Citazione di: Jeffry il 13 Mar 2014, 10:07
Non ho nuove argomentazioni per risponderti.
Se non le solite che, appunto, non mi vedono d'accordo con questa contestazione.
Non nella sostanza, ma nella forma.
Perché Lotito se la merita tutta..
E se domani sparisse da Roma sarei il primo a festeggiare.
E' solo che, a me personalmente, l'idea di pisciare la Lazio perché l'obiettivo primario è cacciare il gestore non mi piace.
Non tifo a prescindere.
Semplicemente, tifo.
E se le cose vanno male, me rode er chiccherone e impreco contro tutto e tutti, ma poi la cosa più naturale che mi viene è stare ancora più vicino alla Lazio.
Perché anche questa stagione nata male e che sta finendo peggio potrebbe avere un'epilogo diverso dall'Armaggeddon se magari ci fosse un'altra situazione ambientale?!
Non è una certezza e magari non servirebbe ma, cazzo, almeno il dubbio ce lo potremmo levare no?!
Però ripeto, io parto dalla posizione in cui allo stadio la cosa per me più naturale è tifare Lazio almeno nei 90 minuti di gioco.
E comunque non vorrei divagare più di tanto; si stava discutendo del rischio che corre la Lazio continuando con questa forma di contestazione.
Del muro che sembra avvicinarsi sempre più velocemente.
A me delle prove di forza, se poi a schiantarsi è la Lazio, mi interessano fino ad un certo punto; io proverei a frenare.
O almeno a trovare una soluzione per saltarlo sto muro.
Condivido questa preoccupazione e questa predisposizone, insita nello spirito del topic: "l'idea di pisciare la Lazio perché l'obiettivo primario è cacciare il gestore non mi piace". E penso proprio che non sia il sentimento maggioritario e l'obiettivo prioritario della contestazione.
Io contesto con lo spirito condiviso da molti qui dentro, cioé per spingere la società a un cambio di passo e, se possibile, favorire-agevolare-supportare un cambio di gestione per voltare pagina in meglio. In questo momento, come è sempre successo nella storia del calcio, miglioramento tecnico e di relazioni e riavvicinamento dei tifosi viaggiano di pari passo.
Come tanti altri, ho maturato questa idea nel tempo, senza alcun pregiudizio preventivo, alla luce delle azioni ed eventi succeduti negli anni. All'inizio ho messo in discussione anche una certa idiosincrasia per lo stile "populista" di Lotito (ho scolpita nella mente l'accoglienza littoria della curva, quella sintonia "culturale" che dovrebbe far riflettere tanti quanti riprongono lo schema logoro "Lotito versus ex irrudicibili", i quali manovrerebbero il resto dei contestatori..).
Nonostante questo imprinting non ho "condannato" nessuno. Anzi, quando la Lazio è stata fatta oggetto di operazioni vergognose, non ho avuto dubbi da quale parte stare.
La ricerca di questo "miglioramento" non è una condizione oggettiva e immutabile nel tempo: nel 1982, in serie B, era il ritorno dei "figliol prodighi" Giordano e Manfredonia e la speranza Chinaglia; nel 1987 era la banda Fascetti e la rigorosità sabauda di Calleri; nel 1993 il ritorno in Europa e Beppe gol, alla luce della rivoluzione dei diritti tv. E cosi via. Contesti, obiettivi, sentimenti diversi tra di loro. Nell 1996, se non sbaglio, un corteo invase le strade di Roma per impedire la vendita di Signori.
Oggi stiamo sperando che l'agognata punta acquistata a gennaio possa fare un allenamento normale dopo due mesi.
Non si tratta di fare comparazioni estrapolate dal contesto reale. Il ragionamento va capovolto: ogni volta che per bravura (e fortuna) Lotito si è trovato sul ciglio del decollo, puntualmente ha scelto un'altra strada. Ripeto, non perché sia romanista, ma perché ha inteso il suo ruolo non curante delle praterie che si aprivano. Non si tratta di una casistica standard ma di scelte che, dalla prima qualificazione in CL, passando per le esclusioni del 2009 e la quasi B con Ballardini, le dimissioni minacciate di Reja, i non-mercati estivi e di gennaio, fino a Hernanes hanno un segno comune: indebolimento tecnico. Non chiaro-scuri, ma solo scuri.
Il cruccio e l'incazzatura nascono da qui, condite ovviamente da un rapporto "sentimentale" di quarta categoria. In questi anni di scarso livello agonistico della serie A bastava un niente per essere protagonisti subito dopo le strisciate. Dire abbiamo vinto più del Napoli significa gettare il sale sulle ferite, perché bastava proprio poco in un campionato così livellato.
Bastava il buon senso e gli stessi soldi "investiti" nel nulla per posizionare la Lazio a ridosso delle prime, in grado di competere sul serio nelle coppe, riaccendere entusiasmo e partecipazione. Al netto di ciò che significa oggi nel 2014, nel calcio italiano, "partecipazione", concetto da tarare nei limiti del giocattolo-calcio accennati qualche pagina fa.
Il consenso trasversale della contestazione è un lungo accumulo che parte dalle prime avvisaglie del 2007 e poi si sviluppa dal 2009, e non c'entra nulla con le vecchie ruggini degli ex amanti che si lisciavano il pelo nelle trasmissioni radiofoniche "mentalizzate" di metà anni duemila.
Oggi rischiamo di sbattere addosso al muro sia se saremo silenti davanti la reiterata umiliazione tecnica, gestionale e "sentimentale" di Lotito sia se la protesta perderà le caratteristiche larghe, disinteressate (nel senso fuori da evidenti speculazioni private/politiche/opache), pacifiche (nella sostanza di questo concetto).
Nel nostro piccolo, che poi proprio piccolo non è, abbiamo un compito in più: qualificare questo atto d'amore e di difesa della Lazio provando a mettere in discussione oltre al giocatore (il Lotito di turno) anche il "tavolo da gioco". Dovremmo dire forte e chiaro che non siamo in attesa di un altro messia, egocentrico, padre-padrone, che gestisca come cosa privata un bene comune - magari da accogliere con le mani a paletta - ma vorremmo immaginare un rapporto nuovo tra tifosi, squadra e società. Come avviene in tante parti d'Europa. Per una volta, di questi tempi, l'Europa potrebbe avere un volto amichevole e non quello spietato della Bce.