Citazione di: Panzabianca il 31 Ott 2012, 11:08
Drieu, per me questo è vero in parte. Oserei dire che finché rotola una palla, finché c'è competizione, la passione e ciò che si mette in gioco sono gli stessi di quegli anni. Quel che è cambiato è che Chinaglia era e si sentiva uno di noi, forse, con buona pace del concetto di professionista... ed invece questi di ora no. Un tempo non c'era il diaframma che c'è ora. Oggi, una situazione come quella del cinema non potrebbe mai accadere. Eppure di violenza in quegli anni traboccavano le strade ma lo stadio costituiva forse ancora un'isola felice, dove, tuttavia, la contrapposizione si respirava forte sia in campo che sugli spalti.
Quanto al tifo, bah, forse vittima inconsapevole se parli del dopo Paparelli (forse lo spartiacque) ma, ora questa ingenuità di ruolo, pure sforzandomi ed in totale buona fede, io non la vedo soprattuto in quello organizzato. Quello (che va distinto da quello che pure fervente, visti i tempi che corrono, diventa saltuario ed occasionale) dici che sia vittima anche inconsapevole o che oggi abbia una partecipazione attiva, che sò, magari ai fini commerciali...o boh. Come minimo siamo un passo avanti rispetto allo stadio che tu delineavi ma la soluzione non va certo cercata nello spirito che permea questo sport, uguale oggi come allora.
Ok, ma il punto è: gli stadi si sono svuotati per colpa degli ultras, in particolare della loro vocazione violenta, o per altre ragioni? Se fosse vera la prima affermazione non si capisce per quale motivo gli spettatori sono in calo un pò ovunque da molti anni a questa parte, nonostante i dati degli incindenti, sia dentro che fuori gli stadi, siano in netta diminuzione (dati del Viminale)
Quando parlo di vittime mi riferisco al fatto che gli ultras nel corso del tempo hanno dovuto subire tutta una serie di misure e di restrizioni alle quali, loro malgrado, si sono dovuti adeguare. Sarà aumentata la "sicurezza", eppure sempre più gente preferisce vedersala da casa o dedicarsi ad altro.
Sullo spirito che permea questo sport, uguale oggi come allora, mi sento di dissentire: oggi la Lazio, come qualunqua altra società, è prevalentemente un' azienda, il cui obiettivo ultimo è il fatturato.
Anche dal punto di vista degli atleti il risultato agonistico in senso stretto sta pian piano perdendo di significato in favore di altri aspetti preponderanti, quali l' immagine, la notorietà, il business personale.
L' altro giorno in un corso di specializzazione che sto seguendo l' AD di una grande agenzia di comunicazione ci spiegava il loro nuovo asset in tema di comunicazione sportiva: i calciatori si affidano a loro per curare la propria immagine, per gestire le relazioni pubbliche ed istituzionali, al fine di costruirsi un personaggio ad hoc che possa garantirgli sponsorizzazioni, contratti pubblicitari, ruoli cinematografici.
Il calcio, a determinati livelli ovviamente, non è che uno step di partenza all' interno del vasto mondo dello show business. Circostanza che a me fa rabbrividire sinceramente...non perchè ci sia nulla di male, ci mancherebbe....siamo nel libero mercato....è solo che io proprio non ci riesco ad affezionarmi ad uno show man...