Citazione di: skizzo87 il 12 Mag 2020, 00:29
Parto da un punto principale. Io sono strafelice che lei sia tornata a casa, e dovrebbe essere una gioia per tutta l'Italia.
Fotte sega se si e' pagato, anche se mette a repentaglio vite come la mia e di altra gente che conosco che lavora in questi contesti. L'Italia ha questa policy di "leave no one behind" ed e' giusta cosi'.
OT Rispondo visto che e' il mio campo.
Io che faccio questo lavoro, trovo ogni esperienza come un esperienza formativa che oggettivamente ti cambia. Nuove culture, nuovi stili di vita, sono quel qualcosa che ti arricchiscono personalmente.
Ma non si puo' e non si deve transigere su due cose:
- la sicurezza - La sicurezza non e' negoziabile. E quando uno va in determinati contesti deve prendere tutte le misure del caso, perche' vuoi o non vuoi risalti, e tutti nei villaggi adiacenti sanno della tua presenza. Non esiste un rischio zero, ma cio' non toglie che uno deve mettere in piedi una serie di misure per prevenire. Onestamente su questo dubito che mandare un volontario, malgrado avesse un esperienza in Kenia, senza un determinato protocollo di sicurezza sia una scelta saggia.
- il contributo al contesto sociale- uno quando va da qualche parte deve avere un ruolo ben preciso e dare qualcosa alla comunita'. Per me, per esempio, ONG che mandano ragazzi a giocare coi bambini in orfanotrofi et similia (facendosi peraltro pagare) sono da disprezzare totalmente. Il problema e' che fai affezzionare dei bambini a delle persone che restano due settimane e poi se ne vanno; oltre a far sembrare l'attivita' un parco giochi con l'attrazzione di turno (i bambini).
Quando uno va in determinati contesti, e' ospite e deve fare il minor danno possibile.
Scusami Skizzo, Io parto dal presupposto che quella sicurezza di cui parli sia l´ABC...non dobbiamo discutere dell´acqua calda...o almeno presumo che questa ONG e questa ragazza sapessero quello stavano facendo (rischi inclusi). Se cosí non fosse tale ONG dovrebbe chiudere domani.
Personalmente ho fatto 2 espierenze di 3 mesi in due diverse regioni del Brasile e prima di partire sono stato "formato" sulla situazione, sui rischi, su cosa fare e non fare. Mi hanno anche detto che non si "andava a giocare con i bambini". Una delle due esperienze, era in un postaccio davvero pericoloso, peró lo sapevo, sapevo come muovermi, da chi farmi accompagnare, etc. Ovviamente sapevo che era "rischioso". Rischio condiviso da me, dall´associazione e dai miei "tutor", per i quali ero quasi in parte
un "peso" in parte un aiuto, ma niente di fondamentale perché restavo poco e come hai detto tu, non puoi esercitare un ruolo operativo, sociale o emotivo nella vita di una comunitá, se sei di passaggio.
Magari sapete qualcosa dell´associazione di questa ragazza che al momento ignoro, ma, ripeto, presumo che questo iter sia di base.
Io non voglio che passi un immotivato discorso generalizzato del tipo "la cooperazione é una forma di sostegno sociale ed economico irresponsabile"
Non dobbiamo dimenticare che cos´é il Kenia, un posto dove andiamo tranquillamente in vacanza. Io sono stato in vacanza vicino a Malindi, posto "sicuro" con servizio di sicurezza. Personalmente mi muovevo spesso fuori dal resort...ebbene in questo resort, che si puó ancora oggi prenotare in qualsiasi agenzia di viaggio, due mesi dopo la mia vacanza, un gruppo armato é entrato in piena notte, ha sparato, ferito, quasi ammazzato, derubato...Nessuno si aspetta di essere ammazzato in un resort, peró é quasi successo.
Nessuno peró discute il senso della responsabilitá dei turisti (sia come soggetti che come categoria) e il resort sotto attacco rispettava anche gli standard di sicurezza. Semplicemente é successo.
Semplicemente quando ti si presentano 20 persone con AK-47...non c´é protocollo di sicurezza che tenga.
Dissento dal primo punto vista principalmente su una frase. La liberazione/riscatto di Silvia non mettono a rischio la vita dei cooperanti. Permettimi di dire che dipende principalmente che pur armati delle migliori intenzioni, siamo pur sempre parte del mondo ricco-occidentale. Ovviamente é una merda combattere quel sistema e allo stesso tempo essere ritenuti una sua rappresentazione. Si tratta di contraddizioni nelle quali ci muoviamo, che non dipendono dalla vicenda di Silvia, ma dalla storia e dalle conseguenze di equilibri geopolitici ingiusti...che forniscono il vero grano a gruppi terroristi, che senza un supporto territoriale, non esisterebbero e il supporto territoriale esiste perché ci sono troppi poveri, senza i diritti a minimi a cibo, istruzione e sanitá.