La libertà di informare e di informarsi con questa presidenza ha sempre nuovi aggiornamenti.
Dunque, l'atteggiamento del nostro è ispirato dal sacro vincolo di fedeltà con i colori della Lazio e mosso dall'intento di difendere la nostra dai rischi di contaminazione che corre, diuturnamente, con i sedicenti comunicatori.
Per completezza di informazione, va ricordato che dalle intercettazioni pubblicate sul processo alla "banda dei quattro" (che sembra essersi perso nel porto delle nebbie) è emerso che molti dei c.d. comunicatori hanno etero-diretto la volontà del presidente nella percezione della vicenda relativa all'interessamento di alcuni "investitori stranieri" nella compagine della Lazio. Pertanto, non sarebbe un problema quali comunicatori fidarsi.
In un noto programmar radiofonico, stamane, si faceva riferimento alle versioni univoche dei presenti. A quanto pare, però, le frasi del presidente – non proprio complimentose nei confronti del giovane cronista – non sono considerate elementi sufficienti per una condanna o almeno per una presa di distanza. Strano, se si pensa che sono stati rivolti al malcapitato deliziose appellativi come "pubblicista di merda" e "adesso me lo cucino io", (minaccia fisica diretta, in presenza di personale della vigilanza: vogliamo commentare anche questo elegante passaggio?).
Il presidente si appella a "un atteggiamento provocatorio": forse il tono della voce o l'abbinamento della cravatta deve averlo importunato.
La difficile arte del giornalista porta a fare domande spesso scomode ma che esprimono l'interesse per una vicenda di pubblico dominio o interesse.
Ad esempio quella sulla B&G consulting, tra l'altro, oggetto di un passaggio del bilancio della SSLazio (si vedano le pagine 58 e 129), che è – lo ricordiamo agli infaticabili e strenui promotori della lazialità – documento pubblico quindi oggetto di lettura pubblica, analisi pubblica e critica pubblica e anche di ... domande pubbliche.