scrive pablo honey: "diciamo che sono due "battaglie" (quella del curva contro la dirigenza della Lazio e quella della curva contro le autorità statuali per le misure restrittive nei confronti dei tifosi) quasi completamente distinte che hanno come risultato quello che vedi ogni domenica"
io non parlerei di battaglie distinte, direi piuttosto che gli ultras romani sono impegnati in uno scontro pressoché campale contro il cosiddetto neocalcio. ovvero, lotito e pallotta e gabrielli sono il calcio dei burocrati e della finanza e delle banche e dei risultati e dei bilanci e del tifo ridotto a folklore e così via; noi invece (cioè loro, gli ultras), siamo il calcio della gente, il calcio del tifo, dei cori, delle coreografie, degli striscioni, delle sciarpate, della passione, della sofferenza, della partecipazione. noi (cioè loro) siamo la gente di Roma dentro lo stadio. la gente di Roma negli aspetti che vi piacciono (e che vendete con gran profitto al mercato televisivo), il colore della nord, il colore della sud, ma anche negli aspetti che invece volete cancellare, le puncicate, gli ululati, gli striscioni "deliranti" e così via
noi (cioè loro) non siamo scimmie ammaestrate, come vivere e come far vivere la curva lo decidiamo noi
questa battaglia avrà un vincitore, o forse si troverà una qualche mediazione in grado di non lasciare dinosauri in memoria. l'esito è tutt'altro che scontato. in ogni caso questo scontro è bene non sottovalutarlo affatto. anche perché è molto bene inserito dentro un conflitto più generale, proprio del nostro tempo, tra spinta alla partecipazione da parte della gente (delle masse o dei popoli, ognuno declina secondo le proprie convinzioni) da una parte e volontà di sottrazione di ogni potere decisionale (nella politica e nella economia, soprattutto) da parte di oligarchie sempre più ristrette