Invadere la Polonia? No, per carità, nessuna invasione, anche se le invasioni di campo, come si faceva una volta, erano molto liberatorie ed io come te, una volta sola, l'abbiamo pur fatto. Tu pensa che una delle immagini più memorabili dei nostri scudetti sono i tifosi in campo, con le bandiere che corrono sul tartan e la gente che si porta via un pezzetto di campo.
Nessuna invasione della Polonia, quindi, anche perché morire per Danzica non ha senso, così come morire per la Tiberina.
Parli poi con un pacifista e internazionalista e non violento, parli quindi di invasioni con la persona sbagliata.
Il Flaminio è del popolo in quanto il suo proprietario è pubblico, è il comune di Roma, ma è un catafalco che sta lì, a imperitura memoria o meglio per l'oblio eterno, visto che ogni tanto ricicciano progetti di ristrutturazione, senza che nessuno si prende la briga di realizzarli. La Juve non mette in pratica un progetto pluto-giudaico-massonico, ma un semplice, con le procedure di autorizzazione attualmente esistenti, quelle ordinarie, senza chiedere scorciatoie particolari, senza aspettare una legge salvifica e mettendo in campo, almeno in parte, suoi soldini (una cinquantina di milioni). Realizza un impianto nella stessa location di uno precedente, senza aprire nuovi e irrisolvibili problemi urbanistici. Da queste parti, invece ci si lancia nell'invasione dell'agro romano, aprendo nuove strade di accesso, nuovo cemento, nuovo asfalto, e poi ancora strade ferrate, ponti, aeroporti, eliporti e compagnia cantante, con tanto spreco di energie e denaro pubblico solo per creare l'ambiente adatto per un profitto privato. E questo riguarda anche il progetto di quelli dellà che punta a Tordivalle per una nuova e insopportabile speculazione edilizia in una città che sta morendo di cemento.
Spero ogni tanto si rifletta verso questa follia che ci viene continuamente proposta – ma sempre più di rado, perché all'indecenza c'è un limite –su una presunta modernità del "nuovo che avanza", che in realtà è "il vecchio che sbomballa", ossia palazzine, palazzine e ancora palazzine: roba da anni 50 e 60, quelli de "che c'ha 'na sigaretta?" che c'hai du piotte?", quelli del sorpasso e delle mazzette all'assessore. L'unica differenza è che oggi è tutto ammantato di rendering, di project financing e di tutte le finte sovrastrutture pensate e preconfezionate negli studi professionali della capitale, dove si cerca di scimmiottare costruzione culturali e mentali che provengono da fuori. Avessero l'intelligenza di lanciare concorsi internazionali! Invece, fanno fare tutto all'amichetto ingegnere.
Il presidente – pechè così lo chiamo: non è un gestore telefonico; è l'azionista di maggioranza, nonché presidente – sta facendo la sua battaglia da posizioni di partenza importanti, visto che fa parte integrante della struttura politoco-imprenditoriale romana. Tuttavia, dopo quasi 8 anni possiamo registrare il sostanziale zero a zero. A questo punto nasce una riflessione non tanto tattica o sulla strategia, ma proprio sull'obiettivo. In altre parole, bisognerebbe ripensare che è tempo di ritirarsi: lo dice proprio Sun Tzu, che proprio tu hai citato. Leggo nel capitolo "Conduzione del conflitto Zuozhan: "Sunzi disse. In guerra conta vincere; lunghe operazioni spuntano le armi e abbattono il morale, e l'assedio d'una città esaurisce le forze (...). In campo militare si è quindi sentito parlare di azioni forse goffe, ma veloci, mentre non si è mai visto che un'abile manovra duri a lungo. Non esiste uno stato che tratta profitto da una lunga guerra".
A questo presidente, come a molti altri, manca soprattutto il Dao, che significa che il popolo e i superiori abbiano i medesimi intenti". Non mi pare che la popolazione laziale (intesa come tifosi appassionati) e romana (intesa come cittadini di Roma) abbiano espresso finora entusiasti atti di sostegno verso questa iniziativa.
Quanto alle vicende tra la tifoseria organizzata e la presidenza Cragnotti, posso dirti che stai parlando di cose accadute 10 anni fa, dicasi DIECI. Il mondo è cambiato e molto, il mullah Omar è sfuggito alla cattura mentre soltanto Bin Laden è stato eliminato. Soltanto la logica spiccia e perbenista può far pensare che Tirone (che abbraccio e saluto, anche se non conosco) mangi i bambini. I tifosi, anche quelli organizzati ma soprattutto quelli non organizzati, vanno trattati come cittadini, titolari di diritti riconosciuti, non soltanto bestie da soma da disciplinare e da instradare verso il percorso obbligato del profitto. In tutto questo un esempio è la scandalosa vicenda della tdt, ora (finalmente) in via di superamento.
Proprio su quest'ultimo punto riprendo il punto di partenza da cui si è mosso questo topic: ossia la divisione della tifoseria. Ho già espresso in precedenza la mia posizione. La tifoseria è un magma ribollente fatto di milioni di teste riconducibili a qualche filone, ma mai costituenti un corpo unico. Quello sì sarebbe un pericolo ed è un obiettivo al quale hanno aspirato e aspirano in troppi, dalle forze demo-pluto-giudaiche del profitto ai nazisti dell'Illinois. A nessuno deve essere permesso di ricondurla a un corpo unico e a un pensiero unico. Una tifoseria unita non nega il dissenso, tanto meno con violenza, non chiude la discussione e accetta anche se con sofferenza una qualche divisione. L'unica cosa che conta è che persone diversissime, per estrazione sociale e idee politiche, persone anzi sconosciute si abbraccino per un gol o per una vittoria, il che accade da sempre e accadrà per sempre, qualunque giocatore spinga la palla in rete, qualunque presidente avrà la maggioranza delle azioni. Senza questa magia non esiste la Lazio nel senso in cui la conosciamo. Questo non poteva saperlo Bigiarelli su quella panchina di piazza della Libertà; ma è successo e da questo non si torna indietro.