Da un po di tempo sto vivendo all'estero, e devo dire che certe situazioni ora le vivo con maggiore tranquillità. Il discorso che siamo razzisti oramai è un leitmotiv, verrà ripreso sempre e comunque in ogni situazione per denigrarci. Con questo non voglio giustificare niente e nessuno. Ma per un imbecille che scrive uno striscione non significa che gli altri 50.000 lo pensino. Io non sapevo neanche che cosa significasse ( ignoranza mia certamente), ma non è difficile rendersi conto della strumentalizzazione che ne viene fatta ogni qualvolta cerchiamo di spiccare il volo. Radar sono assolutamente d'accordo con te quando dici che non bisogna guardare dall'altra parte ma guardare alla curva nostra e alle malefatte che li vengono covate.
A mio avviso il discorso deve essere più globale. In una società come quella Italiana si sentono insulti di tutti i tipi, ed ebreo è tra i più utilizzati, specie in provincia ( credimi, sono di Viterbo e la scelta ricadeva tra f.rocio ed ebreo). Credo che ci sia dietro un background culturale da estirpare, io in Italia non ho mai conosciuto ebrei, ma è una cosa di cui ho sempre sentito parlare, e sul quale ho sempre sentito discussioni di ogni genere. Non credo che cantando questo coro ( si lo ammetto, l'ho cantato svariate volte) automaticamente divento razzista e se vedo un ebreo per strada lo insulto.
Allo stadio ci sono una serie di fattori che a mio avviso devono essere considerati. Vedi un padre di famiglia che con suo figlio parla correttamente e cerca di essere il più amorevole possibile, che appena si sbaglia un gol inizia a tirare giù tutto il calendario. Vedi signore di bella presenza abbassarsi ad un livello d'insulti impropri per una donna. Vedi gente comune, che fuma, bestemmia, si inc.azza, beve borghetti, spegne il cellulare, insulta tutti quelli che provano a parlargli di qualcosa che non riguardi la Lazio, e la partita; lancia improperi nei confronti di persone che non ha mai visto ( i giocatori) augurandogli un infortunio, una lesione o ancora peggio una morte quando è a terra.
Questo per dire che la situazione e l'atmosfera che si creano allo stadio, sono temporanee ed esagerate per natura. E se ci mettiamo ad analizzare ogni cosa viene detta e fatta allo stadio penso che potremmo stare qua per giorni e giorni a dire ciò che facciamo la e che non facciamo nella vita comune. E credo che tra queste cose possa includersi un giallorosso ebreo, che a me sinceramente non fa ne caldo ne freddo, e che non lo fa a mio avviso a qualsiasi membro della comunità ebraica che non sia un difettoso dopo aver perso un derby al 93".