Citazione di: maumarta il 21 Ott 2015, 17:31
Negli anni '80, quando essere Laziale equivaleva a tuffarsi in una salina con un costumino di cilicio, la domanda sull'essere grandi o meno non ce la ponevamo proprio.
Non avevamo tempo.
Però affrontavamo a testa alta e petto in fuori quello che succedeva e... aspettavamo.
Per noi, in quei momenti, l'interrogativo sul secondo scudetto non era sul "se" sarebbe arrivato ma "quando".
Perchè la Lazio non è l'Atalanta o l'Udinese.
Quei tifosi approcciano ogni stagione come la precedente e riguardo scudetti e coppe pensano "chissa se almeno una volta".
Noi no.
Noi siamo la lazio, siamo Roma, siamo tanta roba a livello di storia e tradizione ma non siamo il top e lo sappiamo.
Pur non essendo il top sappiamo che ogni tanto ci tocca... e aspettiamo.
In questo panorama calcistico, con la nuova distribuzione della ricchezza in base anche al bacino d'utenza, si può pianificare questa attesa anche sfruttando SOLO quanto viene prodotto, senza introiti esterni, come oggi.
Per essere pronti quando capita l'occasione (ed era capitata eccome) bisogna fare sempre in modo di sfruttare la massimo le nostre potenzialità economiche in materia di sponsor, sfruttamento dell'immagine, gestione dei contratti...
Questo oggi lo facciamo?
Non vorrei scoprire in futuro di aver saltato un turno sulla giostra...
Con il massimo rispetto, forse hai dimenticato che chi nel 2004 è subentrato a gestire la Lazio ha dovuto pianificare ed attuare una strategia che sanasse una società che aveva circa, se non di più, 250 milioni di euro di debiti (perdonami se sbaglio la cifra, ma siamo lì....) ed una gestione che creava passività in maniera mostruosa.....
Solo x fare un esempio: se qualcuno di noi fa un mutuo x 200 mila euro perché acquista casa, pagando una rata da 1200 euro, e magari guadagna 3500 euro, può andare in un altra banca e chiedere altri 150 mila euro di prestito, magari x fare investimenti personali....datevi una risposta....
Attualmente la Lazio ha una strategia societaria ben definita, oggi l'attuale società non si può permettere di mettere il proprio destino, o meglio PALLE, in mano ad una banca, perché a questo equivarrebbe, perché l'aggravio dell'impegno economico al risanamento del debito con l'erario non è la rata da 6 milioni, ma l'intero importo, va di per sé che è già tanto che la società, ed il valore economico e tecnico-agonistico della squadra sia in costante e considerevole crescita da 11 anni a questa parte.
Evitate di fare confronti con l'altra parte della Città, sappiamo bene come sono andate le cose, il medesimo gruppo bancario ha rilevato sia la Lazio che la roma, in entrambi i casi per crediti che aveva con i rispettivi proprietario e, debiti con l'erario a parte (non se l'as li avesse nel post-Sensi....), ha adottato due comportamenti diversi se non opposti: nel caso della Lazio ha imposto la vendita dei giocatori che maggiormente potessero fare mercato, rientrando e recuperando tanta liquidità, subito, cercando un abile imprenditore che desse garanzie sulla sopravvivenza della società, soprattutto del risanamento economico, ma non ponendosi in alcun modo il problema del mantenimento del livello di competitività sportiva che aveva allora raggiunto la Lazio di Cragnotti; nel caso della roma Unicredit (che ai nostri tempi si chiamava Capitalia) si è molto preoccupata di non abbassare il livello agonistico della squadra, non ha proceduto alla vendita dei pezzi pregiati in massa, si è caricata degli enormi costi di gestione, ed ha pazientemente scelto, in tutto il mondo, quegli uomini d'affari che garantissero cmq una certa continuità e che potessero fare business con la società stessa.
Quindi evitiamo assurdi paragoni: perché hanno fatto questa scelta ?
Forse proprio perché la nostra piazza è commercialmente meno sfruttabile, essendo, anche ai tempi del Cragna, eterni rompipalle, e cntestatori, mentre quelli dellà sono cmq sempre presenti in massa.