a mio avviso c'è, come molto spesso accade nella nostra cultura (e qui aiuterebbe conoscere la Scienza della Logica di Hegel o l'essenza della religione di Feuerbach), un rovesciamento.
Accade in tantissimi ambiti, da come concepiamo i rapporti mercificati di mercato, dando alle merci proprietà che in realtà riguardano noi, a Dio, a cui attribuiamo le nostre principali qualità in forma assoluta, al "problema" dei migranti, in cui rendiamo culturali quelle che sono marginalità sociali, finanche ai cani.
In questo caso specifico attribuiamo ai cani le caratteristiche pericolose dei padroni.
Cioè pensiamo che vietando una razza eliminiamo quelle caratteristiche. Invece quel che succederà è che i padroni pericolosi passeranno a comprare un'altra razza che diventerà la nuova "razza pericolosa".
E tutto questo perché manchiamo di riconoscere - a causa del rovesciamento - l'origine reale del problema.
Gli stupidi siamo noi, in tutti questi casi.
Il problema non è il pitbull, ma ciò che cerca in un pitbull buona parte dei "consumatori" (termine non casuale per quanto possa far schifo attribuito ad un animale).
Il problema non è la cultura o la religione del migrante, ma la marginalità sociale a cui viene relegato dalle politiche razziste.
il problema non è l'oggetto merce, ma i rapporti sociali reificati in essa.
Capisco che pare una sfaciolata teorica, ma se vogliamo afferrare e maneggiare il problema invece di prendercela stupidamente con le caratteristiche fisiche dei pitbull questo serve.
Perché se domani quelli che vogliono il cane aggressivo si orientassero sui labrador, fidatevi, che iniziereste a trovare notizie di questo tipo sui labrador e l'immaginario del labrador cambierebbe da cane fuffoso a cane pericoloso.