Citazione di: carib il 28 Gen 2016, 13:17
Il linguaggio delle immagini è universale. L'essere umano è tale in quanto ha la capacità di immaginare, di andare oltre il significato manifesto delle immagini. Di conseguenza l'arte è arte quando parla un linguaggio universale, quando non si ferma all'apparenza. Negare questo giustifica l'esistenza delle razze.... e la ineluttabilità del colonialismo
Ma insomma, direi che lo strutturalismo è stato messo in crisi da diversi studi antropologici e sociologici negli ultimi quarant'anni.
E aggiungo anche che l'impianto strutturalista è il principale problema del marxismo. Non essere rimasto all'economia dell'800, ma ad una concezione della struttura delle società umane assolutamente parziale e non sufficiente (perché accanto alla struttura economica c'è molto altro e questo altro cambia parecchie cose da contesto a contesto).
E no, non credo proprio che il linguaggio delle immagini sia universale.
Se io vedo un'opera di Warhol (ma anche di Michelangelo eh...) e la vede un indigeno dell'Amazzonia l'interpretazione sarà decisamente diversa. Diversa nell'uso dei colori, delle movenze del corpo, delle espressioni, dell'importanza data alle parti del corpo stesso. Possiamo dire che io e lui vedremo proprio due opere diverse, pur guardando la stessa.
Non solo il significato manifesto è mediato da un'interpretazione, lo sono anche i metasignificati.
E questo non significa giustificare le razze, ma riconoscere le specifiche articolazioni culturali e la necessità di tradurre i concetti perché ci sia un'effettiva comunicazione e un potenziale consenso egemonico (è Gramsci, non Chamberlain).
Non è che l'indigeno interpreta in modo diverso un'immagine perché non è bianco o non è caucasico (dire questo sarebbe razzista).
Ma perché la sua articolazione originaria è diversa dalla mia e dunque lo schema interpretativo sarà necessariamente diverso. Riconoscerlo vuol dire riconoscere il proprio interlocutore, la sua identità e non invece sostituire l'interlocutore con un fantasma, ossia la nostra proiezione della sua identità.
E' come se dicessi che uno io lo rappresento con 1 e lui con 2. Quindi per lui 2+2= uno. Chi ha ragione?
E' un problema risolvibile con il buon senso? Io non credo.
Questo discorso, a mio avviso valido in ogni contesto di confronto tra articolazioni (culture) diverse, è particolarmente vero e riscontrabile proprio nell'Arte.
Ogni cultura è una rappresentazione del mondo e soprattutto una rappresentazione dell'altro. Quindi è soprattutto nell'Arte, nella rappresentazione nella sua forma più esplicita, che questo si può riscontrare.
Affermare che esiste un linguaggio universale implica che esista una logica universale (legata a quel linguaggio).
Ma se si dice questo allora basterà che il mio discorso sia logico per essere universalmente vero. E questa è stata esattamente la giustificazione cardine del colonialismo culturale. Per cui quindi il punto conseguente era - ovviamente - far comprendere quella logica a chi, retrogrado, ancora non l'aveva assunta.