse province del nostro Paese in periodo di piena pandemia". Si chiamano Hla B44 e C01 e potrebbero aver favorito l'azione di Sars-Cov-2 in Lombardia e nelle altre zone travolte dalla pandemia.
Il lavoro nasce dalla collaborazione di un team multidisciplinare composto, oltre che da Giordano, da Pierpaolo Correale e Rita Emilena Saladino, del Grand Metropolitan Hospital 'Bianchi Melacrino Morelli' di Reggio Calabria; Giovanni Baglio e Pierpaolo Sileri, del ministero della Salute italiano e dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano; Luciano Mutti, dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine; Francesca Pentimalli, dell'Istituto tumori di Napoli, Irccs Fondazione Pascale.
L'équipe ha condotto "uno studio geografico, di tipo ecologico", per valutare la possibile associazione tra la prevalenza di alleli Hla e l'incidenza di Covid-19 nelle 20 regioni italiane e nelle loro province. I dati relativi alle frequenze alleliche Hla, e alla loro distribuzione nelle varie regioni, sono stati ottenuti dal database pubblicato dal Registro italiano donatori di midollo (Ibmdr), che include circa 500mila donatori volontari di cellule staminali emopoietiche provenienti da tutta la Penisola. Gli autori hanno selezionato gli alleli Hla che mostravano una diversa frequenza nelle varie regioni della Penisola, per valutare se fossero correlati all'infezione da coronavirus Sars-CoV-2. Hanno così identificato "una serie di 7 alleli Hla di classe I che mostravano un'associazione positiva con i dati di incidenza Covid-19 forniti dalla Protezione civile, e 3 alleli Hla di classe I che mostravano un'associazione negativa".
Gli scienziati hanno poi proceduto a quella che in gergo tecnico si definisce "analisi di regressione multivariabile per esaminare gli alleli Hla indipendentemente l'uno dall'altro, così da escludere un eventuale effetto confondente reciproco, e includendo anche le regioni nel modello come possibili fattori confondenti". Questo esame ha dunque mostrato che "tra i 10 alleli, solo gli alleli Hla B44 e C01 mantenevano un'associazione positiva e indipendente con l'incidenza di Covid-19, suggerendo che queste varianti potrebbero essere permissive all'infezione virale". La 'prova del 9' è stata trovata in Emilia Romagna e nelle Marche, aree che hanno mostrato notevoli differenze intraregionali dei tassi d'infezione, inspiegabili all'interno delle province. Qui "la prevalenza dell'allele B44 sembra quasi esattamente predire l'incidenza di Covid-19".
"Non è sorprendente che sia l'allele Hla B44 che il C01 siano stati precedentemente associati a malattie autoimmuni infiammatorie, e che C01 sia stato correlato a infezioni seno-polmonari ricorrenti", afferma Correale, direttore dell'Unità medica di Oncologia del Grand Metropolitan Hospital 'Bianchi Melacrino Morelli' di Reggio Calabria, autore principale dello studio. "Ciò evidenzia la capacità di questi alleli Hla di innescare reazioni immunologiche inadeguate nei confronti di specifici antigeni del Sars-Cov-2".
"L'identificazione di alleli Hla permissivi o protettivi nei confronti dell'infezione da coronavirus potrebbe fornire informazioni preziose per la gestione clinica dei pazienti, oltre a definire priorità nelle future campagne di vaccinazione in un modo facile ed economico", dichiara Mutti dello Sbarro Institute, co-primo autore dello studio. "Nonostante i limiti intrinseci degli approcci ecologici - sottolinea Baglio, epidemiologo del ministero della Salute e coautore dello studio - questo tipo di studi ha il vantaggio di poter considerare un gran numero di casi che sono prontamente disponibili attraverso set di dati pubblici. Gli studi geografici, infatti, sono spesso i primi a identificare i fattori di rischio per una varietà di malattie. Saranno poi necessari studi caso-controllo per confermare questi risultati in coorti di pazienti Covid-19", puntualizza l'esperto. "Speriamo che ciò sia fattibile in tempi ragionevoli, perché la ricerca traslazionale in Italia incontra ancora molti ostacoli", osserva Giordano.
"Il sistema Hla - commenta ancora Giordano - è estremamente polimorfico e svolge un ruolo cruciale nei meccanismi di difesa immunitaria del nostro organismo. Diversi studi hanno già evidenziato come esista una correlazione tra alleli del sistema Hla e grado di suscettibilità ad alcune infezioni virali. Il nostro studio ecologico ha quindi valutato la frequenza dei diversi alleli Hla nelle varie regioni italiane, assumendo come campione di riferimento le frequenze distribuite nella popolazione di donatori di midollo, e l'ha associata all'incidenza di Covid-19. E' emerso appunto che in particolare 2 alleli Hla di prima classe, B44 e C01, che differiscono per distribuzione nelle popolazioni delle varie regioni con un sensibile divario Nord-Sud, correlano positivamente con i casi di Covid-19 registrati nelle diverse province italiane in periodo di piena pandemia".
"In sintesi - conclude il ricercatore - gli alleli Hla B44 e C01 potrebbero conferire maggiore suscettibilità all'infezione da Covid-19, ed è in corso uno studio caso-controllo su pazienti di tutta Italia in cui è stata riscontrata positività all'infezione per verificare quanto è emerso dal nostro studio ecologico".


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