Reja era un allenatore mediocre che ha portato punti con una buona squadra (ottima se paragonata alle
competitors in Italia) ed un gioco squallido che deprimeva prima i giocatori in campo chiamati ad interpretarlo che i tifosi sugli spalti obbligati ad imbottirsi di sostanze eccitanti per non cadere vinti dal sonno.
Reja ha ottenuto un buonissimo risultato il primo anno , più che per il traguardo raggiunto, in termini assoluti, per aver scalato 6/7 posizioni rispetto alla stagione precedente, e uno appena sufficiente nel secondo, dove, stante i valori espressi, la Lazio sarebbe dovuta arrivare terza in carrozza dopo Juve e Milan. Due campionati dall'andamento in fotocopia con la costante rappresentata da finali di stagione da raccapriccio in cui, per mentalità perdente, riuscì a bucare gli obiettivi alla portata.
Reja era convinto ed era riuscito a convincere più di mezzo mondo che l'inqualificabile espressione di gioco di quella squadra fosse il massimo consentito dai mezzi a disposizione: mancava corsa, mancava fisicità, mancava dinamismo, mancavano risorse. Insomma mancava un po' tutto. E gli immancabili piagnistei
una tantum quando la Lazio toppava di brutto, avevano fatto breccia nel popolo laziale che ripeteva ogni suo singolo concetto. La squadra scalava marce rassegnata a non poter fare di più. Reja ripeteva che il lavoro fatto dai ragazzi, a cui andavano "costruiti monumenti", era eccezionale. Petkovic dopo uno 0-3 in trasferta mostra moderata soddisfazione chiedendo alla squadra di raggiungere il 100%. Cercare le differenze alla voce "mentalità". La squadra ora in campo si diverte, si vede, e lo fa sapere per bocca dei giocatori; ha raggiunto una consapevolezza ed un furore agonistico mai visti: ci crede. Su questo e sulle differenze sul piano tattico confermo quanto scritto sul topic "un'altra Lazio era possibile" di un mesetto fa.
Citazione di: Barabba Terzo il 08 Ott 2012, 14:00
L'idolatria per Reja era, per alcuni, l'ultimo appiglio per poter sostenere che la squadra allestita non fosse competitiva.
Dato che la squadra fatta da Lotito fa schifo a prescindere perché il panzagestore è incompetente, il merito dei buoni risultati doveva per forza essere ricercabile in un fattore esterno, in questo caso (finché c'è stata aria di attrito con il presidente) nell'allenatore.
Questo è un punto focale che spiega gran parte delle posizioni sull'argomento. Potrei fare nomi e cognomi di chi perseguiva questa linea partendo dalla tua premessa. Mi limito a constatare che questi utenti non partecipano più alle discussioni riguardanti la conduzione tecnica mentre continuano a profondere energie appigliandosi ai casi - di pochissimo conto aggiungo io: tipo il mancato utilizzo di Diakitè e Matuzalem- per dare continuità alla loro opera di critica nei confronti del
duo (
duo, che pure a 'sto giro, con la scelta di Petkovic, pare averli sodomizzati per bene).