Un anno vissuto pericolosamente

Aperto da ThomasDoll, 01 Mar 2020, 11:31

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tommyblues92

*
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* 31
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Guardo questo Forum da anni, e pur non avendo vissuto a pieno l'epoca d'oro me l'avete fatta rivivere.

Per la cronaca il mio colpo di fulmine col Forum fu senza ombra di dubbio "Cani-Sampdoria".

:asrm

dario

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* 1.329
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Citazione di: maumarta il 05 Mar 2020, 10:29
Sono arrivato qui poco prima di Lotito, quando imperversava il fantasma di Bertarelli prima e di Mister X poi.
L'epopea di Cragnotti ci aveva cambiato la carta di identità, ci aveva dato un domicilio più altolocato ma, al tempo stesso, aveva aperto alla Lazialità praticamente a tutti, anche a quel micromondo sociale che fino ad allora era più identificabile con i difettosi che con noi.
Facevo un gioco con i miei amici e non.
Al bancone del Bar riuscivo a riconoscere i difettosi alla prima parola che dicevano, a volta anche solo dai gesti.
Qualche anno dopo Cragnotti divenne sempre più difficile.
Qui dentro no.
Qui sentii subito quell'aura di sofferenza, orgoglio e dignità che rappresenta il Laziale tipo, o meglio l'immagine di Laziale tipo con cui sono cresciuto.
Parlare di storia della Lazio ed avere interlocutori che rispondevano per quello che sapevano e che avevano letto, sui libri, e non per osmosi delle cazzate vomitate su sitarelli da due soldi, fu bello, appagante, emozionante a tratti.
Con alcuni scattò un feeling immediato.
Adler Nest su tutti.
Ci siamo visti tre volte in tutto ma i 500 kilometri che ci separano sembravano non esistere quando parlavamo di noi e di lei... la Lazio, la NOSTRA Lazio.
Mi chiese come comprare una delle copie del mio libro "Quella maglia sporca d'amore" e senza pensarci su gliene mandai una delle pochissime copie che avevo (me ne è rimasta solo una).
Alla seconda volta che ci vedemmo non ci pensai un secondo a presentarmi "con il cielo tra le mani", una delle due maglie 83/84 che mio padre comprò a sorpresa nel 1983, quando nemmeno pensavo esistessero sul mercato.
Sapevo che affidandola a lui la avrei resa eterna, come la mia, e non sarebbe scomparsa in qualche meandro di casa di mia madre o mio fratello.
La purezza con cui i nostri occhi vedevano la Lazio la respiravamo a pieni polmoni a "casa nostra", qui.
Ricordo tanti topic, struggenti, divertenti, irriverenti, sognanti, incazzati ma sempre rigonfi di Lazio.
In particolare ne ricordo uno che in un momento di tensione e depressione, con lo spettro del fallimento accampato costantemente fuori dalla porta.
"Sì, me lo ricordo", più o meno si chiamava così, aperto da un certo Thomas Doll.
La Lazio era un pensiero costante in quei giorni, una lama conficcata nel fianco che girava e rigirava.
Non sapevamo per quanto ancora la avremmo avuta per noi, se sarebbe esistita ancora.
In un momento così TD tira fuori questo topic con le immagini di cosa eravamo stati fino a poco prima, con ricordi, racconti, emozioni, lacrime.
Fu liberatorio e terapeutico, fu un doppio nodo ad legame che era già forte.
Volli conoscerli e partecipai all'unica cena Lazionettica, vicino Santa Maria Maggiore.
Quando arrivai eravamo in pochi e ci venne incontro un omone, alto e sorridente.
Felice Pulici.
Si presentò a tutti, ci strinse le mani come se fossimo amici che non vedeva da tempo e quandò ando via, durante la cena, girò per i tavoli, salutando tutti, uno ad uno.
Ho ancora i brividi quando penso a Felice, alla sua Lazialità pura, manco fosse nato a Piazza della Libertà.
Questo è uno dei regali di questo posto, e li porterò tutti con me.
Sempre.
Ho i goccioloni.

bak

*
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* 20.168
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Iscritto nel Gennaio 2002, un mese dopo la morte di mio padre.

Che dire, la mia seconda casa, tra i post ricordo quello di Tarallo col titolo in tedesco o svedese sulla monetina in fronte a Frisk  :DD.

Vi voglio tanto bene  :))

moretto

*
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Citazione di: Tarallo il 04 Mar 2020, 12:09
Credo che le date siano state resettate a un certo punto, la mia per esempio non è corretta.

strano perché la mia riporta quella originale: 26 Gen 2004, ore 01:00.
quanto tempo, mamma mia

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moretto

*
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* 9.396
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Citazione di: Adler Nest il 05 Mar 2020, 07:36

Ricordo il topic su Ballotta e tanti altri come vette di letteratura.

il topic su Ballotta era eccezionale, c'è una copia da qualche parte ?

Tarallo

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Credo che nel 2001 ci fu un restyling, forse al tempo di MyLazioNet, che resettò tutto.

italicbold

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Citazione di: Tarallo il 05 Mar 2020, 14:01
Credo che nel 2001 ci fu un restyling, forse al tempo di MyLazioNet, che resettò tutto.

Il topic su Ballotta lo aprii molto più tardi.
2005 o 2006

pentiux

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Citazione di: Tarallo il 05 Mar 2020, 14:01
Credo che nel 2001 ci fu un restyling, forse al tempo di MyLazioNet, che resettò tutto.
MyLazio.net fu molto più tardi, una decina di anni dopo.
Il 20 Luglio 2001 ci fu l'installazione del nuovo software di gestione del forum che richiese nuove iscrizioni (ricordo che i primissimi a reiscriversi furono certamente Pikkio, che credo che da quel giorno conservi il numero uno nella lista utenti, Radar con il numero quattro e poi tutti noi altri...)

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Adler Nest

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30 ottobre 2001....
Ringrazio Maumarta, bellissima persona, e amico fraterno anche nelle poche occasioni che ci siamo visti.
Quando si presentò con quella maglia celeste come il cielo, sapendo la storia che c'era dietro rimasi senza parole.
Appassionati di maglie da sempre, "comandanti" della brigata majapumanakagata.....
Quella maglia mi proiettò indietro, ad anni disperatamente belli, ma terribili fatti di  saliscendi tra A e B, della martira e vinazzani, di scarti della juve e saccheggi dei nostri giocatori migliori e di perfomance atroci come arrivare ultimi con la cremonese.....
Quella maglia con l'aquila sulle spalle era però, nel mio immaginario, qualcosa di speciale: erano anni dove non c'era internet, né le tv tematiche, dove io mi ero fatto disegnare una t-shirt bianca con l'aquila stilizzata, dove, ancora qualche anno prima, avevo ritagliato da un "Intrepido" l'aquilotto della puchain che ho ancora.
A Maumarta feci recapitare una maglia di Negro indossata in un parma- Lazio a maniche lunghe......
So che il topic devia dalla narrazione di TD in un qualche verso, ma ha fatto tornare a molti di noi ricordi bellissimi.
Mi piacerebbe rileggere un fulminante contributo di Pikkio e un post di Guy Montag e la replica di Porga a Tarallo..... :=))

Dai, dai.....chi li conosce glielo dica di tornare, almeno per un saluto, poi magari......

purple zack

*
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* 15.164
Registrato
io mi sono iscritto molto molto dopo e non ricordo neanche perché, o meglio dove avevo trovato informazioni su questo splendido forum

una traccia virtuale (e non solo) di lazialità

vi confesso che ogni volta che incontro un laziale, allo stadio soprattutto ma anche altrove, mi chiedo sempre se sia un netter o meno, a volte provando a confrontare quello che dice con quello che scrive.

ne approfitto per mandare un abbraccio caloroso a v. e cuchillo, che leggevo sempre con piacere e che ogni tanto riabbraccio allo stadio

Buckley

*
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* 5.641
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Citazione di: maumarta il 05 Mar 2020, 10:29
Sono arrivato qui poco prima di Lotito, quando imperversava il fantasma di Bertarelli prima e di Mister X poi.
L'epopea di Cragnotti ci aveva cambiato la carta di identità, ci aveva dato un domicilio più altolocato ma, al tempo stesso, aveva aperto alla Lazialità praticamente a tutti, anche a quel micromondo sociale che fino ad allora era più identificabile con i difettosi che con noi.
Facevo un gioco con i miei amici e non.
Al bancone del Bar riuscivo a riconoscere i difettosi alla prima parola che dicevano, a volta anche solo dai gesti.
Qualche anno dopo Cragnotti divenne sempre più difficile.
Qui dentro no.
Qui sentii subito quell'aura di sofferenza, orgoglio e dignità che rappresenta il Laziale tipo, o meglio l'immagine di Laziale tipo con cui sono cresciuto.
Parlare di storia della Lazio ed avere interlocutori che rispondevano per quello che sapevano e che avevano letto, sui libri, e non per osmosi delle cazzate vomitate su sitarelli da due soldi, fu bello, appagante, emozionante a tratti.
Con alcuni scattò un feeling immediato.
Adler Nest su tutti.
Ci siamo visti tre volte in tutto ma i 500 kilometri che ci separano sembravano non esistere quando parlavamo di noi e di lei... la Lazio, la NOSTRA Lazio.
Mi chiese come comprare una delle copie del mio libro "Quella maglia sporca d'amore" e senza pensarci su gliene mandai una delle pochissime copie che avevo (me ne è rimasta solo una).
Alla seconda volta che ci vedemmo non ci pensai un secondo a presentarmi "con il cielo tra le mani", una delle due maglie 83/84 che mio padre comprò a sorpresa nel 1983, quando nemmeno pensavo esistessero sul mercato.
Sapevo che affidandola a lui la avrei resa eterna, come la mia, e non sarebbe scomparsa in qualche meandro di casa di mia madre o mio fratello.
La purezza con cui i nostri occhi vedevano la Lazio la respiravamo a pieni polmoni a "casa nostra", qui.
Ricordo tanti topic, struggenti, divertenti, irriverenti, sognanti, incazzati ma sempre rigonfi di Lazio.
In particolare ne ricordo uno che in un momento di tensione e depressione, con lo spettro del fallimento accampato costantemente fuori dalla porta.
"Sì, me lo ricordo", più o meno si chiamava così, aperto da un certo Thomas Doll.
La Lazio era un pensiero costante in quei giorni, una lama conficcata nel fianco che girava e rigirava.
Non sapevamo per quanto ancora la avremmo avuta per noi, se sarebbe esistita ancora.
In un momento così TD tira fuori questo topic con le immagini di cosa eravamo stati fino a poco prima, con ricordi, racconti, emozioni, lacrime.
Fu liberatorio e terapeutico, fu un doppio nodo ad legame che era già forte.
Volli conoscerli e partecipai all'unica cena Lazionettica, vicino Santa Maria Maggiore.
Quando arrivai eravamo in pochi e ci venne incontro un omone, alto e sorridente.
Felice Pulici.
Si presentò a tutti, ci strinse le mani come se fossimo amici che non vedeva da tempo e quandò ando via, durante la cena, girò per i tavoli, salutando tutti, uno ad uno.
Ho ancora i brividi quando penso a Felice, alla sua Lazialità pura, manco fosse nato a Piazza della Libertà.
Questo è uno dei regali di questo posto, e li porterò tutti con me.
Sempre.
che cazzo di post stupendo

:band1:

StylishKid

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* 28.258
Registrato
Anche se non è proprio antico forumisticamente parlando, "Vanished" rimane uno degli scritti immortali.

Guy torna, please.

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Dissi

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Citazione di: pentiux il 05 Mar 2020, 14:18
MyLazio.net fu molto più tardi, una decina di anni dopo.
Il 20 Luglio 2001 ci fu l'installazione del nuovo software di gestione del forum che richiese nuove iscrizioni (ricordo che i primissimi a reiscriversi furono certamente Pikkio, che credo che da quel giorno conservi il numero uno nella lista utenti, Radar con il numero quattro e poi tutti noi altri...)

Me la ricordo quella notte, ero a Genova per il G8 e in albergo mi ritrovai buttato fuori dal forum e mi reiscrissi, penso fossi tra i primi 10 (o i primi 30 :DD )

paolo71

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* 21.820
Registrato
31 ottobre 2004, dopo tante letture da ospite decisi di iscrivermi, era giusto così finalmente tanti Laziali con cui parlare di Lei, e per uno ormai a Ravenna da tanto tempo era come entrare in un coffee shop a 18 anni.
16 anni fa, penso di non aver passato un giorno senza non essere entrato nemmeno una volta...

Grazie

pentiux

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* 18.718
Registrato
Citazione di: Dissi il 05 Mar 2020, 15:26
Me la ricordo quella notte, ero a Genova per il G8 e in albergo mi ritrovai buttato fuori dal forum e mi reiscrissi, penso fossi tra i primi 10 (o i primi 30 :DD )
31  ;)


Tarallo

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* 111.509
Registrato
Grazie pentiux, ora ricordo cosa successe. Io fui molto lento a riiscrivermi invece, credo 600 o Judy Lee.

pentiux

Sostenitore
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Lazionetter
* 18.718
Registrato
Citazione di: Tarallo il 05 Mar 2020, 16:03
Grazie pentiux, ora ricordo cosa successe. Io fui molto lento a riiscrivermi invece, credo 600 o Judy Lee.
170 ;)

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El Matador

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Registrato
Citazione di: StylishKid il 05 Mar 2020, 15:00
Anche se non è proprio antico forumisticamente parlando, "Vanished" rimane uno degli scritti immortali.

Guy torna, please.
Vanished è stampato sotto la foto di Olympia che sovrasta la Coppa Italia, in una cornice appesa accanto al pc a casa mia, in formato A3.

maumarta

*
Lazionetter
* 7.094
Registrato
TD che hai combinato.

Mi sono messo a rileggere più di dieci anni di miei vecchi post!!!

Tra i tanti di tutti i tipi penso che questo ricordo stia bene qui.
Topic "Gesti da Laziali" aperto da Adler Nest, Ottobre 2010.

Citazione di: maumarta il 07 Ott 2010, 14:32
Possino acciaccatte Adler Nest!!!
Tu provochi sapendo di provocare!
Di gesti da Laziale ne abbiamo fatti e visti fare tanti ma forse il riassunto di tutto questo sta in quell'incredibile 14 maggio 2000.
Ne abbiamo parlato tante volte, raccontato ancora di più, ma ogni volta è come se fosse la prima ed il brivido lungo la schiena resta sempre lo stesso.
Siccome a molti di voi l'ho già "raccontato" cercherò di andare un po' più nel dettaglio per non ripetermi.
E, vi avverto, non sarò breve.
Per me quel giorno è iniziato un anno prima, in quel Lazio-Parma all'ultima giornata.
La smania di esserci pur sapendo perfettamente come sarebbe andata a finire.
L'impazienza di rivivere lo stadio come una volta che ti porta a trascinare fuori di casa alle 11:30 i poveri malcapitati che avevano deciso di vivere quel giorno con te.
La foto di Papà in tasca, presa tra le mani al gol di Nakata ed alzata al cielo per fargli vedere lo spettacolo dello stadio di quel giorno.
L'amarezza a fine partita che era quasi un rassegnato rendersi conto della nostra storia che si ripeteva, ciclica e regolare come una mestruazione.
Tutto è iniziato da lì, il cervello ed il cuore erano fermi a quel fischio finale ed hanno continuato ad aspettare fino a quel Juve-Parma.
Dopo la zozzata di De Santis qualcosa si è rotto.
Anche l'anno precedente la "cavalcata" del Milan aveva molti punti oscuri (l'1-5 di Udine, il secondo tempo di Juve-Milan, Treossi) ma non si era arrivati ad un punto tale ed esserci in Lazio-Parma era una festa vera, a prescindere dal risultato.
Con la Reggina la voglia di festeggiare non c'era e quindi ho accontentato la mia metà e sono andato a casa al mare, in mezzo ad un nugolo di difettosi.
La partita mi ero anche dimenticato di ascoltarla.
Ho acceso la radio a partita già iniziata e con la Lazio già in vantaggio.
Ogni tanto dicevo "però se la Juve continua a pareggiare andiamo allo spareggio", ma sapevo benissimo che era solo una questione di tempo.
Spengo la radio e non ci penso più.
Ogni tanto il pensiero va alla partita ma quando riaccendo la radio mi accorgo che le due partite ancora non iniziano per il nubifragio benedetto.
Comincio ad innervosirmi, ma non perché spero in qualcosa ma semplicemente perché voglio togliermi il pensiero prima possibile.
A Roma si gioca e si chiude il discorso.
Quando a Perugia ricominciano mi rilasso e mi allontano dalla radio.
Quando ripasso da quelle parti il segnale se ne è andato.
Giro la manopola e da quel poco che riesco a sentire si capisce che è successo qualcosa.
Penso ad un rigore contestato per la Juve, ad gol in fuorigioco, perché sento discutere con animosità ma con un tono sconcertato.
Mia moglie e mio cognato cominciano a dire, per portare sfiga, "ha segnato il Perugia".
Io mi incaxxo e intimo il silenzio assoluto.
Loro ridono e cominciano a sfottere, "guardali come ci credono".
Dalla loro logica mononeuronica crederci, essere convinti che per diritto divino quello scudetto arriverà è normale.
Loro così di scudetti ne hanno vinti una ventina, nella loro testa è sempre successo così.
Non ci arrivano a concepire che per noi Laziali era normale non credere a quello scudetto, anzi era fisiologico perderlo così dopo averlo tenuto tra le mani fino all'ultimo minuto ed oltre.
Corro fuori di casa, entro in macchina, accendo la radio e con l'unico barlume di lucidità che mi rimane riesco a sintonizzarmi su Radio Incontro.
Parlano sti maledetti, continuano a parlare con un tono affranto, distrutto, letteralmente terrorizzato.
Parlano dei tifosi juventini sconcertati ed allora mi convinco che la Juve abbia sbagliato un rigore.
Poi a qualcuno viene in mente di aggiornare il risultato: Perugia-Juve 1-0 Calori.
Tutte le mia funzioni si congelano, non riesco nemmeno a respirare.
Gli occhi si guardano intorno per capire se è un sogno, cerco uno sguardo, un cenno che mi dica che è tutto vero.
Ma sono solo, splendidamente solo, come un'aquila nel cielo.
Dovrei essere entusiasta, frenetico, eccitato.
Niente di tutto questo.
Sono semplicemente e completamente terrorizzato!!!
Io ero già rassegnato a perdere, ma così no, così è cattiveria!
Esco dalla macchina come uno zombie, rientro in casa, prendo una sedia e la piazzo al centro del giardino.
La radiocronaca arriva abbastanza nitida ma non abbastanza per coprire la mia tachicardia.
Mia moglie e simili cercano di provocarmi: "dai che ce l'avete fatta".
Lo dicono di continuo ma io non muovo un muscolo.
Sono paralizzato su quella sedia, sotto il sole caldo di maggio (faceva caldo quel giorno), bianco e freddo come un cencio.
Quando arriva il fischio finale sono ormai al limite della sopravvivenza perché ho perso l'utilizzo involontario del diaframma e respiro solo quando mi ricordo.
A quel punto esplodo.
Lancio un urlo che non un "gool" , un "campioniiii"  o qualcosa di simile.
E' un urlo lancinante ed informe, di dolore, come se qualcuno mi avesse strappato le dita con una tenaglia.
E' tutto il dolore tenuto dentro per anni e mai esternato per l'orgoglio che ci contraddistingue.
Mentre urlo corro (o mentre corro urlo), all'impazzata, senza meta.
Salto il cancelletto d'entrata (minimo un metro e mezzo) stile olio Cuore per due volte, andata e ritorno.
Ritorno davanti alla "mia" sedia e mi fermo... e finalmente respiro.
Intorno i difettosi già cominciano a cercare di svicolare, cambiano discorso, cercano una mia reazione.
La reazione c'è ma non è quella che aspettano.
Cado sulle ginocchia, mi metto le mani in faccia e con un filo di voce chiamo "Papà...", e comincio a piangere singhiozzando come un bambino.
Con gli occhi chiusi ed il viso grondante di lacrime racchiuso tra le mani mi passano davanti agli occhi calcioscommesse, retrocessioni, umiliazioni, sofferenze, il gol di Giuliano 5 minuti dopo la frase di Papà "dai che ce la facciamo".
Dovrei essere felice ed entusiasta e sbattere la mia gioia in faccia a chiunque mi capiti a tiro.
Quello che sento invece è dolore, una fitta al petto, un groppo sullo stomaco fermo lì da anni che aspettava solo di uscire.
E' un po' come mister Coffy (o come cacchio si scrive) nel Miglio Verde che per togliere il male prima lo manda giù per poi sputarlo fuori.
Intorno a me cominciano a preoccuparsi.
Mia moglie mi prende letteralmente in braccio e mi tira su.
Qualcuno mi da un bicchiere d'acqua, qualcun altro l'acqua me la tira in faccia.
Continuo a piangere ma almeno ricomincio a respirare, ma non ci credo ancora e continuo a gironzolare su e giù per il giardino.
Squilla il telefonino, è mia madre.
Non gliene mai fregata una mazza del pallone, ci ha sempre assecondato solo per partecipare.
Inizia una frase, io la interrompo... "Papà...".
Lei scoppia a piangere, io ricomincio come e più di prima.
Mia moglie prende il telefono, saluta quel che era rimasto di mia madre al telefono ed attacca.
Neanche un minuto ed un nuovo squillo.
E' Massimo, il nostro testimone di nozze, un prototipo di Laziale tipo, forgiato nella sofferenza.
Anche lui aveva disertato, era ad Anagni, alla comunione del nipote (juventino) ed in mezzo a tanti Laziali.
Forse per questo lo sento euforico, urla, canta.
Io singhiozzo, lui grida "Maurì!!!!".
Io continuo a singhiozzare e non riesco a rispondergli e lui ci riprova, "Maurì!", ma il tono è più basso.
Il terzo "Maurì" non riesce nemmeno a cominciarlo e si mette a singhiozzare con me.
Dopo qualche minuto a singhiozzare insieme senza dirci niente di intelligibile ad un normale essere umano attacchiamo.
Più tardi mi racconterà che tutta la folla ubriaca di gioia (e non solo) che aveva intorno si era ammutolita intorno a lui che singhiozzava al telefono ed i loro canti si erano trasformati in lacrime.
Anche loro avevano capito.
Era successo, era successo veramente!!!
Vado avanti così più o meno fino alle 20:00.
Poi esco, incontro Massimo, ci facciamo un giro in centro, un brindisi e poi a casa perché le gambe non ci reggevano.
Erano quasi trentanni che tenevamo la schiena dritta per forza contro le bastonate del destino.
Adesso era arrivato i momento di riposare... e ritornare bambini, come nessun Laziale della mia generazione è mai stato veramente.
       

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