Noi contro di voi: è molto più di una partita di calcio
Redazione [...] 28/09/2018
Non è mai stata, non è e non sarà mai una partita come le altre. Lo dice la storia, lo dice il nostro cuore, il nostro dna. Non siamo come voi: se voi siete lo zenit, noi siamo il nadir; se voi siete il bianco, noi siamo il nero. Non è solo calcio. Non sarà mai solo un pallone che rotola su un rettangolo verde. Non qui. C'è di più, c'è una storia che travalica i confini del campo e affonda le sue radici nel territorio. E' l'ultimo rito pagano, la sfida tra due modi di vivere e respirare la propria esistenza e la città stessa. L'attesa del giorno dei giorni ti ravviva, ti regala quell'adrenalina che il quotidiano non ti può dare, dilaga come il mare gonfiato dal vento e alimentato dalla tempesta. Non è solo una partita, perché da voi ci siamo distinti sin dalla vostra creazione. Non nascita. Siete mai nati. Fusi. Obiettivo politico di un regime. Noi no. Siamo nati liberi, figli di un ideale di giovani che volevano dare lo sport a una Roma che si proiettava nel futuro. Non siamo mai stati al giogo della politica, non siamo nati per giochi di palazzo, li abbiamo rifiutati quei giochi e da quell'estate del '27 siamo diventati invisi ai salotti buoni (?), a una ristretta cerchia che stava mettendo al mondo la sua creatura. Quella ancora oggi coccolata, protetta, esaltata. Sempre. Non sarà mai una partita. E' uno scontro culturale. E' combattere contro un sistema che ci vuole mettere all'angolo, relegare all'inezia, al non contare nulla.
Ci odiano, ci combattono dai loro posti di comando, dalle redazioni, dalle televisioni, dalle radio, da quelle stanze dei bottoni che mandano gli impulsi che poi influenzano l'opinione pubblica. Quelli che decidono che quattro adesivi (vergognosi) diventino un caso mondiale, una notizia da CNN e che necessiti dell'attenzione del Presidente della Repubblica. Tanto era forte l'eco scatenata. Ma che decidono, consapevolmente, di ovattare il tentato omicidio di un uomo. E le innumerevoli vergogne perpetrate da una tifoseria da 90 feriti e un morto negli ultimi 20 anni. 90 feriti e un morto. Numeri che nessuno si prende la briga di analizzare. Perché non sono mica stati i Laziali. Quelli che dopo quegli adesivi diventano, TUTTI, piccoli Hitler, "Lazifascisti" per usare una vergognosa espressione coniata da Gramellini sul Corsera. In una generalizzazione schifosa. E allora, le prime pagine sempre dedicate a loro, la continua opera di ridimensionamento a mezzo stampa, le battutine in televisione, tipo quella del simpatico Nela ieri alla DS, i "Laziocacca" propinati da Fox e Sky per pubblicizzare una serie tv, diventano davvero quisquilie. La Lazio per me, per noi, è combattere contro la vostra opera, contro la vostra imposizione d'un pensiero unico, è la nostra guerra alla non omologazione. Il nostro canto libero. La nostra opposizione eterna alla vostra stupidità, alla vostra ignoranza che vi spinge a esaltare un ex giocatore paragonandolo a un gladiatore; ignorando, appunto, chi fossero i gladiatori a Roma. Schiavi. Non ci servono bandiere che non siano quelle che sventolano in Curva Nord, non ci serve un pupazzo creato ad arte per sentirci rappresentati. E' l'identità la nostra bandiera. La tradizione quella che ci rappresenta. E' la nostra tempra a renderci forti. La nostra guerra quotidiana contro di voi; che vi vestite da agnelli e invece siete lupi che, subdolamente, cercano di affossarci. Una battaglia inutile. Persa in partenza. Siamo testuggine che non si scompone. Siamo la Lazio.
E la Lazio non è solo una squadra di calcio e i Laziali non solo tifosi. Siamo un tutt'uno, un Popolo e la loro Patria che difendiamo contro tutto e tutti. A separarci da voi non c'è solo il Tevere. C'è la nostra storia ultracentenaria, c'è la Dea Roma che ha ribadito quale sia la figlia prediletta in una sera di fine maggio, c'è un'aquila che vola alta e sotto la sua ala raccoglie un Popolo che è ritratto secolare d'amore puro, rappresentante più degno di questa città. E quando arriva questo giorno e ci troviamo di fronte che i solchi si allargano, le differenze diventano evidenti. Il numero ci può far difetto, ma la qualità ci esalta. Siamo baciati da sorte benevola, scelti per tramandare un ideale che anima l'Urbe da oltre un secolo, vestiti di colori divini e stretti sotto l'egida di un simbolo sacro. Sappiamo da dove veniamo, sappiamo dove indirizzare chi sta muovendo i primi passi. Abbiamo chiare le nostre origini e la nostra identità, tramandiamo le gesta dei nostri eroi e non nascondiamo le sofferenze. Non abbiamo bisogno di apparire. Di esporre pacchiani capi d'abbigliamento. Noi siamo. Fieri e illuminati dal sorriso di chi vive d'amore ed è ricambiato nel modo più appagante che ci sia. Siam Laziali.