Citazione di: kelly slater il 29 Gen 2016, 08:06
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1) Non ti ho dato dell'arrogante, ma ad esserlo è il tuo approccio culturale, tipicamente occidentale.
l'argomento anti-intellettuale è di matrice qualunquista. Non serve che ti ricordi da chi o da cosa derivi il qualunquismo. In che modo studiare ad Harvard (o in altra prestigiosa università) dovrebbe inficiare i loro discorsi?
Certo che sono imbevuti di cultura occidentale, se mi avessi letto davvero avresti visto che il loro ruolo di mediatori deriva esattamente dal fatto di trovarsi al confine tra due culture. E tra due linguaggi: quello accademico, che permette di individuare e porre sul piano teorico problemi concreti e quello dell'esperienza diretta come soggetti subalterni (nel contesto post-coloniale).
2) il fatto di chiamarli in modo canzonatorio "google traslator culturali" non ti rende grande onore, perché è una dichiarazione di ignoranza palese. I mediatori culturali sono figure fondamentali, anche nella vita di tutti i giorni.
Vai in un Cara e prova a fare a meno dei mediatori culturali. Vai vai. Tanti auguri.
Se inizio a chiamare un architetto "quello che fa i disegnelli dei palazzi" non sto sminuendo il ruolo dell'architetto, ma la mia persona incapace di comprenderne l'importanza.
3) ma torniamo al discorso principale: quello che continui a non vedere è che rappresenti un modello emancipatorio univoco. Come se la liberazione dei costumi o dei soggetti più in generali debba passare sempre e comunque da una via, dalle minigonne, dal rock n' roll o dai blue jeans.
Praticamente denunci l'univocità forzosa creata dal capitalismo mediante l'alienazione e lo sfruttamento, ma non hai alcun problema se il modello di liberazione che proponi è altrettano univoco, altrettanto alienato (ossia traslato, non autodeterminato), altrettanto eterodiretto.
Affermare che la liberazione non è una parabola già segnata sulla base del solco occidentale significa che si può dare in mille direzioni diverse e il tuo definirla in modo univoco è altrettanto costrittivo che i precetti religiosi.
Mi dici: le culture non sono impermeabili, ma si contaminano. Ma CERTAMENTE.
Il punto è che però a questa giusta affermazione devi allegare il COME si contaminano, perché non è proprio un dettaglio indifferente. La contaminazione di per sé non solo è augurabile, ma è proprio la base del progresso umano, il quale avviene mediante contaminazioni (spaziali, temporali, epistemologiche, ecc).
Tuttavia se questa stessa contaminazione è unilaterale qualche domandina dovresti fartela caro mio.
perché ti fai la domanda sulle minigonne di teheran degli anni '60 e non ci aggiungi la domanda:
ma come mai tale contaminazione ha riguardato solo loro e non noi (non mi pare che l'occidente abbia assunto costumi o caratteri della società iraniana)?
E se la contaminazione è unilaterale si tratta davvero di contaminazione o forse siamo di fronte ad un caso di colonialismo culturale in cui una cultura resta uguale a se stessa e ne invade un'altra?
L'unica spiegazione alternativa, che è infatti quella propriamente coloniale, è: avviene questo perchè una cultura è superiore, l'altra inferiore e dunque è ovvio che solo una contamini l'altra.
Fermarsi alla domanda "come mai prima potevano portare le minigonne e ora no?" è leggermente carente sul piano analitico.
Dovresti anzitutto domandarti: il concetto di "donna" ha lo stesso significato a Teheran e a Roma?
E se il significato è diverso in che modo mettere a nudo parti del corpo (minigonna) interagisce con tale concetto? In che modo lo risignifica? E nel risignificarlo ne amplia le possibilità (lo emancipa) o lo ricolloca in un vicolo cieco per il semplice motivo che la risignificazione in effetti non è la stessa avvenuta quarant'anni fa nel mondo Occientale?
Questa è traduzione culturale e ti consiglio di approfondire un po' il tema prima di derubricarlo a pippa mentale di qualche intellettualoide occidentale che ha studiato ad harvard.
Non c'è niente da fare, non se riesce ad uscire dal modello del maschio bianco che riesce a vedere la realtà solo a sua immagine e somiglianza. Che proponga un modello di sviluppo economico o di liberazione sociale, ma sempre e solo il suo riesce a vedere. Una modalità che ha portato effetti disastrosi tanto sul piano economico (pensate a quante cazzate sono state fatte pensando che i paesi del terzo mondo dovessero seguire un modello di sviluppo speculare a quello europeo) che su quello sociale.
L'Io come unico medium del Reale.
Me potresti dì "perché tu non sei un maschio bianco occidentale?". Ma certo e proprio perché so di esserlo mi dico e dico: alt, non possiamo essere noi a definire la Realtà. Dobbiamo anzitutto riconoscere l'Altro e la sua Realtà, che possiamo conoscere unicamente ascoltando e traducendo quanto afferma.
Senza ascoltare non possiamo sapere, senza tradurre non possiamo capire cosa abbiamo ascoltato.