Un sacco di gente, (giustamente) contro Lotito e la gestione scellerata, una vittoria del gruppo organizzato. Mi sembra difficile non constatare questo, ma si tratta sempre di una partita di giro (per gli ultras organizzati), un mimare la rottura per cercare un tavolo di trattativa con Lotito (quello che venne accolse nel 2004 al grido di "duce-duce").
D'altronde è stata una manifestazione incentrata sull'invocazione alla dipartita, in un clima religioso-sacrale con candele e mani giunte terminato davanti a una chiesa. Il giorno dopo, per chiarire il senso dell'operazione, si è parlato subito della ciccia, della cassa (merchandising), cioé la vera partita che ha consentito agli irr di costruire un piccolo impero economico-militare-sportivo.
Perché i fascisti sono così, dal 1922: criticano il "calcio moderno" e fanno affari vendendo giubbotti a 200 euro; criticano la società multietnica e assoldano bande di picchiatori non italici; criticano le droghe "roba da conigli" e gestiscono lo spaccio con la camorra; criticano lo stato e stanno dentro tutte le stanze di questure, caserme e ministero degli interni.
Di gente "normale", ad occhio, ce n'era tanta, di ogni tipo, ma completamente egemonizzata dal messaggio, dallo stile e dagli obiettivi dell'evento. Quel corteo che finisce sulle scale della chiesa con lo striscione delle mani giunte è l'altra faccia della medaglia del potere e della prepotenza di Lotito. L'egemonia si "sentiva" bene da dentro, dai racconti di chi c'era, e si vedeva bene da fuori, da tutti i reportage. Chiudere con "ragazzi di buda" e non con "giallorosso ebreo" è la ciliegina sulla torta di una battaglia vinta, sancita e ribadita. Se "noi" non partiamo dal vedere senza filtri il mostro in faccia continueremo a pensare che siamo in una città normale, in una tifoseria normale, in una pese normale.
Invece siamo nella città e nel paese di Signorelli, Diabolik, Lollobrigida e Meloni. E di una cornice marcia (radio, giornalisti, opinionisti, calciatori) uguale o peggiore dei suoi capi.