Citazione di: italicbold il 06 Set 2021, 15:35
Rivengo al "buonsenso" di cui ho parlato su altro topic, su altro argomento, e che é stato traslato qui sopra. A mio avviso l'errore di base é che giudicate il valore delle esperienze sulla base del giudizio che avete sul soggetto che le esprime, attraverso categorie di giudizio consolidate (studio, diplomi, riflessività, pacatezza) piuttosto che sull'oggettività dell'esperienza stessa.
Come e su quale base scientifica, su quale forma di oggettività derivante da competenze e frequentazione di laboratori farmaceutici si crea una "impressione" condivisa che la vigilanza non sia stata fatta la giusta attenzione ?
Io mi considero una persona mediamente preparata. Per lavoro frequento anche case farmaceutiche.
Ho qualche pezzo di carta che attesta che ho frequentato l'università, qualche formazione legata al mio lavoro, a parte quando guardo la Lazio non ho mai dato preoccupazioni comportamentali alle persone che mi sono accanto, ma lo ammetto non ho assolutissima, ma proprio assolutissima idea di quanto in quale maniera e attraverso quali meccanismi venga posta la vigilanza sulla validità di un vaccino.
Condivido.
Il mondo attorno a noi - specie per una civiltà giunta ad un grado elevato di complessità sociale, tecnica e scientifica: come la nostra - il mondo attorno a noi resta per lo più oscuro al nostro intelletto, salvo possedere una specifica conoscenza, in uno specifico campo del sapere (si tratta del cosiddetto processo di intellettualizzazione: il mondo circostante perde di spontaneità e comprensione intuitiva; il soggetto, non capendone il funzionamento, percepisce di stare perdendo il controllo della realtà e dei suoi processi; dunque, del proprio "destino").
Di qui in poi, si può solo procedere per analogia, cercando di contestualizzare l'esperienza che facciamo, sulla base di altre, che riteniamo di poter comprendere con maggiore certezza.
Nel caso dei vaccini, penso ciò.
I "no vax pittoreschi" sono un discorso a parte: ciò che affermano, in materia sanitaria, non ha alcuna base oggettiva; ciò che potrebbe averlo - considerazioni di natura politica, condivisibili o meno - non giustificano certo il discorso medico e fanno con quest'ultimo un fritto misto andato a male e senza costrutto. Sul perchè tali soggetti esistano (ricchi poveri semidotti o bovini in quanto popolo bue, che siano) si dovrebbe discutere in separata sede
Quanto dice @vaz e l'obiezione di @pontello sono per me vere entrambe: si tratta di due contraddizioni (due tra le tante), a loro modo fondate, di una medesima realtà. Dove c'è contraddizione c'è verità - che è altra cosa, rispetto alla certezza scientifica, che si basa prevalentemente sul principio di non contraddizione.
Sul piano collettivo (etica pubblica: contenimento ed eradicazione di una pandemia) la vaccinazione del maggior numero di persone è una necessità e un obiettivo imprescindibile, a tutela della salute pubblica, nel minor tempo possibile.
Per fare ciò, un ragionevole grado di rischio - dettato da una fase oggettivamente emergenziale - deve essere accettato.
@Vaz ha pienamente ragione: riduzione del rischio e tempestività sono una eloquente conquista scientifica.
Sul piano individuale (morale privata: la libertà di scelta del soggetto a fronte delle necessità di eradicare socialmente una pandemia globale, a fronte dell'assenza di rischio zero nell'assunzione del vaccino, per ogni singolo) sul piano individuale - dicevo - sulla base delle informazioni disponibili e delle proprie convinzioni personali, il soggetto è libero di scegliere se aderire o meno alla campagna vaccinale, grazie ai diritti civili lui riconosciuti - il vaccino è indispensabile, per la collettività; ma a discrezione, dell'individuo: quest'ultimo, nella nostra cultura politica e giuridica, ha quasi sempre ragione, nel bene e nel male.
@pontello dà voce a preoccupazioni comprensibili.
Finchè la discrezione del singolo soggetto non incide sul benessere della collettività (la necessità che limita l'agire dell'individuo) non si crea conflitto, tra etica pubbblica e morale privata: una soglia di "dissenso" è sempre fisiologica e può essere tollerata senza particolari problemi, piacciano o meno le ragioni di questo dissenso.
Laddove, invece, il conflitto si viene a creare (il conflitto tra morale privata e etica pubblica) ecco un'altra contraddizione che andrebbe risolta, per favorire il bene collettivo - che nel mondo ideale dovrebbe sempre guidare le scelte dei singoli - a fronte dei diritti individuali riconosciuti e garantiti dalla legge.
Questo equilibrio, tra soggetto e totalità sociale, non è mai definitivo e deve essere sempre, continuamente, faticosamente trovato, nel tempo e nello spazio che ci appartengono - partendo dal patrimonio delle strutture culturali proprie di ogni collettività.
Altro discorso ancora - concludo - è quello della ricerca scientifica in ambito medico; del ruolo dello stato e del contributo dei privati, nella ricerca, nella produzione e nella distribuzione delle medicine; la privatizzazione integrale (a fronte di relativa bassa pressione fiscale) dei profitti delle grandi case farmaceutiche, che operano in un regime di ristretto oligopolio; vizi e virtù del diritto di proprietà intellettuale; etc etc.
Ma anche queste considerazioni - seppur parte della questione generale - non possono certo entrare in conflitto con l'utilità medica, immediata, dei vaccini o il rifiuto degli stessi, pena l'aggravamento della situazione di salute pubblica.