coronavirus

Aperto da paolo71, 21 Feb 2020, 13:07

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ES

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Citazione di: phenix il 14 Apr 2021, 00:02
Meno male che la Puglia e la Campania hanno tenuto le scuole chiuse praticamente da un anno, così hanno potuto evitare la pandemia da COVID. Che idioti nel resto del mondo a non seguire il fulgido esempio di De Luca e Emiliano. Criminali che non siete altro. State uccidendo i nostri figli  :x :x :x

Scusami, la [...]lla sui figli falla al bar sotto casa.
Tdc.

phenix

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Citazione di: ES il 14 Apr 2021, 00:03
Scusami, la [...]lla sui figli falla al bar sotto casa.
Tdc.

E pure te la [...]lla sui criminali. I figli ce li ho pure io, due per l'esattezza. Posso parlare o sono troppo [...]? :lol: :lol: :lol:

Sulla scuola continuate a fare commenti ideologici con zero riferimenti ai dati reali. Vi rimpallate commenti di catastrofi imminenti dovute alla scuola (sempre solo e soltanto la scuola), con una pandemia che va avanti indifferentemente nei paesi e nelle regioni che tengono aperte le scuole e in quelli che le tengono chiuse. Dove stanno i dati che dicono che tenere le scuole chiuse ha un impatto significativo sulla pandemia. DOVE?

Hai ragione, uno vi dovrebbe ignorare e basta, e lasciarvi al vostro soliloquio.

Una sola domanda, e ti giuro poi ti lascio. Ci sei mai andato una mattina qualsiasi di una qualsiasi settimana con le scuole superiori chiuse (cioè praticamente sempre da marzo in poi) in un parco o davanti a un bar? Sarebbe istruttivo a voler tenere gli occhi aperti.

ES

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Citazione di: phenix il 14 Apr 2021, 00:29
E pure te la [...]lla sui criminali. I figli ce li ho pure io, due per l'esattezza. Posso parlare o sono troppo [...]? :lol: :lol: :lol:

Sulla scuola continuate a fare commenti ideologici con zero riferimenti ai dati reali. Vi rimpallate commenti di catastrofi imminenti dovute alla scuola (sempre solo e soltanto la scuola), con una pandemia che va avanti indifferentemente nei paesi e nelle regioni che tengono aperte le scuole e in quelli che le tengono chiuse. Dove stanno i dati che dicono che tenere le scuole chiuse ha un impatto significativo sulla pandemia. DOVE?

Hai ragione, uno vi dovrebbe ignorare e basta, e lasciarvi al vostro soliloquio.

Una sola domanda, e ti giuro poi ti lascio. Ci sei mai andato una mattina qualsiasi di una qualsiasi settimana con le scuole superiori chiuse (cioè praticamente sempre da marzo in poi) in un parco o davanti a un bar? Sarebbe istruttivo a voler tenere gli occhi aperti.

Stai delirando.
Non conosci l'argomento.


Mia figlia prende una cazzo di metro stramaledettamente piena ogni presenza, e io sono scavato dentro da un coltello, ogni cazzo di giorno.
Una delle mie attività,  una aps, è frequentata da decine e decine  di teenagers.

Tu non sai un cazzo.
Quello che sta succedendo, anche questi giorni.
Come è organizzato questo ritorno a scuola.
La merda in faccia agli studenti.

La tua risposta è sugo rancido.

Ti consiglio di riflettere prima di scrivere.
Per il resto ignorami.
Ed io eviterò di insultarti.

phenix

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Citazione di: ES il 14 Apr 2021, 00:50
Stai delirando.
Non conosci l'argomento.


Mia figlia prende una cazzo di metro stramaledettamente piena ogni presenza, e io sono scavato dentro da un coltello, ogni cazzo di giorno.
Una delle mie attività,  una aps, è frequentata da decine e decine  di teenagers.

Tu non sai un cazzo.
Quello che sta succedendo, anche questi giorni.
Come è organizzato questo ritorno a scuola.
La merda in faccia agli studenti.

La tua risposta è sugo rancido.

Ti consiglio di riflettere prima di scrivere.
Per il resto ignorami.
Ed io eviterò di insultarti.

Io rifletto eccome. E il problema lo conosco da diversi punti di vista per esperienza diretta,  studenti, genitori e insegnanti. E i problemi ci stanno, eccome, e non faccio la lezione a nessuno. Ma se ti fai un giro al parco degli acquedotti ti renderai conto che non c'è bisogno di prendere una metro per contagiarsi. E non serve manco una scuola aperta. E infatti alla pandemia non gliene è fregato sostanzialmente un cazzo delle scuole aperte o chiuse.

Ti ignoro eccome, avrei dovuto farlo già da prima. Tanto ormai quello delle scuole da chiudere è un mantra e rimangono solo gli insulti quando ve lo si fa notare.


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phenix

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Citazione di: ES il 14 Apr 2021, 00:50
Stai delirando.
Non conosci l'argomento.


Mia figlia prende una cazzo di metro stramaledettamente piena ogni presenza, e io sono scavato dentro da un coltello, ogni cazzo di giorno.
Una delle mie attività,  una aps, è frequentata da decine e decine  di teenagers.

Tu non sai un cazzo.
Quello che sta succedendo, anche questi giorni.
Come è organizzato questo ritorno a scuola.
La merda in faccia agli studenti.

La tua risposta è sugo rancido.

Ti consiglio di riflettere prima di scrivere.
Per il resto ignorami.
Ed io eviterò di insultarti.


Comunque ti chiedo scusa per il tono che ho usato, fastidioso e da flame. Non dovrei scrivere quando sto stremato dal lavoro e incapace di essere empatico. Anzi, a pensarci bene dovrei scrivere il meno possibile.

Thorin

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Capitolo scuola: al nido di mio figlio DUE bolle in quarantena per UNA maestra positiva con sintomi.

Le domande che mi pongo sono due:

1 - Possibile che non fosse vaccinata?
2 - Che senso ha dividere le classi in microbolle se poi ti scambi le maestre?

FatDanny

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continuo a dire che il problema generalizzato è la crescente mancanza di empatia.
Stiamo sbroccando tutti e quindi siamo meno propensi a considerare le ragioni altrui, a metterci nei panni delle altre persone.
Che si tratti di genitori, ristoratori, persone preoccupate dalla confusione mediatica generata da un piano vaccinale ad oggi ridicolo.

Sulla scuola gli studi di Sara Gandini sono stati ampiamente smentiti dimostrando l'inconsistenza dei dati statistici apportati. In rete si trovano svariate revisioni in merito.
I bambini soffrono questa situazione, ma a me pare di notare nelle critiche alla DAD soprattutto il sentire di genitori che sono arrivati al limite del parent burnout e che lanciano un grido d'allarme per l'insostenibilità della loro situazione.
Così come i ristoratori non sono negazionisti di principio, ma vedono nella relativizzazione del virus una possibilità per tornare a mettere insieme i due spicci necessari a pagare i debiti.
In sicilia non sono novax, semplicemente il fatto che ci sia stata lì una concentrazione di casi AZ, vera e propria anomalia statistica, aumenta la percezione del rischio in modo considerevole.

Provare a mettersi nei panni altrui.
Oggi servirebbe più che mai. Ma in questa situazione esasperante ne siamo sempre meno capaci.

RubinCarter

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Citazione di: Thorin il 14 Apr 2021, 07:12
Capitolo scuola: al nido di mio figlio DUE bolle in quarantena per UNA maestra positiva con sintomi.

Le domande che mi pongo sono due:

1 - Possibile che non fosse vaccinata?


Manca la seconda dose

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Baldrick

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Intanto, giusto per proseguire con la narrazione e non allentare la psicosi, Repubblica e Corriere edizione romana sfornano un bell'articolo sulla diagnosi fai-da-te delle nuove varianti.

Congiuntivite. Tosse. Febbre altissima. Mancanza di gusto e olfatto. Fino a oggi erano questi i sintomi che dovevano allarmare e far pensare ad un possibile contagio da Covid-19. Ma ora sembrano quasi le spie di un vecchio virus, ormai debellato. Già, perché se il coronavirus è mutato con le varianti (nel Lazio circolano quella inglese e quella brasiliana, in una percentuale che secondo le ultime rilevazioni dell'Istituto superiore di sanità si attesta rispettivamente al 78,5 e al 20,5%), ha modificato anche il modo in cui si manifesta: prediligendo disturbi a livello gastroenterologico.

«Nell'80% dei casi che sono emersi nelle ultime settimane, sembra essere cambiato tutto — spiega Pier Luigi Bartoletti, vice segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) —. Ricordo ancora i due turisti cinesi di Wuhan che per primi si ammalarono nel gennaio del 2020, e ricordo benissimo che il primo sintomo del coronavirus che hanno manifestato fu la congiuntivite. Oggi nessuno la presenta più. È sparita».

E non solo, sembra essere sparito anche un altro elemento distintivo, quello che ogni mattina - come consigliato dai camici bianchi per una prova puramente casalinga - ha spinto per mesi i romani ad annusare il barattolo del caffé: l'odorato infatti non svanisce più per effetto del contagio. Stesso discorso per il gusto: i sapori continuano a essere ben riconoscibili anche in chi contrae il Covid-19.

«Ad allertare oggi devono essere altri campanelli d'allarme — prosegue Bartoletti —. Primo tra tutti un forte senso di nausea e poi altri disturbi di tipo gastroenterologico, come dolori addominali, vomito o diarrea». L'ultimo caso che è capitato, solo un paio di giorni fa. «Esattamente, una mia assistita, per altro molto giovane, negli ultimi giorni della settimana scorsa è venuta a studio con un forte mal di pancia. Accusava dolori allo stomaco. Ma non aveva tosse, i polmoni erano liberi, nessuna secrezione oculare, neanche una linea di febbre — spiega ancora il vice segretario della Fimmg —. Eppure, visti i casi precedenti che mi erano capitati, le ho proposto di sottoporsi a un tampone. E infatti è risultato positivo. E come lei me ne sono capitati tantissimi ultimamente. E devo constatare che adesso cominciano ad essere loro la maggior parte».

Particolare attenzione quindi a questi malesseri, per nulla ascrivibili a malanni di stagione. «Non bisogna sottovalutarli — conclude Bartoletti, che ribadisce anche che la situazione, per quanto riguarda la campagna vaccinale negli studi dei medici di base, non è delle più rosee, anzi procede a rilento per la mancanza di dosi —, ma bisogna interpretarli come il possibile segno che si è stati contagiati dal Covid e fare quanto prima un tampone per escludere o confermare la presenza del virus».


Il messaggio è chiaro: entrate in paranoia se avete un po' (manco tanta) di nausea, chiamate il medico di base che comunque non vi risponderà o vi prenderà giustamente a pernacchie, correte a fare il tampone. E continuate a vivere nel terrore di ogni sintomo, ogni segnale, ogni piccola anomalia.

RG-Lazio

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Citazione di: Thorin il 14 Apr 2021, 07:12
Capitolo scuola: al nido di mio figlio DUE bolle in quarantena per UNA maestra positiva con sintomi.

Le domande che mi pongo sono due:

1 - Possibile che non fosse vaccinata?
2 - Che senso ha dividere le classi in microbolle se poi ti scambi le maestre?

Da educatore, sebbene in un altro paese, posso darti delle risposte
La risposta é semplice...il Virus, la variante british é troppo infettiva per il lavoro in asilo e l´incidenza é troppo alta in questo momento.
Ti assicuro che nella mia struttura osserviamo le norme, abbiamo quasi sempre la maschera in presenza di colleghi e ci siamo infettati in tutti i gruppi, rigorosamente separati. Non c é bolla che tenga.
Per me la mia infezione é stato un shock perché non incontro nessuno in ambiente chiuso da mesi e osservo le regole. Lo faccio per la mia femiglia, per mio figlio di 5 anni e per i miei bambini in asilo ai quali cerco di dare un minimo di "normalitá".
Non é bastato, ci siamo infettati tra colleghi, ho avuto 5 bambini infetti, ho portato il virus a casa, infettato al 99% mio figlio che si é fatto 15 giorni in 75 metri quadrati. Mi sento veramente male per questo, sebbene abbia fatto solo il mio lavoro.
Domani riprendo a lavorare e non so come approcciarmi. Oggi ai genitori dei miei bambini, non posso assicurare niente e per me é grave, mi sembra di andare contro la mia etica e la mia professionalitá. Se potessi terrei anche mio figlio lontano dall´asilo, ma dobbiamo lavorare.

Ora in Germania avremo l´obbligo di testarci 2 volte alla settimana (test rapido) ma come noto il test rapido rileva solo a infezione inoltrata (mio caso, domenica negativo e mercoledí positivo) e non posso lavorare con i bambini a distanza. Probabilmente li porteró al parco per 6-7 ore. Se riesco a far passare il concetto é l´unico modo per proteggere loro e le loro famiglie.     

giovannidef

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non direi che tornare a scuola per gli studenti significhi morte certa
ad oggi sotto i 25 anni hai un morto ogni 10.000 contagiati e quel morto già da prima non si sentiva molto bene
per cui uno studente sano non corre alcun rischio
ovviamente diverso è il discorso del riportare poi nelle case il virus dove magari ci sono i nonni
però non riesco proprio a capire il problema psicologico e neanche il problema del gap istruttivo
non credo che in bosnia  o in siria si siano preoccupati della psiche dei bimbi
c'era un cecchino che aspettava che andassi a prendere l'acqua e il gap di istruzione delle classi povere andava in secondo piano
la pandemia è la stessa identica cosa, stai in guerra fondamentalmente per difendere i nonni o i vecchi genitori e i danni collaterali vanno in secondo piano

italicbold

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Citazione di: giovannidef il 14 Apr 2021, 11:02
ovviamente diverso è il discorso del riportare poi nelle case il virus dove magari ci sono i nonni
però non riesco proprio a capire il problema psicologico e neanche il problema del gap istruttivo
non credo che in bosnia  o in siria si siano preoccupati della psiche dei bimbi
c'era un cecchino che aspettava che andassi a prendere l'acqua e il gap di istruzione delle classi povere andava in secondo piano
la pandemia è la stessa identica cosa, stai in guerra fondamentalmente per difendere i nonni o i vecchi genitori e i danni collaterali vanno in secondo piano

Io sto post non lo avrei scritto. Anche solo per pudore, non me ne volere.
Questo rigurgito di bisogno di uniformi, di codici militari ci ha un po' preso la mano.
A Sarajevo si é continuato a tenere i teatri, le scuole, le biblioteche aperte anche sotto i cecchini proprio perché era fondamentale per una "società" che restassero aperti. E comunque, malgrado questo, le conseguenze psicologiche gravissime e diffuse sulla generazione che aveva tra i 5 e i 15 anni all'epoca della guerra in Jugoslavia sono presenti ancora oggi.
La metafora della guerra va bene per le semplicistiche discussione al bancone di un bar (chiuso) ma anche i giapponesi hanno ripreso a vivere dopo Hiroshima, quindi che cosa c'é di male a sganciare ogni tanto una bomba atomica qua e la....
La Dad prolungata, basta parlare anche solo 5 minuti con un qualsiasi esperto, é un disastro per l'educazione dei ragazzi ed é soprattutto scava, ancora di più, un fossato sociale incolmabile tra i ragazzi in situazione familiare e sociale normale e i ragazzi che vivono in condizioni meno fortunate.

E comunque col cazzo che in Siria e in Bosnia non si sono preoccupati della psiche dei bambini.

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FatDanny

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Io uso le parole di Michela Murgia, che mi sembrano particolarmente azzeccate nello spiegare perché sta retorica di guerra non solo ha strarotto il cazzo, ma è anche dannosa in come ci fa percepire la situazione che stiamo vivendo:

Ho lasciato volutamente passare 24 ore dal mio intervento dell'altra sera a DiMartedì, ore durante le quali ho visto le mie parole prese dai soliti mandanti politici, strumentalizzate appositamente perché fossero fraintese e poi rilanciate sui social media in mille meme, perché pare che il tiro alla Murgia sulle pagine di una certa parte politica faccia sempre furore.
Da Floris ho espresso concetti che sono semplici se stanno dentro a un contesto, ma diventano banali o addirittura provocatori se il contesto non lo hanno più. Vale per tutti i ragionamenti.
Il primo concetto, sul quale mi è stata fatta una domanda precisa, riguarda il carattere simbolico della divisa: nominare un militare a fare il commissario dell'emergenza covid significa inserire la pandemia in una cornice semantica di "guerra". So che per molti è una cornice adatta, perché il virus ci è stato raccontato come "il nemico" e il modo di affrontarlo è stato descritto come "una trincea". Io non condivido questo impianto metaforico, perché sottintende che il genere umano stia dichiarando guerra a un elemento di natura, cioè al sistema interagente di cui noi stessi facciamo parte.
Della retorica di guerra fa parte la convinzione che tutto finirà, che "vinceremo il virus" e potremo tornare alla vita "pacifica" di prima. La retorica di guerra è comoda: non cambia i nostri comportamenti e ci consente di pensare che l'esplosione della pandemia sia indipendente dai nostri stili di vita. Ci convince che siamo vittime innocenti, poveri ignari che siamo stati attaccati da una specie nemica. Quella della guerra è una narrazione falsa.
Il virus non è un nemico a cui spezzeremo le reni, ma un organismo con cui dovremmo imparare a convivere ripensando i nostri comportamenti. Prima dismettiamo la retorica della trincea, prima acquisiamo quella del cambiamento.
Ma sono metafore, mi si dirà. E' "guerra" per modo di dire. Certo, ma a forza di ripetere metafore di guerra, non è strano se poi a "condurre la lotta" contro la pandemia viene nominato un generale. Siamo l'unico paese europeo ad aver messo un militare a gestire la campagna vaccinale.
Non vuol dire che è in atto un golpe.
Non vuol dire che il generale Figliuolo sia un incompetente.
Non vuol dire che le divise siano pericolose.
Vuol dire che alla domanda "come ne usciamo?" le altre nazioni hanno trovato una narrazione politica, noi una militaresca.
Vuol dire che la politica ci sta dicendo: ho fallito.
Io non ho paura delle divise. Ho paura di una politica che delega la gestione del proprio fallimento a chi indossa una divisa. Ho paura delle divise che fanno il mestiere che non è delle divise. Vedere un generale fare il lavoro di un politico dà la misura esatta della catastrofe istituzionale che stiamo vivendo. Per questo un generale a guida dell'emergenza non solo non mi rassicura, ma mi rivela che siamo sull'orlo del precipizio.
L'Italia è un paese dove un tecnico fa il presidente del consiglio e un militare gestisce la logistica del vaccino. Se vi sembra normale, è perché abbiamo perso i parametri della normalità.
Quindi no, non ho la sindrome della sessantottina che ha paura del "poliziotto cattivo". Ho la sindrome della cittadina allibita dall'incompetenza dei suoi governanti.
Mentre il generale Figliuolo faceva il mestiere che dovrebbero fare i politici, alcuni politici hanno pensato fosse di loro maggiore urgenza occuparsi di me. Non politici a caso (che poi uno pensa che siano tutti nullafacenti) ma politici precisi: Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Carlo Calenda (se quest'ultimo vi meraviglia, a me per niente). In ultimo ieri sera si è aggiunta anche la sottosegretaria alla difesa, la leghista Pucciarelli, che ha rilasciato una nota in cui afferma che avrei "offeso italiani e militari".
3 leader di partito e un viceministro, con 600 morti al giorno, scelgono di occuparsi delle mie osservazioni in una trasmissione televisiva. Con questa premessa, in effetti non è strano che serva un militare a gestire la pandemia. Chiunque farebbe le cose con maggiore senso di responsabilità di questa classe dirigente, che ha trasformato l'Italia in un paese così diviso che ormai si fida solo se vede una divisa.

orchetto

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Strano che solo per le scuole si sente parlare di screening di massa che poi (regolarmente non fanno) ma in altri posti no, come se solo le scuole siano le centrali dell'unzione
Strano che solo per le scuole, di cui la maggior parte sono stare costruite di mer.da e gestite logisticamente peggio, che quando hanno chiuso a marzo scorso e che si sapeva che restavano chiuse e che quindi avevano 7 mesi per fare almeno qualche miglioria, oggi ad aprile in corso,si pretenda che si rientri in sicurezza...ma che siamo tutti stupidi?
C'è un confine tra empatia e  farsi raggirare,che se superato resti con un buco di niente.

Io e qualche altro  povero scemo, isolati a sinistra perchè visti nel migliore dei casi come cacadubbi eccentrici, mesi e mesi fa, dicevamo  attenzione, se sei monocorde in una situazione altamente complessa (perché covid non ti uccide all'istante, gia questo rende la comprensione dei fatti complicata) e non si cerca di empatizzare con chi subisce danni maggiori altri rispetto alla malattia da questa pandemia, ci ritroveremo con la guerra tra poveri. Oggi è così ognuno tira l'acqua al proprio mulino. Certo potrebbe essere una buona occasione per unire le lotte ma intanto chi vuole che i figli ritornino in classe fa bene a sto punto a tirare la corda al proprio mulino. Se veramente si hanno a cuore la sicurezza in presenza si possono organizzare scioperi, assemblee sindacali all'aperto nei cortili e quant altro
A casa chiusi in DAD non fai bene nulla neanche la didattica.

Oramai i vaccini ci sono. Tu sistema devi correre a vaccinare e tirare fuori bei soldoni per comprarne tanti, altrimenti il problema caro sistema sei tu...

Adler Nest

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Citazione di: FatDanny il 14 Apr 2021, 11:41
Io uso le parole di Michela Murgia, che mi sembrano particolarmente azzeccate nello spiegare perché sta retorica di guerra non solo ha strarotto il cazzo, ma è anche dannosa in come ci fa percepire la situazione che stiamo vivendo:

Ho lasciato volutamente passare 24 ore dal mio intervento dell'altra sera a DiMartedì, ore durante le quali ho visto le mie parole prese dai soliti mandanti politici, strumentalizzate appositamente perché fossero fraintese e poi rilanciate sui social media in mille meme, perché pare che il tiro alla Murgia sulle pagine di una certa parte politica faccia sempre furore.
Da Floris ho espresso concetti che sono semplici se stanno dentro a un contesto, ma diventano banali o addirittura provocatori se il contesto non lo hanno più. Vale per tutti i ragionamenti.
Il primo concetto, sul quale mi è stata fatta una domanda precisa, riguarda il carattere simbolico della divisa: nominare un militare a fare il commissario dell'emergenza covid significa inserire la pandemia in una cornice semantica di "guerra". So che per molti è una cornice adatta, perché il virus ci è stato raccontato come "il nemico" e il modo di affrontarlo è stato descritto come "una trincea". Io non condivido questo impianto metaforico, perché sottintende che il genere umano stia dichiarando guerra a un elemento di natura, cioè al sistema interagente di cui noi stessi facciamo parte.
Della retorica di guerra fa parte la convinzione che tutto finirà, che "vinceremo il virus" e potremo tornare alla vita "pacifica" di prima. La retorica di guerra è comoda: non cambia i nostri comportamenti e ci consente di pensare che l'esplosione della pandemia sia indipendente dai nostri stili di vita. Ci convince che siamo vittime innocenti, poveri ignari che siamo stati attaccati da una specie nemica. Quella della guerra è una narrazione falsa.
Il virus non è un nemico a cui spezzeremo le reni, ma un organismo con cui dovremmo imparare a convivere ripensando i nostri comportamenti. Prima dismettiamo la retorica della trincea, prima acquisiamo quella del cambiamento.
Ma sono metafore, mi si dirà. E' "guerra" per modo di dire. Certo, ma a forza di ripetere metafore di guerra, non è strano se poi a "condurre la lotta" contro la pandemia viene nominato un generale. Siamo l'unico paese europeo ad aver messo un militare a gestire la campagna vaccinale.
Non vuol dire che è in atto un golpe.
Non vuol dire che il generale Figliuolo sia un incompetente.
Non vuol dire che le divise siano pericolose.
Vuol dire che alla domanda "come ne usciamo?" le altre nazioni hanno trovato una narrazione politica, noi una militaresca.
Vuol dire che la politica ci sta dicendo: ho fallito.
Io non ho paura delle divise. Ho paura di una politica che delega la gestione del proprio fallimento a chi indossa una divisa. Ho paura delle divise che fanno il mestiere che non è delle divise. Vedere un generale fare il lavoro di un politico dà la misura esatta della catastrofe istituzionale che stiamo vivendo. Per questo un generale a guida dell'emergenza non solo non mi rassicura, ma mi rivela che siamo sull'orlo del precipizio.
L'Italia è un paese dove un tecnico fa il presidente del consiglio e un militare gestisce la logistica del vaccino. Se vi sembra normale, è perché abbiamo perso i parametri della normalità.
Quindi no, non ho la sindrome della sessantottina che ha paura del "poliziotto cattivo". Ho la sindrome della cittadina allibita dall'incompetenza dei suoi governanti.
Mentre il generale Figliuolo faceva il mestiere che dovrebbero fare i politici, alcuni politici hanno pensato fosse di loro maggiore urgenza occuparsi di me. Non politici a caso (che poi uno pensa che siano tutti nullafacenti) ma politici precisi: Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Carlo Calenda (se quest'ultimo vi meraviglia, a me per niente). In ultimo ieri sera si è aggiunta anche la sottosegretaria alla difesa, la leghista Pucciarelli, che ha rilasciato una nota in cui afferma che avrei "offeso italiani e militari".
3 leader di partito e un viceministro, con 600 morti al giorno, scelgono di occuparsi delle mie osservazioni in una trasmissione televisiva. Con questa premessa, in effetti non è strano che serva un militare a gestire la pandemia. Chiunque farebbe le cose con maggiore senso di responsabilità di questa classe dirigente, che ha trasformato l'Italia in un paese così diviso che ormai si fida solo se vede una divisa.


al di là delle parole della Murgia,  io in Figliolo ho solo voluto vedere una persona alla quale hanno riconosciuto doti organizzative eccellenti e un certo rigore: rispetto ad Arcuri e i suoi padiglioni a forma di fiore, un altro mondo.
Ho voluto quindi vedere la valenza positiva dei militari impiegati in azioni non di guerra, ma di pace, come il lungo corteo di camion militari che uscivano carichi di bare da Bergamo.


giovannidef

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Citazione di: italicbold il 14 Apr 2021, 11:32
Io sto post non lo avrei scritto. Anche solo per pudore, non me ne volere.
Questo rigurgito di bisogno di uniformi, di codici militari ci ha un po' preso la mano.
A Sarajevo si é continuato a tenere i teatri, le scuole, le biblioteche aperte anche sotto i cecchini proprio perché era fondamentale per una "società" che restassero aperti. E comunque, malgrado questo, le conseguenze psicologiche gravissime e diffuse sulla generazione che aveva tra i 5 e i 15 anni all'epoca della guerra in Jugoslavia sono presenti ancora oggi.
La metafora della guerra va bene per le semplicistiche discussione al bancone di un bar (chiuso) ma anche i giapponesi hanno ripreso a vivere dopo Hiroshima, quindi che cosa c'é di male a sganciare ogni tanto una bomba atomica qua e la....
La Dad prolungata, basta parlare anche solo 5 minuti con un qualsiasi esperto, é un disastro per l'educazione dei ragazzi ed é soprattutto scava, ancora di più, un fossato sociale incolmabile tra i ragazzi in situazione familiare e sociale normale e i ragazzi che vivono in condizioni meno fortunate.

E comunque col cazzo che in Siria e in Bosnia non si sono preoccupati della psiche dei bambini.
però io non ho detto quello che tu hai scritto
io ho detto che se stai sotto le bombe, in quel preciso momento ti preoccupi più di restare in vita che dei problemi sociologici legati alla dad
e per me il covid è come stare sotto le bombe
nel momento in cui torna la calma e la priorità non è più la sopravvivenza si può tornare a discutere di tutto
ma con le TI piene dovresti restare chiuso a casa a prescindere dai traumi provocati
comunque mi informo se a Sarajevo durante l'assedio fosse tutto aperto

ES

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Citazione di: ES il 13 Apr 2021, 23:56
Stanno facendo infettare centinaia di ragazzi.
Perché questo è.
Questi criminali, totalmente incapaci di approntare un piano di messa in sicurezza degno di questo nome,  stanno mandando i nostri figli a infettarsi.
Non c'è altro, davvero.

Oggi Cristina, mi piace chiamarla col suo nome, in questa maniera voglio esserle vicino, è positiva al covid19.
Cristina è l'amica di mia figlia, prendono la metro assieme per andare a scuola.
Cristina non fa una vita irresponsabile, tale da mandarla in mondovisione o inseguirla con un elicottero.
Cristina fa esattamente le stesse cose di mia figlia.
Usano la mascherina, il disinfettante, non escono se non per una passeggiata, non frequentano spazi chiusi e nemmeno partecipano ad assembramenti se pur in spazi aperti, dove sappiamo il rischio di contagio è molto minore.

Oggi io prendo mia figlia dalla madre, le farò fare un tampone alle 19:00, il risultato sarà al fine ininfluente poiché io dovrò trattarla comunque come se fosse positiva.
Questo significa isolamento per me e per lei.

Il non poter far nulla per impedire ciò che sapevo sarebbe successo, solo questione di tempo, mi ha scavato dentro, davvero.

La gestione del territorio.

Tutto è relativo,  tutto va contestualizzato.
Roma non è Montevarchi.

P.s.
Chi vi scrive è un oltranzista della scuola pubblica, della chiusura delle private e paritarie.
Un forzista del "prima ricreiamo un popolo con una degna scuola, poi pensiamo al resto".
Un acerrimo nemico della dad.
Ma questo lo ho già scritto decine di volte.

Thorin

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Citazione di: RG-Lazio il 14 Apr 2021, 10:30
Da educatore, sebbene in un altro paese, posso darti delle risposte
La risposta é semplice...il Virus, la variante british é troppo infettiva per il lavoro in asilo e l´incidenza é troppo alta in questo momento.
Ti assicuro che nella mia struttura osserviamo le norme, abbiamo quasi sempre la maschera in presenza di colleghi e ci siamo infettati in tutti i gruppi, rigorosamente separati. Non c é bolla che tenga.
Per me la mia infezione é stato un shock perché non incontro nessuno in ambiente chiuso da mesi e osservo le regole. Lo faccio per la mia femiglia, per mio figlio di 5 anni e per i miei bambini in asilo ai quali cerco di dare un minimo di "normalitá".
Non é bastato, ci siamo infettati tra colleghi, ho avuto 5 bambini infetti, ho portato il virus a casa, infettato al 99% mio figlio che si é fatto 15 giorni in 75 metri quadrati. Mi sento veramente male per questo, sebbene abbia fatto solo il mio lavoro.
Domani riprendo a lavorare e non so come approcciarmi. Oggi ai genitori dei miei bambini, non posso assicurare niente e per me é grave, mi sembra di andare contro la mia etica e la mia professionalitá. Se potessi terrei anche mio figlio lontano dall´asilo, ma dobbiamo lavorare.

Ora in Germania avremo l´obbligo di testarci 2 volte alla settimana (test rapido) ma come noto il test rapido rileva solo a infezione inoltrata (mio caso, domenica negativo e mercoledí positivo) e non posso lavorare con i bambini a distanza. Probabilmente li porteró al parco per 6-7 ore. Se riesco a far passare il concetto é l´unico modo per proteggere loro e le loro famiglie.   

Capisco come ti senti perchè ci sono passato seppur non in prima persona, diciamo in seconda.
Se hai fatto tutto il possibile non è colpa tua e non avere sensi di colpa, purtroppo può succedere anche con tutte le accortezze, altro non potevi fare.

Altro discorso è creare un sistema fallato come questo, dove per restringere le opportunità di diffusione impedisci il contatto fra i bambini ma permetti un vettore che è la maestra che ruota fra le classi.
Questa, da informatico abituato ad analizzare i problemi, la ritengo una leggerezza imperdonabile.
Non imputabile alla maestra che fa solo il suo dovere nel rispetto del protocollo, ma imputabile a chi ha pensato il protocollo.

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orchetto

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Citazione di: giovannidef il 14 Apr 2021, 12:24
però io non ho detto quello che tu hai scritto
io ho detto che se stai sotto le bombe, in quel preciso momento ti preoccupi più di restare in vita che dei problemi sociologici legati alla dad
e per me il covid è come stare sotto le bombe
nel momento in cui torna la calma e la priorità non è più la sopravvivenza si può tornare a discutere di tutto
ma con le TI piene dovresti restare chiuso a casa a prescindere dai traumi provocati
comunque mi informo se a Sarajevo durante l'assedio fosse tutto aperto
Tra guerra e pandemia da covid scelgo comunque la pandemia da covid, se proprio devo. Ma ritengo fuorviante discuterne in questi termini. Sono due cose diverse.
Certo che in guerra tra un bombardamento e l'altro nessuno ti vieta di abbracciarti anche a un non familiare o amico stretto, se consenziente, o di farti una festicciola improvvisata con chi capita, con una scatoletta magari di cibo per cani (che quelli in guerra la gente se li magna pure) e uno strumento scassato, giusto per tirare su il morale. E magari fai felice un fotografo. Oppure un maestro volenteroso tra un bombardamento e l'altro organizza una scuola improvvisata, e si sotto le bombe.

Insomma, cerchiamo di contestualizzare un minimo.

Thorin

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Citazione di: FatDanny il 14 Apr 2021, 11:41
Io uso le parole di Michela Murgia, che mi sembrano particolarmente azzeccate nello spiegare perché sta retorica di guerra non solo ha strarotto il cazzo, ma è anche dannosa in come ci fa percepire la situazione che stiamo vivendo:

Ho lasciato volutamente passare 24 ore dal mio intervento dell'altra sera a DiMartedì, ore durante le quali ho visto le mie parole prese dai soliti mandanti politici, strumentalizzate appositamente perché fossero fraintese e poi rilanciate sui social media in mille meme, perché pare che il tiro alla Murgia sulle pagine di una certa parte politica faccia sempre furore.
Da Floris ho espresso concetti che sono semplici se stanno dentro a un contesto, ma diventano banali o addirittura provocatori se il contesto non lo hanno più. Vale per tutti i ragionamenti.
Il primo concetto, sul quale mi è stata fatta una domanda precisa, riguarda il carattere simbolico della divisa: nominare un militare a fare il commissario dell'emergenza covid significa inserire la pandemia in una cornice semantica di "guerra". So che per molti è una cornice adatta, perché il virus ci è stato raccontato come "il nemico" e il modo di affrontarlo è stato descritto come "una trincea". Io non condivido questo impianto metaforico, perché sottintende che il genere umano stia dichiarando guerra a un elemento di natura, cioè al sistema interagente di cui noi stessi facciamo parte.
Della retorica di guerra fa parte la convinzione che tutto finirà, che "vinceremo il virus" e potremo tornare alla vita "pacifica" di prima. La retorica di guerra è comoda: non cambia i nostri comportamenti e ci consente di pensare che l'esplosione della pandemia sia indipendente dai nostri stili di vita. Ci convince che siamo vittime innocenti, poveri ignari che siamo stati attaccati da una specie nemica. Quella della guerra è una narrazione falsa.
Il virus non è un nemico a cui spezzeremo le reni, ma un organismo con cui dovremmo imparare a convivere ripensando i nostri comportamenti. Prima dismettiamo la retorica della trincea, prima acquisiamo quella del cambiamento.
Ma sono metafore, mi si dirà. E' "guerra" per modo di dire. Certo, ma a forza di ripetere metafore di guerra, non è strano se poi a "condurre la lotta" contro la pandemia viene nominato un generale. Siamo l'unico paese europeo ad aver messo un militare a gestire la campagna vaccinale.
Non vuol dire che è in atto un golpe.
Non vuol dire che il generale Figliuolo sia un incompetente.
Non vuol dire che le divise siano pericolose.
Vuol dire che alla domanda "come ne usciamo?" le altre nazioni hanno trovato una narrazione politica, noi una militaresca.
Vuol dire che la politica ci sta dicendo: ho fallito.
Io non ho paura delle divise. Ho paura di una politica che delega la gestione del proprio fallimento a chi indossa una divisa. Ho paura delle divise che fanno il mestiere che non è delle divise. Vedere un generale fare il lavoro di un politico dà la misura esatta della catastrofe istituzionale che stiamo vivendo. Per questo un generale a guida dell'emergenza non solo non mi rassicura, ma mi rivela che siamo sull'orlo del precipizio.
L'Italia è un paese dove un tecnico fa il presidente del consiglio e un militare gestisce la logistica del vaccino. Se vi sembra normale, è perché abbiamo perso i parametri della normalità.
Quindi no, non ho la sindrome della sessantottina che ha paura del "poliziotto cattivo". Ho la sindrome della cittadina allibita dall'incompetenza dei suoi governanti.
Mentre il generale Figliuolo faceva il mestiere che dovrebbero fare i politici, alcuni politici hanno pensato fosse di loro maggiore urgenza occuparsi di me. Non politici a caso (che poi uno pensa che siano tutti nullafacenti) ma politici precisi: Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Carlo Calenda (se quest'ultimo vi meraviglia, a me per niente). In ultimo ieri sera si è aggiunta anche la sottosegretaria alla difesa, la leghista Pucciarelli, che ha rilasciato una nota in cui afferma che avrei "offeso italiani e militari".
3 leader di partito e un viceministro, con 600 morti al giorno, scelgono di occuparsi delle mie osservazioni in una trasmissione televisiva. Con questa premessa, in effetti non è strano che serva un militare a gestire la pandemia. Chiunque farebbe le cose con maggiore senso di responsabilità di questa classe dirigente, che ha trasformato l'Italia in un paese così diviso che ormai si fida solo se vede una divisa.


Mi piace la spiegazione di Murgia. Messa così ha assolutamente ragione.
Se proprio devo farle un appunto, preferisco che quei tre leader politici si occupino di lei piuttosto che della pandemia.  :)

EDIT: Mentre scrivevo mi arrivano notizie di altre due maestre in attesa di tampone ed una bolla in più in quarantena.
Da qua ai prossimi 10gg saranno tutte?

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