Condivido l'analisi di Altadler. Sono un po' di fretta, ma intengo perché questo argomento mi interessa molto. Questa società dovrebbe dare molto più spazio ai nostri tifosi noti.
Si faceva riferimento a Piperno, uno che si definisce "ultrà laziale", uno che ha una bella testa, che fa cultura in un modo che piace, e che potrebbe scardinare molti pregiudizi sul nostro conto. Possibile che non sia mai intervistato in radio, che non trovi spazio sulle nostre riviste, o in trasmissioni come Lazialità in Tv?
Penso anche ad Alessandro Portelli, professore alla Sapienza. Ricordo che una volta iniziò la presentazione di un libro maledicendo gli organizzatori dell'iniziativa perché "m'avete fatto perde il finale di Lazio-Udinese!".
Penso poi agli attori (Pannofino, che ora va per la maggiore, Violante Placido), ai registi (quello di "Immaturi", ad esempio), ai cantanti (Fabrizio Moro ad esempio mi pare si fosse esposto). Questa è gente che ha bisogno di essere anche coccolata, piaccia o non piaccia. Non ci vorrebbe molto ad invitarli ad iniziative pubbliche, farli diventare padrini o madrine delle campagne abbonamenti (come capitava ai tempi di Cragnotti), regalare loro qualche abbonamento. Andrebbero realizzate iniziative ad hoc per ricordare personaggi del passato (la Sora Lella, ad esempio) in quanto personaggi laziali.
Questo compete sia alla società, sia ai comunicatori laziali, Guidone et similia.
Si dovrebbe anche tentare di recuperare il rapporto con gli ex giocatori di anni recenti: non si possono vedere o sentire sempre i soliti Wilson, Oddi, Garlaschelli, Piscedda, Giordano, Agostinelli,...il più recente tra i soliti è Rambaudi. Ma che fine hanno fatto gli altri? Quelli dello scudetto 2000 (almeno gli italiani)? Si è creato un fossato insuperabile?
Non c'è uno che possa dare vita a qualcosa simile a KC 1927, se di questo c'è bisogno? Possiamo farlo noi?
Poi, è giusto, vincere attira tifosi, ma quello che serve è creare un retroterra stabile, un pantheon vivente, dare il senso della comunità, che superi l'intermittenza inevitabile dei risultati sportivi.